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| Moliterno: presentato nello spazio Sankara il film “UOMO MASSA” |
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14/04/2009 |
| Albert Camus lo considerava il più grande scrittore europeo dopo Nietzsche. Di certo è che il filosofo madrileno José Ortega Y Gasset (1883-1955) è stato un intellettuale in controtendenza, persuaso dalla convinzione che la filosofia dovesse affrontare le problematiche dell’essere superando l’alternativa tra realismo ed idealismo. Un’opera la sua avvincente di stimoli, suggestiva e moderna, evoluta al punto di fondere più correnti di pensiero, ma che nella maturità trova una sua precisa direttiva secondo la quale la ricerca, lo studio dell’essere passa nella strettoia di una determinata situazione storico-culturale. José Ortega si può definirlo un antesignano della critica radicale alla società (e alla cultura di massa). Già nel 1930, nel prendere in esame la crisi culturale e spirituale che travaglia l’Europa, scrive “La ribellione delle masse” che anticipa le tesi di Pier Paolo Pasolini e della “Società dello spettacolo” di Guy Debord. Nel pensiero di Ortega la massa rappresenta il pericolo che omologa ed accorpa valori e comportamenti, travolge tutto ciò che è diverso, individuale, qualificato, non tiene conto della singola persona e salvaguardia una collettività senza requisiti soddisfatta della propria mediocrità. La cultura dell’uomo-massa si erige sui luoghi comuni e scarta ogni identità critica, esalta i pregiudizi e le parvenze di idee. La filosofia di Ortega non sufficientemente analizzata e conosciuta fino in fondo, ritrova una sorte di risarcimento nel film “Uomo massa” (2007) di Canecapovolto, collettivo cinematografico siciliano fondato nel 1992 ed attento nel risaltare, con la lingua delle immagini, i fenomeni scientifici della comunicazione. Presentato nello Spazio Sankara del centro valligiano “Uomo massa” si sviluppa su due direttive: da una parte viene evocata con la voce di un attore la poetica anticlericale e antimilitarista ortegana, che, tra l’altro, marchia l’ignoranza come una delle più terribili patologie dell’umanità. Dall’altra si segue il passo di una voce fuori campo che si sovrappone ad una costante del cinema di Canecapovolto, le sequenze di immagini presistenti. Si entra così direttamente nell’orbita dell’erudito ma estremamente comunicativo pensiero di Ortega secondo il quale il progresso consegna la società all’assoluta rovina, mentre l’uomo corre forte, svuota la sua storia e, prestandosi ad ogni tipo di manipolazione dà per scontato benessere e ricchezza. Il film-saggio di Canecapovolto profana ogni linguaggio rassicurante del cinema ed impone, sul filo degli assunti di Ortega, una verità incontrovertibile: che il tempo scorre, le epoche si succedono ma l’esercizio della violenza e il decadimento della morale sono rimasti inalterati. Se non più accentuati. |
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Non con i miei soldi. Non con i nostri soldidi don Marcello CozziParlare di pace in tempi di guerra è necessario, ma è tardi.
Non bisogna aspettare una guerra per parlarne. Bisogna farlo prima.
Bisogna farlo quando nessuno parla delle tante guerre dimenticate dall'Africa al Medio Oriente, quando si costruiscono mondi e società sulle logiche tiranniche di un mercato che scarta popoli interi dalla tavola dello sviluppo imbandita solo per pochi frammenti di umanità; bisogna farlo quando la “frusta del denaro”, come ...-->continua
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