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La giovane vita di Giuseppe, stroncata sulla Statale Sinnica

6/05/2009



Davanti agli occhi dei primi soccorritori e di quelli di chi ha assistito alla scena, l’incidente di ieri lungo la Statale Sinnica, nel territorio di Colobraro, non potrà essere facilmente rimosso. Immagini agghiaccianti, teatro della vita spezzata di Giuseppe De Giacomo, giovanissimo, appena 21 anni, di Senise. La sua Fiat Uno grigia praticamente non esiste più. Tranciata letteralmente in due dall’urto con un furgone Fiat Daily, sul quale viaggiavano due persone di Lauria, il conducente illeso e il passeggero con ferite fortunatamente non gravi.
Per Giuseppe, invece, non c’è stato nulla da fare.
La polizia stradale, fino alla tarda giornata di ieri, stava ancora analizzando la scena dell’incidente per capirne esattamente la dinamica. Forse per una manovra brusca, forse in seguito al tentativo del furgone di entrare nell’area di servizio all’altezza della quale è avvenuto l’incidente, fatto sta che la Uno sulla quale viaggiava Giuseppe è finita letteralmente sotto l’altro mezzo.
Stamattina, subito dopo l’incidente, è stata ricavata una deviazione all’altezza del distributore Q8 per consentire al traffico di defluire, anche se è stato possibile far passare le autovetture molto a rilento.
Prima che i vigili riuscissero a liberare le carreggiate dai due veicoli coinvolti ci sono volute almeno un paio di ore. Poi la situazione è cominciata a tornare nella norma.
Sul posto sono arrivate numerose pattuglie della polizia stradale di Matera e di Policoro, dai vigili del fuoco di Valsinni e di Policoro e dai carabinieri di Colobraro. Gli arrivi dell’elicottero e dell’ambulanza del 118 a pochi minuti dalla tragica collisione, non si sono rivelati sufficienti per salvare la vita di Giuseppe. I soccorritori hanno cercato a più riprese di rianimare il 21enne, trovato accasciato nell’auto e morto però quasi sul colpo. Il suo corpo è stato portato all’obitorio di Colobraro. Giuseppe viveva al Sicileo, una contrada nel territorio di Senise, ma collocata esattamente a metà strada con Francavilla sul Sinni. Giuseppe, infatti, aveva moltissimi amici e gran parte della sua famiglia nel comune di Francavilla.

DUE COMUNITA' PIANGONO PER GIUSEPPE
Un ragazzo di appena 21 anni che ora fa piangere due diverse comunità. Giuseppe De Giacomo viveva con la sua famiglia al Sicileo, una contrada nel territorio di Senise, ma a metà strada con il Comune di Francavilla sul Sinni. Una contrada attraversata proprio dalla Statale Sinnica, in un punto in cui in passato si sono fermate altre vite; la strada sulla quale la giovane vita di Giuseppe si è fermata per sempre. Saranno quindi due paesi a piangere per lui, perché Giuseppe a Francavilla aveva molti amici e gran parte della sua famiglia. Papà Francesco lavora nel vivaio comunale, un piccolo paradiso di vegetazione tipica a pochi metri dalla sua casa. Giuseppe era il primogenito: dopo di lui c’è una sorella più piccola, che, dopo aver appreso la tragica notizia dell’incidente, qualcuno è andata a prendere durante le lezioni che segue nell’istituto di scuola superiore di Senise. Giuseppe si era diplomato qualche anno fa diventando perito elettronico. Dopo aver lavorato per un po’ di tempo nell’Italia settentrionale, qualche mese fa era tornato in Basilicata per lavorare a Ferrandina. Probabilmente si stava recando a lavoro quando il destino ha deciso per lui che il viaggio dovesse finire lì. Chi lo conosceva lo descrive come un ragazzo timido e molto educato, “uno di quelli che fa il suo dovere e che non ha grilli per la testa, un gran lavoratore”. In paese, a Senise, si vedeva poco. Frequentava soprattutto Francavilla, dove aveva molti amici.

E LA SINNICA CONTINUA A CONTARE I SUOI MORTI
Una lunga lista di nomi; una lunga lista di date. Sono i nomi e le date delle vite spezzate lungo i 90 chilometri della Sinnica. E’ il 31 agosto del 2002, all’altezza di Valsinni si ferma la vita di tre persone; due anni dopo, il 21 agosto, ben tre comuni dell’area sud piangono i loro figli: 7 morti in due diversi incidenti, si fermano nel lutto Maratea, Lagonegro e Chiaromonte; il 28 maggio di un anno fa un diciottenne di Episcopia muore sul viadotto di Seluci facendo un volo di quasi 30 metri al di là di barriere insufficienti; appena 15 giorni fa, a pochi chilometri dall’incidente di ieri, perde la vita un 68enne. Sono solo alcuni, ma la lista è lunga. In molti lamentano la carenza di protezioni adeguate. Interventi urgenti li chiede il sindaco di Episcopia, Biagio Costanzo, che di questa battaglia si fa portavoce con il suo Comune. Un comune che ha pianto, negli ultimi anni, ben 5 vite spezzate e che ha chiesto e non ottenuto il rifacimento stradale e dei guardrail proprio nel punto in cui il 28 maggio scorso il diciottenne ha perso la vita. “Se quella maledetta notte le barriere fossero state a norma- dice Costanzo- forse quel ragazzo sarebbe ancora vivo. Ci siamo battuti più volte, anche assieme agli altri sindaci, e abbiamo chiesto in consigli straordinari ad hoc, di risolvere definitivamente il problema. Ci aspettavamo molto dal passaggio dell’arteria dalla Provincia all’Anas, ma nulla è stato fatto. Anzi su quel viadotto ci sono ancora le stesse barriere”.


Mariapaola Vergallito



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