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| Anche pregare diventa un ostacolo |
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10/04/2009 |
| Basilicata, una regione zeppa di barriere architettoniche. Di ostacoli che non conoscono zone franche e che costringono i disabili a navigare in un «mare magnum» di difficoltà. Anche le chiese sono per la maggior parte inaccessibili (siamo nell’o rd i n e del 70 per cento). E quelle che consentono, in qualche modo, il passaggio alle carrozzelle finiscono per creare un problema di natura psicologica: attivando l’accesso da una porta laterale o posteriore (come accade, ad esempio, al Duomo di Potenza) si alimenta quella «ghettizzazione » che caratterizza molti momenti della vita quotidiana della persona disabile. Il tema dell’accessibilità dei portatori di handicap nei luoghi di culto diventa di estrema attualità in questi giorni che precedono la santa Pasqua: un momento di riflessione e di preghiera che rischia di essere negato per questioni strutturali.
Intervenire? Anche questo sembra un ostacolo insormontabile soprattutto quando si parla di chiese antiche: «Per i nuovi luoghi di culto - dice don Vito Telesca, vicario della Diocesi di Potenza - non ci sono problemi perché tutto viene risolto alla radice. Nascono già con accessi facilitati. Nel capoluogo lucano non mancano esempi in questo senso. Sul fronte delle chiese madri dei paesi, invece - aggiunge - abbiamo le mani legate e oggettivamente la situazione non è ottimale per quanto riguarda le barriere architettoniche. Siamo condizionati dalle Sovrintendenze, dal giudizio dei vari architetti preposti alle chiese che s’irrigidiscono quando si tratta di intervenire sull’estetica degli edifici storici». La palla passa, dunque, al sovrintendente per i beni architettonici e paesaggistici, Attilio Maurano: «Esistono tante problematiche e occorre affrontare caso per caso.
Tutto si può fare. A Bari, ad esempio - dice - sono stati appena resi accessibili la cripta e gli spazi dell’antica chiesa attraverso un sistema studiato e funzionale. È vero, per le antiche chiese siamo di fronte a difficoltà che riguardano soprattutto la tempistica. Trovare immediatamente delle soluzioni è complicato, ma sappiamo tutti che il diritto all’accesso è riconosciuto dalle leggi e dal buonsenso. Dobbiamo impegnarci, dunque, su questo fronte, anche se - prosegue il sovrintendente - occorre contemperare due esigenze, quella della monumentalità e quella dei disabili. Insomma, dobbiamo coniugare vari aspetti. Ci sono poi altri due problemi da tener presente: i costi, che sono piuttosto elevati, e la richiesta di mantenere un accesso comune, unico per tutti, in modo da evitare antipatiche situazioni di marginalizzazione. Ma - conclude Maurano - in molti casi è proibitivo intervenire così, perché ci sono pendenze elevate. La soluzione più praticabile è quella di una struttura non fissa. Ripeto, però, va studiato caso per caso».
MASSIMO BRANCATI
La Gazzetta del Mezzogiorno |
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Non con i miei soldi. Non con i nostri soldidi don Marcello CozziParlare di pace in tempi di guerra è necessario, ma è tardi.
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