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| I tecnici di Potenza partiti per L’Aquila |
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14/04/2009 |
| Sono le 16.15 quando la colonna mobile della Protezione civile della Basilicata parte dall’autoparco regionale alla volta de L’Aquila. Quattro fuoristrada, il primo della Regione apre la colonna, poi gli altri tre (due della Protezione civile del Pollino di Rotonda e uno dell’Associazione San Leonardo di Albano di Lucania). A bordo 12 persone, tra tecnici e volontari, delle 4 squadre che da oggi saranno impegnate per una settimana nelle verifiche di agibilità delle abitazioni colpite dal terremoto dell’Abruzzo. Ogni squadra è formata da due tecnici (un laureato e un diplomato) e da un autista. Sette sono tecnici della Regione e uno del Comune. Hanno lasciato le loro famiglie nel giorno della Pasquetta per una missione delicata e fondamentale, quella del censimento dei danni.
«C’ero anche io quella sera del 23 novembre - ricorda Antonio Giuzio, Ufficio Foreste della Regione - sento il dovere di andare ad aiutare la gente abruzzese, come ho fatto anche per il Molise». Anche Gennaro Finizio, Ufficio Difesa del Suolo della Regione, di esperienza alle spalle ne ha tanta. «Ma ogni missione è una esperienza nuova, sia sotto il profilo personale che professionale. Quello che resta impresso dopo ogni verifica è lo sguardo di quelle famiglie, ognuna si aspetta un miracolo».
Portano la loro esperienza, quella dei terremoti lucani dell’80, del ‘90 e del ‘91, come Giambattista Coviello, dell’Autorità di bacino, cui ne hanno aggiunta altre in Umbria, nel Molise, nel Lagonegrese, come Antonio Olita, Ufficio Foreste della Regione. «Otto terremoti», li ricorda tutti, perché li ha vissuti, Pietro Mango, Ufficio Difesa del Suolo della Regione di Lagonegro.
«Lavoro in questo settore dall’81 - commenta prima di salire sul fuoristrada che lo porterà ancora una volta tra le macerie - ma la cosa più assurda è che si fanno sempre gli stessi errori. Non si rispettano e non si fanno rispettare le norme. A Lagonegro siamo in 3 tecnici, a Potenza in 5, a Melfi in 3 o 4, non si riesce a fare tutti i controlli sulle costruzioni e l’abusivismo cresce. Anche questo terremoto non ci ha insegnato nulla».
Gino Cecere, Ufficio Protezione civile di Potenza, ha cominciato le sue verifiche sismiche da neo diplomato dopo il sisma dell’Ottanta e poi, come tecnico, li ha seguiti tutti. «Ricordo che il primo rilevamento fu nel Comune di Sasso di Castalda». Per chi ha vissuto, l’esperienza del terremoto, la memoria corre ancora a quelle scritte sui muri con la vernice nera «agibile», «non agibile».
«Le immagini sono le stesse - ricorda - la desolazione totale in case che erano abitate. È come se il tempo si fosse fermato in un istante con lo stesso ordine o disordine. C’era vita, ma non vedi null’a l t ro che il silenzio, che tu calpesti». «Si parte con il cuore - ripete Anna Maria Ceddia, dell’Uf ficio Protezione civile della Regione, l’unica donna del team - A volte basta una parola, una rassicurazione, hanno bisogno di sentire che qualcuno gli è vicino. In quelle case, che valuteremo se sono agibili o meno, hanno messo tutto, sacrifici, speranze, gioie e abbandonarle è un ulteriore dolore al momento tragico del sisma».
«Pronti per partire?», domanda Guido Loperte, della Protezione civile di Basilicata, che coordina le squadre. E guardando in positivo, ricorda «In questa fase, capita che molte abitazioni sono agibili. Un modo per diminuire la pressione sui campi di accoglienza». I tecnici salgono sulle macchine. Claudia e Daniela Finizio salu- tano il papà. Un bacio. «Chiama se hai bisogno di qualcosa. Siamo pronte a venire».
Luigia Ierace
PARTITA LA COLONNA MOBILE DELLA REGIONE BASILICATA
Quattro i volontari che ieri hanno accompagnato i tecnici della Regione e del Comune di Potenza in Abruzzo. Li porteranno oggi con i loro fuoristrada al Com n.1 de L’Aquila, il Centro operativo misto cui fa capo la Protezione civile della Basilicata, per poi accompagnarli per tutta settimana nel lavoro di verifica di agibilità. Il primo fuoristrada, messo a disposizione dalla Regione, lo guida Antonio Coring rato, autista dell’Ente. Anche per lui, una settimana di volontariato, così come ha fatto nel 2004, accompagnando i tecnici lucani a Brescia. Da Rotonda, gli altri due fuoristrada messi a disposizione dalla Protezione civile del Pollino. Uno lo guida Pietro Cavaliere, un commerciante, che ha scelto la strada del volontariato e non ha voluto far mancare il suo contributo alle popolazioni dell’Abruzzo. Alla guida dell’a l t ro, Francesco Petrilli.
