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| Rimborsi, «nessuno qui dichiara il falso» |
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22/04/2009 |
| «Se c’è stato un errore, e non c’è stato, è da imputare agli uffici. Ma non si può pensare che un consigliere regionale abbia dichiarato il falso per intascare un’in dennità non dovuta». Il presidente Prospero De Franchi, dopo la notizia pubblicata ieri dalla Gazzetta sull’inchiesta sui rimborsi viaggio, si dice «indignato» «perchè non si può mettere in dubbio la credibilità di un’istituzione, dei suoi uffici».
Ma come nasce questo problema?
«Guardi, c’è una legge regionale approvata quando in Consiglio io non c’ero nemmeno che mutua la legge del Parlamento. Per prevedere una forma forfettaria di rimborso si individua un parametro: la sede di residenza ».
Ma l’inchiesta ipotizza che la residenza possa non coincidere con l’effettivo domicilio...
«Sì, ma la legge parla comunque di residenza. E quella legge è stata applicata e io ne ho chiesto una relazione agli uffici regionali che mi riservo di inviare anche in Procura. E poi era necessario anche individuare un parametro. Discutere se sia giusto o meno è un’altra cosa».
Se uno non viaggia...
«È vero. Ma se uno, per esempio, risiedendo in un altro centro prende in fitto una casa a Potenza non ha comunque diritto al rimborso del fitto. E se un consigliere che ha comunque il suo cuore elettorale in un centro della provincia, in cui magari è nato, ci torna anche 2 volte al giorno prende sempre gli stessi soldi. Il principio è il forfait».
Un automatismo, dunque?
«Chiaro. All’atto dell’insediamento, gli uffici ci prendono carta d’identità e residenza. Uno non può dichiarare il falso, se legalmente risiede in un paese. E c’è anche chi ha detto che vuole la corrispondenza presso il domicilio di Potenza. Nessuno, insomma, ha nascosto niente, nessuno si è messo a fare il furbo, nessuno ha messo in essere un’attività fraudolenta».
L’ipotesi d’indagine, dunque, è errata?
«Non solo è errata, ma anche se non lo fosse non vedrebbe nessuna responsabilità da parte dei consiglieri. Nessuno ha mai presentato una richiesta in tal senso nè ha fatto pressioni. È una disposizione applicata da sempre dagli uffici. Oggettivamente quando arriva la busta dell’indennità forse non si fa nemmeno caso a cosa c’è e cosa viene tolto. E certo non si può chiedere ai consiglieri regionali di passare prima dalla caserma della polizia per dire dove si andrà a dormire la notte...».
Il consigliere non c’entra, insomma?
«Guardi, sono convinto che è tutto regolare, ma anche se così non fosse si potrebbe pensare a un errore degli uffici, ma non al dolo. A volte capita che anche stipendi e pensioni possano avere importi errati. Ma se si tratta di somme percepite in buona fede, all’interessato può essere chiesta al massimo la restituzione di quanto avuto in più. Pensare che qualcuno possa aver brigato per prendere o dare qualche rimborso in più, insomma, non sta in piedi».
GIOVANNI RIVELLI
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Non con i miei soldi. Non con i nostri soldidi don Marcello CozziParlare di pace in tempi di guerra è necessario, ma è tardi.
Non bisogna aspettare una guerra per parlarne. Bisogna farlo prima.
Bisogna farlo quando nessuno parla delle tante guerre dimenticate dall'Africa al Medio Oriente, quando si costruiscono mondi e società sulle logiche tiranniche di un mercato che scarta popoli interi dalla tavola dello sviluppo imbandita solo per pochi frammenti di umanità; bisogna farlo quando la “frusta del denaro”, come ...-->continua
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