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| L'Inps di Potenza sbaglia ma non paga |
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27/04/2009 |
| CHIAROMONTE - Prima paghi e poi chiedi spiegazioni. Una classica storia all’italiana. Una delle tante di cieca burocrazia. È quella che vede protagonista una signora di Chiaromonte che lavora in agricoltura: dal 2001 è iscritta ai coltivatori diretti e annualmente ha sempre versato i contributi all’Inps con un pagamento dilazionato in quattro rate. Agli inizi del 2007, prima l’Equitalia (ex Sem), poi l’Inps, le notificano l’omissione di pagamento di ben tre rate relative a contributi del 2005. La signora però, avendo conservato tutte le ricevute dei versamenti effettuati in banca, dimostra d’averle pagate entro la data di scadenza. Tutto procede bene, finché il primo aprile scorso, e purtroppo non si trattava di uno scherzo, si vede recapitare dall’Equitalia di Potenza un’ingiunzione di pagamento entro 20 giorni di ben 309 euro per presunti interessi di mora e spese di notifica. In caso d’insolvenza si procedeva direttamente con il fermo amministrativo dell’unica automobile in suo possesso. Ovviamente la malcapitata, per evitare il procedimento, è stata costretta a sborsare una cifra che obiettivamente non riesce a capire in base a quali ritardi sia maturata visto che tutte le rate dei contributi risultano, carte alla mano, saldate nei termini di scadenza. «Mi sembra una cosa assurda - dice con amarezza la signora. - È palese che si tratta di un errore grossolano da parte dell’Equitalia e non è la prima volta che accadono episodi del genere. Pertanto non capisco il motivo per cui noi poveri contribuenti dobbiamo continuare a subire le conseguenze degli sbagli altrui». Nei giorni scorsi comunque, ha inviato una raccomandata sia alla sede centrale dell’Inps a Roma sia al Ministero della Pubblica Amministrazione. «Spero che almeno loro mi diano tutti i chiarimenti necessari per risolvere definitivamente la questione - ha concluso - in caso contrario mi rivolgerò ad un legale per tutelare i miei diritti ».
Egidia Bevilacqua
La Gazzetta di Basilicata |
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Non con i miei soldi. Non con i nostri soldidi don Marcello CozziParlare di pace in tempi di guerra è necessario, ma è tardi.
Non bisogna aspettare una guerra per parlarne. Bisogna farlo prima.
Bisogna farlo quando nessuno parla delle tante guerre dimenticate dall'Africa al Medio Oriente, quando si costruiscono mondi e società sulle logiche tiranniche di un mercato che scarta popoli interi dalla tavola dello sviluppo imbandita solo per pochi frammenti di umanità; bisogna farlo quando la “frusta del denaro”, come ...-->continua
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