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| Montecotugno sotto la lente di ingrandimento |
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17/04/2009 |
| L’invaso di Montecotugno sembra non aver pace. Sono numerosi i pescatori che lamentano l’inquinamento di parti dell’invaso. Nella fattispecie alcune delle segnalazioni riguardano la possibilità che una parte degli scarichi destinati al depuratore consortile, a monte dell’invaso, vadano a finire direttamente nel torrente Serrapotamo e, quindi, nelle acque della diga. Questo sarebbe possibile perché manca il tratto di condotta diretta al depuratore proprio nel punto in cui quest’ultima attraversa la fiumara. Il problema, secondo quanto si è appreso, deriverebbe da una rottura di circa 300 metri di condotta che sarebbe stata letteralmente trasportata dalle acque del Serrapotamo a causa delle ingenti piogge degli ultimi tre mesi. In quel punto, infatti, si vede un liquido di colore scuro fuoriuscire dalle tubature e finire nel flusso idrico sottostante.
Anche per questo continuano i sopralluoghi del Corpo Forestale dello Stato intorno all’invaso di Montecotugno.
Solo pochissimi giorni fa il sequestro in località Palombaro di un’area nei pressi dell’ex discarica consorziale di Senise, avvenuto a causa della fuoriuscita di percolato dai vasconi che contengono i rifiuti e la denuncia del sindaco e di due funzionari comunali. Ad oggi l’area non è stata ancora dissequestrata, nonostante le richieste da parte del Comune per bonificare la zona; nel frattempo, in una parte dell’area non sottoposta a sequestro, sono stati effettuati interventi per arginare il canale di scolo.
Ed ora le segnalazioni per il depuratore. Gestito da un’impresa privata, la struttura dovrebbe servire ben 9 comuni; fu realizzata dall’ente irrigazione con un importo pari a circa tre miliardi di lire solo per i costi iniziali. Il progetto originario prevedeva che il depuratore venisse costruito a valle dell’invaso, in un territorio che si sarebbe trovato al confine con la provincia di Matera. L’impianto, però, alla fine fu costruito a monte, nel territorio di Senise.
Mariapaola Vergallito
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Non con i miei soldi. Non con i nostri soldidi don Marcello CozziParlare di pace in tempi di guerra è necessario, ma è tardi.
Non bisogna aspettare una guerra per parlarne. Bisogna farlo prima.
Bisogna farlo quando nessuno parla delle tante guerre dimenticate dall'Africa al Medio Oriente, quando si costruiscono mondi e società sulle logiche tiranniche di un mercato che scarta popoli interi dalla tavola dello sviluppo imbandita solo per pochi frammenti di umanità; bisogna farlo quando la “frusta del denaro”, come ...-->continua
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