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| Intervista al presidente del Parco del Pollino, alla Fiera delle Qualità |
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10/05/2009 |
| L’Ente Parco Nazionale del Pollino,da poco tempo associato alla Fondazione Symbola, presieduta da Ermete Realacci, è presente alla Fiera delle Qualità d’Italia, in corso a Milano. All’accattivante stand c’è il presidente dell’Ente Domenico Pappaterra,coadiuvato dal funzionario Paolo Vivono,a fare gli onori di casa ai visitatori che, già numerosi sin dalla prima giornata ,mostrano particolare interesse per il Parco Nazionale più grande d’Italia.
- Presidente, innanzi tutto, complimenti per aver aderito a Symbola e di conseguenza di essere qui a Milano alla Campionaria delle Qualità,una Fiera prestigiosa che raggruppa 154 tra le
migliori realtà “produttive” d’ Italia. Per noi, gente del Pollino,è una “emozionante” soddisfazione vedere la nostra montagna all’attenzione del mondo, in un contesto fino a qualche tempo fa ritenuto impensabile, per come era andata la gestione del Parco,fino al suo avvento.
- Comprendo la sua gioia, caro Labanca. Anche io mi sento emozionato e soddisfatto e, non lo nascondo,anche commosso per aver raggiunto un simile risultato di prestigio,dopo solo poco tempo dal mio insediamento e considerando anche la situazione, a di dir poco raccapricciante, in cui versava la gestione del l’Ente, tant’è che è stato commissariato dal Governo, per porre un deciso freno ad una situazione che, ormai, si era deteriorata fino a diventare insostenibile. (La magistratura ha in corso un’inchiesta sulla passata gestione. N.d.R). Sia ben chiaro,non intendo accusare nessuno,ma al tempo stesso non accetto di essere ritenuto corresponsabile di fatti antecedenti alla mia nomina. Detto questo,mi preme sottolineare il lavoro che ho iniziato due anni fa ed evidenziare il cambiamento in atto nella gestione dell’Ente.
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- Insomma,si volta pagina per il bene di tutti e si guarda al futuro con maggiore serietà e serenità,soprattutto considerando le aspettative più che legittime della vasta comunità del Pollino.
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- Proprio così. Posso dire,con assoluta certezza, che è iniziata una nuova era per il Parco,con una impostazione diversa per quanto concerne il compito che noi “politici” siamo designati a svolgere, in un momento in cui la gestione della cosa pubblica richiede massima severità ed oculatezza, per il peso economico a cui tutta la società è chiamata a contribuire. Abbiamo,quindi, il sacrosanto dovere di non sbagliare.
- Presidente,mi consenta. Secondo me,per ridare maggiore credibilità all’Ente ,è necessario mutare il rapporto con le comunità che,finora,hanno subito il Parco più come una costrizione,una cappa di piombo calata dall’alto ,una specie di prigione in cui tutto è proibito,in nome di una esagerata concezione “naturalistica” della difesa della montagna. In poche parole , la gente non ha capito il vero “senso” del Parco,perché non è stata informata sapientemente,tanto da sentirsi,con il passare del tempo,sempre più emarginata ed estranea in un processo produttivo che,invece, avrebbe dovuto vederla principale protagonista,sotto la guida delle Istituzioni. Insomma,va operata una specie di rivoluzione copernicana se si vuole ricostruire il terreno adatto per qualsiasi futura azione del Parco stesso.
- Non posso non concordare con la sua giusta osservazione. In questi anni,l’Ente Parco ha dato la netta impressione di tenere in scarsa considerazione gli Enti locali. Ognuno,come se la politica fosse ancora legata a patteggiamenti privilegiati,ha cercato di portare più acqua possibile al proprio mulino,ignorando,così,lo scopo principale dell’interesse generale da raggiungere , attraverso una programmazione condivisa e tenendo in debito conto le esigenze particolari di ogni singola comunità. Per questo,abbiamo avviato una serie di incontri con tutti i paesi per ricreare il clima giusto per una compartecipazione più sentita e fattiva.
- A proposito di collaborazione,come sono i rapporti con le Regioni,dopo momenti “difficili” dovuti forse ad un non ben definito ruolo spettante ad ognuna?
- In questo momento, sono ottimi. Attraverso un paziente lavoro di ricucitura e di chiarimenti con i rispettivi presidenti De Filippo e Loiero, con le Regioni Basilicata e Calabria abbiamo ritrovata e rinnovata la paritetica collaborazione che ci ha permesso di legiferare più speditamente e concretamente, rispetto al passato. In questo modo,cosa assai importante per il buon funzionamento dell’Ente,abbiamo potuto approvare,con soddisfazione per tutti, il tanto atteso Piano di sviluppo socio-economico ed il Regolamento. Entrambi sono gli strumenti indispensabili per attuare poi gli interventi finanziari per la realizzazione delle infrastrutture senza le quali l vita stessa del Parco sarebbe impossibile. Tutto questo,però,nel rispetto delle regole che valgono per tutti e soltanto dopo una seria programmazione che ogni comune è stato chiamato ad elaborare,tenendo conto delle proprie effettive necessità e consentire,
successivamente, all’Ente il finanziamento delle opere scelte e ritenute necessarie. In un certo senso,stiamo attuando quella rivoluzione copernicana che Lei ricordava prima.
