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| Una santabarbara nel cuore di Senise |
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13/05/2009 |
| Cercano una pistola con cui sono state fatte delle minacce, ma trovano un arsenale. E con l’arsenale quattro scatoloni di documenti tra cui, a prima vista, spiccano una serie di lettere anonime che hanno «avvelenato» il clima della cittadina.
Ieri mattina Senise ha scoperto di avere nel suo cuore una «Santabarbara» con la più grande operazione mai condotta in quest’area contro il possesso illecito di armi. A metterla a segno i carabinieri coordinati dal capitano Biagio Simonetti, con l’unità cinofila di Tito. In manette è finito P P, 65 anni ex maresciallo dell’aeronautica militare, dal 2000 in pensione.
Nella sua abitazione, al secondo piano di una struttura ex convento dei Cappuccini ed ora adibito per metà a ristorante del quale P. è proprietario, è stata trovata una «collezione» non indifferente di armi. L’ex maresciallo avrebbe detto che tutto sarebbe frutto di una passione privata: per gli inquirenti questa versione regge solo per metà. La pista seguita è un’altra. Se una parte dell’arsenale, per li investigatori, può essere legata alla passione dell’ex militare, altri «pezzi» avrebbero un’altra funzione e sarebbero stati acquisiti più di recente.
Di certo l’ipotesi investigativa è che Palermo qualcuna di quelle armi l’abbia utilizzata per mettere in atto estorsioni. L’ordinanza di perquisizione del Pm di Lagonegro Claudio Basso ipotizzava proprio questo: estorsione e porto abusivo di arma da fuoco.
P., stando alle indagini, avrebbe più volte utilizzato un’arma per minacciare diverse persone. In particolare sarebbero stati segnalati alcuni episodi a danno di dipendenti che protestavano chiedendo la liquidazione di spettanze arretrate, negli anni in cui P. era gestore, oltre che proprietario, di un bar (all’interno dell’istituto scolastico «Sinisgalli», perquisito ieri senza che venisse rinvenuto nulla) e del ristorante dei «Cappuccini».
Così ieri mattina, col decreto della Procura in mano, l’ex maresciallo è stato fermato nei pressi di piazza Aldo Moro, portato in caserma e successivamente si è proceduto alla perquisizione, al termine della quale è stato arrestato per detenzione illegale di armi da guerra e comuni.
«Un vero arsenale», dicono gli investigatori: 13 fucili comuni e da guerra, 7 pistole, 271 munizioni di vario calibro; 2 bombe da mortaio; 1 ordigno del tipo «castagnola» modificata; 6 baionette, un paio di manette, 1 stiletto da ufficiale, 1 coltello, 3 sciabole, 1 bastone animato e numerosissime parti e munizionamenti da guerra. Alcune più datate (inizio ‘900) altre più moderne, tutte perfettamente efficienti. E diverse modificate per diventare armi da guerra, aumentando la potenza e la portata dei caricatori «fino a giungere ad armi che sono praticamente quelle in dotazione ai corpi speciali», assicura chi ha avuto modo di vederle da vicino.
Un arsenale che adesso fa spostare l’attenzione delle indagini sulla possibile provenienza delle armi, molte delle quali è possibile siano uscite soltanto da luoghi militari.
L'uomo, fino al tardo pomeriggio di ieri, è rimasto nella sede della compagnia a Senise, in attesa di essere trasferito nel carcere di Sala Consilina ed essere interrogato dal magistrato. Visibilmente e comprensibilmente provato, l’ex maresciallo dell’aeronautica ha avvertito anche un malore che ha richiesto l’ar rivo dell’ambulanza del 118, che poco prima delle 20 lo ha trasportato all’ospedale di Policoro.
SPUNTANO ANCHE LE LETTERE ANONIME
Anche Senise ha avuto la sua «stagione del corvo»: lettere anonime che parlavano di tutto, dalla gestione di locali pubblici fino alla politica, dalle elezioni locali fino a politici di livello regionale.
Per questo, ieri, in paese, le prime notizie che sono iniziate a circolare intorno all’operazione dell’Arma hanno suscitato un notevole interesse.
Gli uomini del capitano Biagio Simonetti, infatti, nell’abitazione di P. P. non hanno trovato soltanto una «collezione» di armi. Gli investigatori hanno sequestrato proprio una grossa quantità di materiale e di documentazione cartacea (quattro scatoloni) e i computer presenti nell’abitazione. Sulla vicenda c'è massimo riserbo, anzi, sembra che questa parte delle indagini sia per il momento quella sulla quale gli investigatori vogliono esprimersi il meno possibile. Perchè alcune di quelle carte (e per questo è scattato il sequestro) sono alcuni degli scritti anonimi che sono circolati in paese. «Di alcune di quelle lettere - dice una fonte - P.P. ne possedeva diverse copie, cosa che lascia pensare che ne sappia qualcosa in più dei tanti cittadini a cui è capitato di leggerle».
Se l’arsenale ritrovato ieri rappresenta l’aspetto più importante della vicenda sotto il profilo giudiziario, è probabile che il ritrovamento di quelle carte finisca col rappresentare la parte più «chiacchierata». Perchè sono anni che Senise si interroga sulla provenienza di quelle lettere.
Si tratta scritti anonimi, contenenti accuse per le quali in più occasione è stata anche sporta querela per diffamazione, e a volte contenenti persino minacce. E in particolare fecero scalpore le lettere anonime «diffamatorie» diffuse due anni fa durante la campagna elettorale per le elezioni amministrative di Senise. Nel mirino, all’epoca, c'erano alcuni consiglieri candidati nella due liste di centrosinistra.
Documenti anonimi e diffamatori sarebbero stati indirizzati anche a diversi esercizi commerciali della zona. Si tratta soprattutto di attività ricettive a di ristoranti di Senise, che nel corso degli ultimi anni avrebbero ricevuto direttamente quelle lettere o ne sarebbero venuti a conoscenza tramite altre persone. In alcuni casi sarebbero arrivate addirittura denunce, sempre rigorosamente senza firma, agli organismi preposti, per esortare la necessità di un controllo in tali strutture.
Se alla base di tutto questo, o di parte di questo, ci possa essere P.P. è presto per dirlo. «C’è ancora da indagare» spiegano gli investigatori. Ma quello che c’è già basta a far parlare il paese.
Mariapaola Vergallito
La Gazzetta del Mezzogiorno |
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Non con i miei soldi. Non con i nostri soldidi don Marcello CozziParlare di pace in tempi di guerra è necessario, ma è tardi.
Non bisogna aspettare una guerra per parlarne. Bisogna farlo prima.
Bisogna farlo quando nessuno parla delle tante guerre dimenticate dall'Africa al Medio Oriente, quando si costruiscono mondi e società sulle logiche tiranniche di un mercato che scarta popoli interi dalla tavola dello sviluppo imbandita solo per pochi frammenti di umanità; bisogna farlo quando la “frusta del denaro”, come ...-->continua
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