«Ho vissuto a Balvano, come carabiniere quella tragica esperienza dell’80. Ora sono in pensione e continuo a dare un aiuto quando è possibile come volontario. Accompagno i tecnici con il fuoristrada, ma poi lì c’ sempre tanto da fare». Vito Stoppelli, invece, è la prima volta che parte come volontario. Nuovo di zecca anche il fuoristrada del Gruppo San Leonardo di Albano di Lucania. «Siamo in 25, tutti giovani e tutti volevano partire. È toccato a me - dice Vito Stoppelli -. Sono un po’ agitato, ma non ho paura. Ero bambino, avevo 7 anni, quando c’è stato il terremoto dell’80. Ricordo gli uomini dell’esercito, pronti ad aiutare. Perché non fare qualcosa per gli altri?».
E così come quei militari arrivati in Basilicata, anche lui ha deciso di partire. «Lascio la mia famiglia a Pasquetta, ma sono contento di fare questa esperienza», ha detto prima di mettersi in macchina. Poi un pensiero alla nipotina di 5 anni. «Prima di partiremi ha dato un pacco di caramelle. “Dalle ai bambini”, mi ha detto. E io le ho messe qui, al lato dei fuoristrada per regalarle ai piccoli terremotati». [l.ier.]
VIGILE DEL FUOCO DI LAURIA: HO SCAVATO LE MACERIE CON LE MANI
Il terremoto dell’Aquila ha stretto tutta l’Italia intorno a un unico coro di solidarietà. Presente anche la Basilicata Sud con i propri uomini a scavare sotto le macerie o mobilitata in preghiera e nella raccolta di fondi da inviare per le prime necessità ed esigenze, così come stabilito dalla Caritas della diocesi di Tursi Lagonegro. Domenico Limongi, vigile del fuoco di Seluci di Lauria, da lunedì 6 aprile a giovedì 9 ha scavato tra le macerie causate dal sisma. Su invito del parroco della parrocchia di Madonna del Carmine a Seluci, monsignor Giuseppe Cozzi, ha raccontato quei giorni durante la veglia della notte di Pasqua e alla Messa di Pasqua.
«Nella mia carriera professionale - ha detto Limongi - ringraziando Dio non avevo ancora fatto questa esperienza. A livello professionale è stata molto importante, ma a livello umano è difficile raccontarvi o descrivervi cosa si prova a scavare nelle macerie di un edificio devastato in pochi secondi dal terremoto. Tocchi con mano la morte e la desolazione di quelle persone che hanno perso tutto. Scavare con mano ininterrottamente per ore, non conta se sia giorno o notte, scavi sotto quelle macerie con la speranza di trovare quella persona che cerchi, ancora viva».
«E come far capire - ha proseguito Limongi - quello che provi mentre l’escavatore rimuove le macerie di un edificio di cinque piani ridotto ad altezza uomo? Ad ogni piccolo movimento un papà ti spiega che quella è la cucina, il soggiorno o la cameretta dove si trova il proprio figlio di appena undici anni e, qualche metro più in là, un altro papà che con garbo ti chiede se puoi recuperare, sempre per il proprio figlio, il violino da 25mila euro».
Un racconto che si è unito alla preghiera per tutte le vittime, le famiglie colpite, gli sfollati «che sono veramente nella povertà». «Dopo questa esperienza - ha concluso il vigile del fuoco di Lauria - vi posso assicurare che apprezzo di più la vita». E intanto nella parrocchia è in corso una raccolta fondi che andrà avanti fino a domenica prossima, giornata indetta dalla Chiesa Italiana per tale colletta straordinaria. «La nostra comunità - ha detto il parroco - si è sempre mostrata generosa e sollecita a ogni richiamo verso le povertà e le necessità di chi soffre. Lo sia anche in questa circostanza, ricordando che se Gesù risorto ci ha donato la vita, anche noi dobbiamo dare vita e amore ai nostri fratelli in difficoltà».
Antonietta Zaccara
La Gazzetta del Mezzogiorno
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Non con i miei soldi. Non con i nostri soldidi don Marcello CozziParlare di pace in tempi di guerra è necessario, ma è tardi.
Non bisogna aspettare una guerra per parlarne. Bisogna farlo prima.
Bisogna farlo quando nessuno parla delle tante guerre dimenticate dall'Africa al Medio Oriente, quando si costruiscono mondi e società sulle logiche tiranniche di un mercato che scarta popoli interi dalla tavola dello sviluppo imbandita solo per pochi frammenti di umanità; bisogna farlo quando la “frusta del denaro”, come ...-->continua
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