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| Rimborsi ai consiglieri, la parola al Riesame |
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10/06/2009 |
| Cinque consiglieri regionali insieme. Coi tempi che corrono si potrebbe pensare al primo partito della Basilicata, e invece no, uno, Sergio Lapenna (Pdl), era nella sua funzione di avvocato, gli altri, Prospero De Franchi (Centro Popolare) Franco Mattia (Pdl), Francesco Mattia (Federazione di Centro) e Giacomo Nardiello (Pdci) nella qualità di indagati nel procedimento sui presunti rimborsi indebiti ottenuti dalla Regione. Ieri, al secondo piano del Palazzo di Giustizia di Potenza, si sono ritrovati nell’aula del Riesame per discutere l’istanza di annullamento del sequestro disposto dal Gip Rocco Pavese su richiesta del Pm Henry John Woodcock lo scorso 28 maggio.
Nelle oltre tre ore di discussione, i due avvocati (oltre a Lapenna c’era Giovanni Losasso per la sola posizione di Nardiello) si sono concentrati su due aspetti: la configurabilità del reato (sostenendo che nessuna dichiarazione mendace è stata fatta e che la legge sui rimborsi prevede una compensazione forfettaria per le spese di chi ha residenza fuori da Potenza, a prescindere dalla effettiva percorrenza) e la più sostanziale effettiva presenza dei quattro consiglieri nei paesi ove risultano residenti. A tal fine, ai collegi (Spina presidente, Taglialatela e Del Vecchio per tutti tranne che per Mattia per il quale, per l’astensione di Spina, la composizione era Taglialatela, Del Vecchio, Gesummaria, astenuta per De Franchi) le difese hanno anche sottoposto una serie di bollette di utenze delle case di residenza nei paesi (Enel, Telecom e per Mattia anche Sky) per dimostrare l’effettivo utilizzo di quelle abitazioni, in modo simmetrico a quanto fatto dall’accusa che aveva prodotto le bollette delle case di Potenza.
L’avvocato Lapenna, poi, ha riproposto anche la questione procedurale di procedimenti che, nascendo da altri procedimenti, si trovano ad essere «autoassegnati» al Pm delegato alla prima inchiesta pur in presenza di ipotesi totalmente differenti dalla iniziale. Nel caso in specie, il fascicolo datato 2009 è figlio del Savoiagate datato 2005 e «nipote» dell’inchiesta sull’occupazione abusiva di un prefabbricato a Bucaletto.
Passando da un’inchiesta all’altra, il pm Woodcock è giunto aipotizzar euna truffa in base alla quale i quattro cinsiglieri regionali, grazie ad una residenza anagrafica in un paese della provincia diversa dal domicilio effettivo fissato a Potenza, avrebbero ottenuto rimborsi (forfettari) non dovuti e ha sequestrato 37mila 506 euro a De Franchi, 24mila 309 a Mattia, 19.371 a Nardiello e 17.056 a Mollica pari agli importi oggetto di contestazione.
Giovanni Rivelli
La Gazzetta del Mezzogiorno |
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Non con i miei soldi. Non con i nostri soldidi don Marcello CozziParlare di pace in tempi di guerra è necessario, ma è tardi.
Non bisogna aspettare una guerra per parlarne. Bisogna farlo prima.
Bisogna farlo quando nessuno parla delle tante guerre dimenticate dall'Africa al Medio Oriente, quando si costruiscono mondi e società sulle logiche tiranniche di un mercato che scarta popoli interi dalla tavola dello sviluppo imbandita solo per pochi frammenti di umanità; bisogna farlo quando la “frusta del denaro”, come ...-->continua
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