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La ‘Ndenna di Sant’Antonio, un viaggio lungo più di mille anni…

26/05/2009



Il rito arboreo della ‘Ndenna si svolge le prime tre domeniche di Giugno di ogni anno.
Nella prima domenica si festeggia il taglio della ‘Ndenna, con grande concorso di popolo, che proviene non solo da Castelsaraceno, ma anche dalle contrade di Frusci, Miraldo, Giordanello e dai paesi vicini. Dopo la celebrazione della Santa Messa mattutina, ci si riunisce nella piazza principale e con vari mezzi meccanici ci si reca al bosco di Favino, sul Monte Alpi, noto per la maestosità dei suoi faggi e per il suo habitat ancora incontaminato, attrattiva per i turisti soprattutto nel periodo estivo. Nel bosco si va alla ricerca del faggio più diritto e maestoso che supera sempre i 20 metri di altezza e pesa tra le 13 e le 15 tonnellate.
Una volta individuato l’albero, tutta la gente si avvicina e si procede al taglio con una motosega (una volta si usava la scure). Contemporaneamente, si scelgono altri faggi più piccoli, che vengono privati dei rami e trasportati sulla strada da un mulo o da un asinello o con un trattore. Sono le cosiddette proffiche, di altezza variabile dai 6 ai 10 metri, che serviranno per innalzare la ‘Ndenna.
Nel primo pomeriggio, inizia la discesa verso il paese; prima entrano le proffiche, che vengono depositate nella piazzetta; per ultima è trasportata la ‘Ndenna, che fa il suo ingresso trionfale circondata da numerosissima gente, la quale accompagna la sua deposizione con canti e suoni tradizionali.

La Cunocchia è la chioma di un pino di 6/10 metri, che viene tagliata la seconda domenica di giugno. Anche questa volta ci si riunisce in piazza e con camion ed automobili ci si avvia verso il monte Armizzone, al suono delle fisarmoniche e delle zampogne; in località “Vidente” si procede alla scelta del pino. Una volta individuato, ci si dispone in circolo ed ognuno assesta un colpo di scure al tronco fino a quando non cade a terra; si eliminano i rami più bassi e si taglia parte del fusto. Poi viene trasportato a forza di braccia, tra suoni e canti, in una radura, dove i più anziani, con aria solenne, legano insieme i rami insieme a un lungo tronco sottile, facendolo rotolare e stringendo dei nodi ad ogni giro; alcuni giovani seguono con attenzione il procedimento, con l’intenzione di apprendere la tecnica giusta di annodare.
Verso le 15,30, con la Cunocchia in testa, si scende verso il paese, in corteo, arrivando fino al “Piano dell’Erba”. Qui la Cunocchia viene presa dai giovani, che la trasportano a spalla per il paese. Si fanno continue soste e le pannodde fanno la loro parte. Tutta la gente si riversa lungo le strade ed offre vino, caffè, biscotti, in onore del Santo. Sul far della sera, si arriva alla piazzetta e la Cunocchia viene depositata in un angolo.

La terza domenica di Giugno si procede all’unione della Cunocchia con la ‘Ndenna. Di buon mattino, quasi a simboleggiare l’intimità dell’unione, i due elementi vengono saldamente uniti con zanche e bulloni di ferro. Nel pomeriggio, verso le 16,00 , dopo aver legato ai rami della chioma numerosi cartellini di legno, detti tacche, ognuno abbinato ad una offerta consistente in agnelli, polli, prosciutti, denaro ed altro, si inizia il sollevamento con le apposite proffiche disposte a cavalletto e con la guida delle corde. Di solito, il sollevamento avviene ad opera di decine di persone, le più esperte del paese, sostenute dagli incitamenti e dagli applausi della folla. Man mano che si procede all’innalzamento, il nuovo albero sembra un gigante emergente dalla terra. L’operazione ha fine quando il fusto risulta perfettamente verticale e le proffiche sono tutte a terra, mentre la base del tronco viene interrata nell’apposita buca, che viene riempita di pietre e terriccio.
Al termine delle operazioni di innalzamento, ha inizio la scalata della ‘Ndenna; il giovane, che è in grado di raggiungere per primo la Cunocchia, prende tutti i premi. Si sale a mani nude e con scarpette da ginnastica. Un tempo gli scalatori si impiastricciavano di miele e di terriccio. La ‘Ndenna e le proffiche vengono poi sorteggiate il giorno della festa alla fine del rito. La ‘Ndenna rimane ritta nella piazzetta per una decina di giorni, diventando sempre più spoglia, fino a quando il vincitore non l’abbatte.

Questo rito si collega ai vari culti arborei presenti ancora in Basilicata nei seguenti paesi: Castelmezzano, Garaguso, Accettura, Pietrapertosa, Gorgoglione, con l’uso del cerro e dell’agrifoglio e Rotonda, Viggianello, Terranova del Pollino, con l’uso del faggio. Si tratta di feste antichissime, ma quasi del tutto sconosciute e ignorate anche nei paesi limitrofi. Il rito è simbolico, palese si rivela il simbolismo sessuale: l’elemento femminile (la Cunocchia) viene saldamente fissato a quello maschile (la ‘Ndenna) mediante un anello di ferro con bulloni strettamente avvitati. Questa unione allude simbolicamente ad un atto sessuale, simbolo di perpetuazione della vita, evento fondamentale per l’economia agricolo-pastorale di un tempo. Il simbolismo sessuale si può rilevare anche durante la preparazione dei due elementi: alla ‘Ndenna la partecipazione è più attenta e l’atmosfera è più solenne; alla Cunocchia si ha una partecipazione meno impegnata, più festaiola ed allegra. Anche l’ingresso nel paese accentua la differenza: la Cunocchia gira per le vie quasi in atteggiamento civettuolo, tipicamente femminile, mentre la ‘Ndenna entra nel centro abitato e si dirige sicura verso la piazzetta ad attendere la dama.

Quest’anno il programma prevede per il 31 Maggio il taglio della ‘Ndenna, il 2 Giugno il taglio e trasporto della Cunocchia ed il 14 Giugno l’innalzamento e l’arrampicata della ‘Ndenna.



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