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| La benzina lucana costerà meno... ma a che prezzo? |
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15/05/2009 |
| La benzina costerà di meno in Basilicata, ma il provvedimento del Senato - che aumenta le royalties petrolifere dal 7 al 10 per cento per alimentare un fondo che consentirà di applicare lo sconto - rischia di diventare un boomerang. Nelle pieghe del disegno di legge sull’energia approvato due giorni fa c’è chi scorge la classica «fregatura». Il dipartimento regionale all’Am - biente, infatti, spiega che il provvedimento del Senato modifica le norme per l’estrazione di idrocarburi: «Gli abitanti della Basilicata - dice l’assessore regionale Vincenzo Santochirico - saranno trattati allo stesso modo di Paesi come la Nigeria, l’Angola o la Guinea Equatoriale: da oggi, per estrarre il petrolio dal sottosuolo nella nostra regione è sufficiente un accordo fra il governo e le multinazionali, alle quali basterà andare a Roma e contrattare con il ministro Scajola». La legge, inoltre, fa notare l’a s s e s s o re, «cambia le norme sulla Valutazione di impatto ambientale, che sarebbe richiesta soltanto per le attività di perforazione dei pozzi e sarebbe affidata ora all'Unmig, un organismo statale periferico del Ministero per lo Sviluppo economico. In pratica, è stata messa a punto una joint venture in cui Governo e compagnie gestiscono u n’iniziativa comune per poi dividerne gli utili». Nell’evidenziare che sarà lo Stato a decidere anche sulla semplice attività di ricerca del petrolio, cancellando di fatto l’intesa bilaterale con le Regioni del 2001, Santochirico chiama a raccolta i suoi colleghi delle altre realtà territoriali per organizzare una riunione della commissione ambiente delle Regioni e annuncia che la Basilicata è pronta ad impugnare la legge davanti alla Corte Costituzionale: «Veniamo - aggiunge Santochirico - espropriati totalmente delle procedure in materia di compatibilità ambientale su tutti i fronti, compreso il nucleare. Se questo è il prezzo da pagare per una mancia di 9 o 12 centesimi di sconto sul carburante ne faremmo volentieri a meno. E poi mi sembra assurdo che, come trapela da indiscrezioni giornalistiche, l’incremento delle royalties servirà a finanziare i rigassificatori del nord». Anche il sen. Felice Belisario (Idv) è critico: «Stiamo barattando il nostro sottosuolo con un'elemosina, per fare gli interessi delle multinazionali del petrolio, non solo quelli delle imprese italiane. È un vero scandalo». Secondo il parlamentare lucano l’incremento del 3% delle royalties «è vera e propria beneficenza. Avevamo presentato un emendamento per chiedere che tale aliquota fosse portata almeno al 50%, ma governo e maggioranza preferiscono fare gli interessi delle grandi compagnie petrolifere piuttosto che risarcire i cittadini di quanto viene sottratto al loro territorio e del fastidio da sopportare». L’Idv aveva chiesto anche di adeguare il livello delle emissioni di idrogeno solforato nelle vicinanze degli impianti, e in generale delle emissioni nocive. In attesa che l’iter dell’emen - damento completi il suo corso (tornerà alla Camera per una seconda visione, ma si tratta di una formalità), i cittadini cominciano ad interrogarsi su cosa c’è dietro il provvedimento e quanto esattamente risparmieranno. L’au - mento delle royalties potrebbe rivelarsi un «contentino» delle compagnie petrolifere in cambio del «campo libero» alle trivelle. Della serie, l’avevamo detto. Il «comitato no oil» tuona: «Per qualche centesimo in meno sul prezzo del litro di benzina, la Basilicata perde ora anche quel piatto di pasta e lenticchie con cui finora è stata accecata la sua popolazione perché non vedesse quanto accadeva intorno alle estrazioni petrolifere».
Massimo Brancati
La Gazzetta del Mezzogiorno |
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Non con i miei soldi. Non con i nostri soldidi don Marcello CozziParlare di pace in tempi di guerra è necessario, ma è tardi.
Non bisogna aspettare una guerra per parlarne. Bisogna farlo prima.
Bisogna farlo quando nessuno parla delle tante guerre dimenticate dall'Africa al Medio Oriente, quando si costruiscono mondi e società sulle logiche tiranniche di un mercato che scarta popoli interi dalla tavola dello sviluppo imbandita solo per pochi frammenti di umanità; bisogna farlo quando la “frusta del denaro”, come ...-->continua
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