- Per le infrastrutture ed i servizi,cosa si prevede di spendere, insomma qual è il bilancio dell’Ente in un anno,visto che finora delle reali risorse finanziare non si è parlato con sufficiente chiarezza.
- E’ presto detto,caro. Disponiamo, tra finanziamenti statali ed europei , di 100 milioni di euro da impiegare,appunto,per la realizzazione di infrastrutture e servizi e di ulteriori 5 milioni per il funzionamento della macchina amministrativa. Per le infrastrutture, intendiamo in modo particolare,la costruzione soprattutto di rifugi montani che dovranno soddisfare le più elementari esigenze dei turisti,evitando al tempo stesso il ripetersi di casi di sperpero di denaro pubblico come,purtroppo, è accaduto proprio per il rifugio della sua Terranova. Provvederemo,finalmente alla definitiva tracciatura dei sentieri che dovrà essere simile e funzionante alla pari di quella degli altri parchi nazionali, per agevolare la penetrazione nel cuore del massiccio e favorirne,così,una maggiore e specifica conoscenza da parte degli amanti delle natura;rinnoveremo gli incentivi per il turismo scolastico; finanzieremo,comune per comune,le peculiarità di ognuno,in modo tale che ogni singolo paese possa contare su una sua “attrazione”da sfruttare come richiamo per i turisti,con conseguenti comprensibili vantaggi economici;daremo un valido contributo per la produzione di prodotti locali tipici,vedi per esempio le melanzane rosse di Rotonda;cercheremo,dopo un approfondito progetto,di ridare vita alla vecchia ferrovia che attraversa il Pollino;faciliteremo la costruzione di nuove strade che siano,però,compatibili con le esigenze ambientali che non dovranno mai essere stravolte;finanzieremo,dove è possibile, il risanamento abitativo anche con l’aumento delle presenti volumetrie.
- Presidente,mi perdoni l’interruzione. Questi ultimi lavori citati,non contrastano con le ferree leggi del Parco che, attualmente, non consentono nemmeno di spostare una foglia e di riparare un tetto e,tanto per essere anche portavoce dei cittadini,come la mettiamo con i famigerati divieti delle zone A e B in cui il Parco è stato inopportunamente diviso?
- Interruzione più che giustificata e domanda quanto mai opportuna. La risposta è semplice e direi, in un certo senso, piacevole. Con il nuovo regolamento, infatti, prevediamo di ampliare le Zone e, fatta salva quella A che riguarda la parte estrema della montagna,nelle altre che andremo ad individuare ci saranno meno vincoli,spezzeremo le catene dell’immobilismo cui era costretto tutto il territorio per colpa del proibizionismo quasi assoluto e,sempre nel massimo rispetto dell’ambiente e di concerto con i comuni interessati,concederemo licenze edilizie per opere di miglioramento. Addirittura, questa è una novità assoluta, valuteremo la possibilità,caso per caso,di “ritagliare”anche nella zona più protetta,delle porzioni di territorio dove sarà possibile autorizzare maggiorazioni di volumetrie, qualora fossero indispensabili a creare una ricettività alberghiera più rispondente alle mutate necessità della domanda turistica. Insomma, il comprensorio vasto e variegato del Parco tornerà a rivivere se sapremo conciliare le giuste richieste delle popolazioni con il rispetto dell’ambiente che,sia ben chiaro,dovrà essere sentito spontaneamente più che imposto dall’autorità.
- A proposito di rispetto dell’ambiente,come la mettiamo con gli incedi e con l’invasione degli ormai “odiati” cinghiali che causano doppio danno economico,dovendo il Parco ricompensare i malcapitati proprietari di orti e vigne e questi ultimi rinunziare,loro malgrado,al tanto sudato raccolto?
- Anche per queste “piaghe” dolorose abbiamo fatto significativi passi avanti. Per gli incendi,abbiamo approntato un meticoloso piano di prevenzione, attuato grazie ad una accurata selezione e conseguente preparazione, di un validissimo corpo di sorveglianti. Rispetto alla passata stagione, il numero degli incendi ,per lo più dolosi,è drasticamente diminuito ed il nostro Piano si è guadagnato gli elogi del Ministero e della Protezione Civile ed è stato richiesto anche dagli altri Parchi, perché si è dimostrato efficace e nemmeno troppo oneroso. Confidiamo,comunque,nel senso civico di tutti i fruitori del Pollino,perché piange davvero il cuore vedere il mastodontico Pino Loricato,simbolo del Parco,ridotto in cenere da mani e menti incoscienti.
Per quanto riguarda i cinghiali,senza fare mea culpa,devo ammettere che il problema ha assunto dimensioni incontrollate. Per affrontarlo e cercare di risolverlo,stiamo addestrando una squadra di “selettori” che provvederà all’abbattimento controllato ed autorizzato di un buon numero di cinghiali,con l’intento di evitare ulteriori e gravosi danni.
