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| Gli sospendono la patente ma è morto da oltre due anni |
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16/05/2009 |
| La burocrazia non si ferma davanti a niente. Neppure ai morti. Quando si tratta di infliggere multe, revocare autorizzazioni, fare cassa, i «campioni» della carta bollata riescono perfino a riportarli in vita. Una vedova di Potenza, R. L., riceve nei giorni scorsi una telefonata dalla polizia stradale: «Signora, c’è suo marito G. F?». Domanda «spiazzante», ma la donna non svela subito che il coniuge è morto ormai da due anni e mezzo: «No, perché cosa volete da lui?», dice. L’agente va al sodo: «Deve venire urgentemente nei nostri uffici perché dobbiamo notificargli la sospensione della patente». Vagli a spiegare che il povero G. F, dove si trova ora, non ha bisogno di guidare. Delle due l’una: o l’apparato burocratico pensava di aver scoperto una riedizione del «fu Mattia Pascal» oppure è soltanto vittima della sua stessa cervelloticità.
La vicenda s’inserisce in un contesto generale in cui il gestore della cosa pubblica continua a perdersi in un bicchier d’acqua e vive all’inter no di una Babele. Non si spiega altrimenti come possa accadere che, in piena era «e-government », tra collegamenti internet e intranet, non ci sia un modo per verificare via computer il decesso di un uomo. Qui non siamo di fronte a un caso di carenza di comunicazione, ma a un muro invalicabile di incomunicabilità all’interno della pubblica amministrazione che, nel recente passato, ha creato anche in Basilicata storie assurde come quelle che vi raccontiamo nell’articolo al lato.
La Polstrada rigetta accuse di insensibilità e di superficialità. E ricostruisce ciò che è accaduto: nel 2006 l’uomo è stato «pizzicato» da un autovelox mentre procedeva a forte velocità. Di qui la notifica della sospensione della patente avvenuta il 16 marzo dello stesso anno: «La signora - spiegano al compartimento regionale della polizia stradale - ci chiamò il giorno dopo dicendo che il marito non stava bene e che quindi non poteva presentarsi. Un secondo invito le fu inviato via posta il 13 novembre del 2006, ma da allora non abbiamo ricevuto alcuna notizia dalla signora». La donna, probabilmente, aveva altro a cui pensare, con il marito che stava in fin di vita e che, infatti, di lì a poco sarebbe morto.
La pratica è rimasta «congelata» per tutto questo tempo fino alla telefonata di qualche giorno fa che ha comprensibilmente scosso la signora: «La Prefettura - spiega la Polstrada - ci ha sollecitato la soluzione del caso con la relativa notifica di sospensione della patente. Era una delle tante pratiche da evadere. Abbiamo chiamato a casa del signor F. apprendendo che nel frattempo era deceduto. Potevamo chiedere alla signora - aggiunge la Polstrada - un certificato di morte, come è prassi in questi casi, ma l'abbiamo fatto d'ufficio per non essere ulteriormente invasivi. Non l’avremmo telefonata se ci avesse avvisato del decesso».
Ma insistiamo: possibile che per avere una notizia del genere è necessario rivolgersi alla famiglia dell’interessato? Tra archivi elettronici e possibilità di interagire via internet con i vari segmenti della pubblica amministrazione, non si poteva accedere a un’in - formazione così semplice «cliccando» sul web? «Non abbiamo - conclude la Polstrada - un collegamento con l'ufficio anagrafe. Notifichiamo tanti verbali al giorno e se per ogni persona dobbiamo accertare il suo stato non ci basterebbe un esercito di agenti».
di MASSIMO BRANCATI
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Non con i miei soldi. Non con i nostri soldidi don Marcello CozziParlare di pace in tempi di guerra è necessario, ma è tardi.
Non bisogna aspettare una guerra per parlarne. Bisogna farlo prima.
Bisogna farlo quando nessuno parla delle tante guerre dimenticate dall'Africa al Medio Oriente, quando si costruiscono mondi e società sulle logiche tiranniche di un mercato che scarta popoli interi dalla tavola dello sviluppo imbandita solo per pochi frammenti di umanità; bisogna farlo quando la “frusta del denaro”, come ...-->continua
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