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Scoppia "rimborsopoli"

20/04/2009



Può imbrogliare per mettersi in tasca qualche decina di euro una persona che, per amministrare il bene comune, incassa ogni mese u n’indennità di 8.777 euro lorde oltre a 3.200 euro di diaria, 2500 euro di spese di segreteria, e qualche altre euro di indennità tra missioni e cariche? Lo scenario è squallido ma è proprio quanto viene ipotizzato in un fascicolo aperto in Procura per le «indennità ex art. 8, comma 5, legge regionale 38/2002», in pratica i soldi che i Consiglieri regionali prendono per la trasferta dal posto dove vivono fino alla sede del Consiglio regionale di Basilicata, dove effettuano la loro attività. Rispetto alla massa di denaro che compone la «busta» dei consiglieri a fine mese, stiamo parlando di somme marginali.

In pratica, la legge prevede che i consiglieri, per esercitare il loro mandato, abbiano diritto a un rimborso chilometrico «corrisposto in relazione ad un numero fisso di 18 sedute mensili, è pari ad un terzo del costo della benzina verde necessaria al Consigliere per raggiungere il capoluogo di Regione moltiplicato per due». Se la benzina verde sta a un euro e 20, parliamo di 40 centesimi a chilometro. E facendo qualche conto la somma può essere «importante» per i poveri diavoli, non per chi già ha indennità superpagate.

Facciamo due casi utilizzando, per par condicio, località dove non risulta residente nessun consigliere regionale: un consigliere residente a Lavello (una sessantina di km da Potenza) e uno residente a Tito (circa 20 km). Il primo incasserebbe ogni mese, a titolo di rimborso, 40 centesimi per 60 km, per 2 (andata e ritorno) per 18 sedute, ossia 864 euro puliti (visto che sono rimborsi). Il secondo prederebbe 40 centesimi, per 20 km per due per 18 sedute, pari a 288 euro. Nell’ambito di questo meccanismo, agli occhi degli inquirenti sono risaltate alcune posizioni che sembravano anomale. In particolare si parla di quattro consiglieri regionali (appartenenti a diverse forze politiche e diversi schieramenti) che risultano residenti in centri della provincia, ma che in realtà hanno case a Potenza.

Il Pm Henry John Woodcock ha già mandato gli agenti della Squadra Mobile presso gli uffici della Regione per acquisire tutta la documentazione del caso in modo da valutare se qualcuno si sia ridotto a fare il furbo su somme pari a un rimborso di 16 euro per ciascun viaggio. E, stando alle indiscrezioni, alcune «anomalie», a prima vista, sembrerebbero aver trovato conferma. La questione, comunque, pare dover passare al vaglio di u n’interpretazione normativa. Perchè la legge in questione prevede che il consigliere abbia diritto al rimborso «per raggiungere il capoluogo» ma la determinazione del punto di partenza, in quell’articolo, non viene esplicitata. E la prassi, per evitare che qualcuno possa dire di essere partito sempre da Rotonda o Rotondella (i posti più vicini al capoluogo) convenzionalmente si utilizza il luogo di residenza che viene dichiarato al momento dell’elezione. Così che se uno in realtà a casa a Potenza nessuno lo sa. Una prassi, questa, utilizzata dagli uffici regionali su cui pure si è incentrata l’attenzione degli inquirenti.
GIOVANNI RIVELLI
La Gazzetta del Mezzogiorno



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