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| Ente Irrigazione, stabilizzare i precari |
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2/04/2009 |
| I segretari generali di Fai, Flai e Uila, Antonio Lapadula, Vincenzo Esposito e Gerardo Nardiello, hanno chiesto un incontro al commissario dell'ente irrigazione, Saverio Riccardi, per affrontare la questione della stabilizzazione dei lavoratori precari impiegati nelle attività di gestione, sorveglianza e manutenzione delle dighe e degli schemi idrici di Puglia, Basilicata e Irpinia. Si tratta di 66 lavoratori, oltre la metà degli addetti totali al servizio dell'Eipli, che lavorano in una condizione di continua precarietà da oltre venti anni. Già in passato i sindacati di categoria avevano sollecitato la stabilizzazione del personale precario, assunto con contratto a tempo determinato, così come previsto da una norma della finanziaria 2007 che disciplina la stabilizzazione del personale al servizio degli enti pubblici. “Se la risorsa idrica è, come crediamo, un asset strategico per una regione come la Basilicata – spiegano i tre leader sindacali – allora non trova alcuna giustificazione il fatto che il principale ente preposto alla gestione delle grandi infrastrutture idriche tenga in una permanente condizione di precarietà lavoratori che svolgono mansioni di responsabilità, come il presidio delle dighe, degli invasi e degli impianti di sollevamento, assicurando quotidianamente l'approvvigionamento idrico per uso civile, industriale e agricolo in buona parte del Mezzogiorno”. I leader di Fai, Flai e Uila annunciano infine il ricorso a forme di protesta più incisive, senza escludere la proclamazione dello stato di agitazione, se dovesse permanere la situazione attuale.
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Non con i miei soldi. Non con i nostri soldidi don Marcello CozziParlare di pace in tempi di guerra è necessario, ma è tardi.
Non bisogna aspettare una guerra per parlarne. Bisogna farlo prima.
Bisogna farlo quando nessuno parla delle tante guerre dimenticate dall'Africa al Medio Oriente, quando si costruiscono mondi e società sulle logiche tiranniche di un mercato che scarta popoli interi dalla tavola dello sviluppo imbandita solo per pochi frammenti di umanità; bisogna farlo quando la “frusta del denaro”, come ...-->continua
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