Domenica mattina (5 aprile), durante la trasmissione di Rai UNO, "Sabato e Domenica", c’è stato, finalmente, un collegamento con un paese della Basilicata: Valsinni, in provincia di Matera.
Questo ameno centro della rigogliosa Valle del fiume Sinni è famoso ,e lo sta diventando sempre di più per una efficace lavoro di marketing pubblicitario, per aver ospitato nel suo castello, nel sedicesimo secolo, la poco conosciuta poetessa Isabella Morra, figlia di Giovan Michele della Morra,barone di Favale, l’originario borgo medioevale di Valsinni. La giovane poetessa,abbandonata dal padre e perduto anche il fratello prediletto,si invaghisce di un nobile del circondario, Diego Sandoval de Castro. Questi, sebbene sposato con Atonia Caracciolo, ne era divenuto,per i suoi modi affabili e gentili,più che un amante,un prezioso confidente delle angoscie che ne turbavano l’anima. Isabella ,per superare i suoi tormenti interiori e anche le avversità ambientali (denigrato sito),si rifugiava nella poesia, fino a comporre un Canzoniere. I fratelli contrari alla relazione piuttosto platonica,tanto per farne una veloce sintesi, assai gelosi di questi componimenti che credevano essere indirizzati all’amante, in preda alla più becera gelosia, la trucidarono con le proprie mani.
L’oblio assoluto ha avvolto per secoli questa triste vicenda e soprattutto il Canzoniere, fino a quando Benedetto Croce,nel novembre del 1928,visita Favale, commenta ed elogia il Canzoniere per i contenuti di assoluta valenza poetica. Da allora,anche Valsinni,riscopre la sua poetessa ed in un certo senso,grazie ad essa,esce dalle tenebre dell’ignoto e celebra degnamente la sua figlia prediletta;ne riapre il castello, anche se in minima parte e,grazie ad una lodevole ed efficace organizzazione, diventa,almeno nei periodi estivi,meta apprezzata di turisti e scolaresche.
Ebbene, la Rai si collega con Valsinni ed il primo collegamento è proprio con il castello di Isabella Morra, dove l’inviato viene accolto da figuranti in costumi d’epoca. Sono scene suggestive che lasciano presagire che si parlerà tanto della poetessa. Tornata la linea a Roma dopo nemmeno un paio di minuti, nello studio si apre un dibattito con personaggi dello spettacolo sul tema “la gelosia”. A questo punto, l’attento spettatore si aspetta che si ripristini il collegamento con Valsinni, perché proprio lì si è verificato una degli episodi più truci della gelosia,anche se tra stessi familiari, una gelosia “diversa”, ma perversa e, per lo più, omicida.
Niente di tutto questo:solo dopo i soliti vaniloqui e le scontate banalità di attori di cabaret ed un’altra interruzione, finalmente la linea ripassa a Valsinni. Tutti ci saremmo aspettati che proprio dal castello di Isabella Morra si sarebbe sviluppato il tema della trasmissione,perché non c’erano luogo e occasione migliori. Niente di tutto questo. Le immagini mostrano,invece,uno dei vicoli del paese dove alcuni valsinnesi, davanti al sempre presente bicchiere di vino, giocano alla morra (antico gioco popolare in cui due giocatori stendono alcune dita della mano e nello stesso tempo gridano un numero da due a dieci,tentando di indovinare la somma delle dita esibite da entrambi). Seguono quattro chiacchiere sui prodotti locali, fugaci carrellate su anziane donne del luogo e, tra lo stupore generale, il collegamento con Valsinni termina.
Secondo il nostro modesto parere, è stata questa l’ennesima occasione sprecata dalla RAI e soprattutto da Valsinni. Per la Rai, perché, mostrando ancora una volta i suoi imperdonabili limiti di programmazione seria e documentata , non ha fatto conoscere come avrebbe dovuto, la tribolata storia della poetessa, autrice di un poema assai toccante e degno delle più prestigiose considerazioni letterarie, ancora in gran parte sconosciuta e compiere, così, un apprezzabile gesto culturale.
Per Valsinni, perché di esso è passata l’idea ,soprattutto, di un borgo che,quasi con riluttanza, sopporta la presenza della “sua “poetessa, di una comunità dedita più alla morra che ad Isabella Morra.
Peccato davvero, soprattutto per la cultura lucana.
Giovanni Labanca
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