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| Blitz carabinieri di Varese: coinvolto anche un senisese |
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24/04/2009 |
| Tra tutte le ordinanze di custodia cautelare in carcere eseguite nell’ambito dell’operazione coordinata dai carabinieri del Comando provinciale di Varese, compare anche il nome di un lucano. Si chiama Nicola Ciancio, classe 1967 ed è originario di Senise. E’ l’unica ordinanza in Basilicata nell’ambito dei blitz contro la ndrangheta. A Ciancio, in particolare, sono stati contestati reati di violenza e di tentata estorsione. L’ordinanza è stata eseguita dai carabinieri della locale compagnia di Senise, in quanto al momento dell’arresto l’uomo si trovava nel suo paese d’origine. Paese dal quale sembra non si fosse mai veramente allontanato, se non per recarsi al nord Italia con carenze e modalità comunque da pendolare. A Senise si era già sentito parlare di lui diversi anni fa. A ricordarsi dell’uomo, da quanto si apprende da fonti diverse, dovevano essere soprattutto i titolari di alcuni esercizi commerciali del comune sinnico. Sembra, infatti, che il quarantaduenne fosse già noto alle forze dell’ordine. Già a partire dagli anni Novanta Ciancio avrebbe creato non pochi problemi all’interno di attività commerciali di vario genere: dai bar ai negozi di alimentari, dove, sembra che l’uomo più volte abbia cercato di portare via merce senza volerla pagare. All’incirca 15 anni fa sembra che l'uomo fosse anche stato coinvolto in una rapina ad una gioielleria senisese. Poi Ciancio si trasferisce temporaneamente in Lombardia. “Temporaneamente” perché, in effetti, sembra che negli ultimi anni sia tornato molto spesso in Basilicata. A Varese e Provincia comincia ad avere frequentazioni soprattutto con persone di origine calabrese e poco raccomandabili , alle quali si associa a vario titolo. Pur continuando a mantenere la stessa condotta che si era lasciato alle spalle a Senise, Ciancio non risulta però mai un affiliato di associazioni criminose, né dimostra di avere un ruolo predominante nell’operato delinquenziale della banda e dei soggetti posti in arresto.
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Non con i miei soldi. Non con i nostri soldidi don Marcello CozziParlare di pace in tempi di guerra è necessario, ma è tardi.
Non bisogna aspettare una guerra per parlarne. Bisogna farlo prima.
Bisogna farlo quando nessuno parla delle tante guerre dimenticate dall'Africa al Medio Oriente, quando si costruiscono mondi e società sulle logiche tiranniche di un mercato che scarta popoli interi dalla tavola dello sviluppo imbandita solo per pochi frammenti di umanità; bisogna farlo quando la “frusta del denaro”, come ...-->continua
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