- Non sarebbe il caso,forse,di produrre dalla carne di cinghiale,un salame “tipico”da vendere e ricavarne anche soldi?
- Non sarebbe una cattiva idea. Comunque,posso rassicurare tutti i cittadini che l’Ente Parco è preposto,ora più che mai, ad assolvere la sua funzione di garante del rispetto delle meravigliose, invidiate ed incontaminate bellezze del Pollino e a farsi, al tempo stesso, promotore convinto del benessere e del progresso da troppo tempo desiderati della vasta popolazione del Parco. Per questo,sono particolarmente grato a La Siritide che mi ha concesso l’opportunità di “parlare” con estrema chiarezza a gente meritevole di ogni rispetto,assicurando ad essa tutto il mio impegno,la mia onestà e le mie capacità per portare avanti,in modo esemplare, la gestione dell’Ente, che per il sottoscritto rappresenta motivo di orgoglio.
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- Allora,presidente,la presenza alla Campionaria è un punto di arrivo o di partenza per il “nostro” Pollino?
- Per me,sono le due cose insieme. Di arrivo ,perché siamo usciti da una situazione gestionale poco piacevole che,per fortuna, ci lasciamo alle spalle. Di partenza,perché siamo oggi più che mai consapevoli del ruolo che giochiamo nello sviluppo delle nostre due regioni,per le quali non si è fatto e non si farà mai abbastanza.
- Grazie, presidente ed auguri da parte di tutti noi che, vicini e lontani,trepidiamo per le nostre vallate, per le nostre incomparabili cime. Grazie,ancora di più di aver collocato il Parco Nazionale del Pollino tra le Qualità e le Eccellenze,aggiungiamo noi, d’Italia, che, al pari del David di Donatello, ha ben figurato alla prestigiosa Fiera Campionaria di Milano.
Il Pollino ha dormito sonni tranquilli, per usare un eufemismo, fino al 1958, allorquando vi fu organizzata, a piano Ruggio, la Festa Nazionale della Montagna. Vi giunsero,nonostante le difficoltà per la mancanza di comode strade di accesso,da tutta Italia. Si cominciò,così a scoprire e conoscere le bellezze della montagna. Fu, però, il giornalista-ambientalista Antonio Cederna del Corriere della Sera a sdoganarlo definitivamente e a farlo conoscere sulla grande stampa in modo decisivo e convincente. Fondatore di Italia Nostra,Cederna,raggiunta Terranova di Pollino nel giugno del 1964 ed ospite dell’allora mai dimenticato sindaco Giacomo Fasiello, a dorso di mulo ed a piedi,accompagnato dallo stesso sindaco e da un nutrito gruppo di volontari,tra cui il sottoscritto,visitò la montagna in lungo e largo. Rimase affascinato dalle sconosciute bellezze ,tanto da scriverne un articolone che occupava tutta la Terza pagina del Corriere della Sera. A Terranova, arrivò un centinaio di copie dell’allora glorioso giornale milanese , che il sottoscritto si premunì di distribuire agli increduli compaesani.
Da allora, nacque il successivo interessamento da parte di Enti e personalità anche straniere per il Pollino. Il principe Filippo di Edimburgo è stato tra i primi convinti estimatori della nostra montagna,come del resto nacque pure l’interesse da parte del C.N.R. (centro nazionale della ricerca),con il riconoscimento delle peculiarità della flora e della fauna,meritevoli di particolare attenzione e di salvaguardia.
Via via,crebbe la fama del Pollino e la consapevolezza che dal suo razionale “sfruttamento”sarebbero potuto arrivare i mezzi per la rinascita dei paesi circostanti ed il tanto sospirato progresso civile ed economico delle popolazioni. In breve,il primo Ente istituzionale ad occuparsene fu la Regione Basilicata che ne fece un Parco regionale. Il Parco Nazionale venne ufficialmente istituito con legge dello Stato del 31 dicembre 1990 e con successivo Decreto del 15 novembre 1993 nacque anche l’Ente che n e avrebbe curato la gestione.
Oggi, il Parco Nazionale del Pollino si estende su una superficie di 193.000 ettari e comprende 56 comuni, 32 della Calabria e 24 della Basilicata,per un totale di 176.000 abitanti.
Domenico Pappaterra di Mormanno, prima commissario per tre mesi, è stato nominato Presidente con decreto del 31 agosto 2007.
Giovanni Labanca
Nella foto,il presidente Pappaterra con il nostro inviato.
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Non con i miei soldi. Non con i nostri soldidi don Marcello CozziParlare di pace in tempi di guerra è necessario, ma è tardi.
Non bisogna aspettare una guerra per parlarne. Bisogna farlo prima.
Bisogna farlo quando nessuno parla delle tante guerre dimenticate dall'Africa al Medio Oriente, quando si costruiscono mondi e società sulle logiche tiranniche di un mercato che scarta popoli interi dalla tavola dello sviluppo imbandita solo per pochi frammenti di umanità; bisogna farlo quando la “frusta del denaro”, come ...-->continua
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