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| Una folla immensa per l'ultimo addio a Giuseppe |
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8/05/2009 |
| Dovevano essere due comunità a piangere per la morte di Giuseppe. E così è stato. Francavilla sul Sinni e Senise, nella chiesa di San Francesco di quest’ultimo paese, si sono stretti attorno ai genitori, alla giovane sorella e a tutti i familiari di Giuseppe Di Giacomo, il ragazzo di 21 anno scomparso tre giorni fa sulla Statale Sinnica in seguito ad un tragico incidente. La bara con i fiori bianchi, all’uscita di una chiesa che non ha potuto contenere tutti i partecipanti, ha attraversato la folla che ha rotto il silenzio con un lungo applauso. Il sole della calda mattina di primavera di Senise, in cui è stato proclamato il lutto cittadino per tutto il tempo dei funerali, batteva forte contro i vestiti scuri della madre e del padre di Giuseppe, stretti entrambi alla sorella, sottobraccio, quasi in segno di protezione. Gli occhi lucidi, senza lacrime, come in una congelazione di tutto l’essere, come accade quando la notizia che non vorresti mai apprendere ti arriva all’improvviso, e strappa dal petto una parte che segue chi non c’è più. “Una terribile prova per i genitori e per tutti coloro i quali amavano Giuseppe- ha detto il parroco di Senise Don Mario Lacolla, durante l’omelia- e un tributo di sangue per un’altra giovane vita, che si è fermata sulla Sinnica, segnando l’ennesimo incidente finito in tragedia”. “Questa strada- ha continuato- è per noi luogo di contraddizioni: è simbolo di sviluppo, ma anche luogo in cui troppo spesso ci siamo dovuti fermare per piangere giovani vite spezzate”. Due comunità in lacrime, si è detto. Ed una terza, il Sicileo, la contrada a metà tra Senise e Francavilla, nella quale Giuseppe era nato ed era cresciuto. Una contrada attraversata proprio dalla Statale Sinnica.
L’ultimo addio a quel ragazzo timido e molto educato, “uno di quelli che fa il suo dovere e che non ha grilli per la testa. Un gran lavoratore”.
Mariapaola Vergallito
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Non con i miei soldi. Non con i nostri soldidi don Marcello CozziParlare di pace in tempi di guerra è necessario, ma è tardi.
Non bisogna aspettare una guerra per parlarne. Bisogna farlo prima.
Bisogna farlo quando nessuno parla delle tante guerre dimenticate dall'Africa al Medio Oriente, quando si costruiscono mondi e società sulle logiche tiranniche di un mercato che scarta popoli interi dalla tavola dello sviluppo imbandita solo per pochi frammenti di umanità; bisogna farlo quando la “frusta del denaro”, come ...-->continua
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