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“Eccheccevò” a Grumento per "Le visioni altre"

30/03/2009



“Eccheccevò” è l’opera prima del regista potentino Rocco Messina, prodotta nel 2003 e che ora sta avendo un “successone” su Youtube (oltre 100.000 spettatori-visitatori). Il film, dopo aver fatto man bassa di apprezzamenti e premi a festival e rassegne, viene presentato questa sera (ore 19.00) nel Sala Conferenze del palazzo Municipale nell’ambito della seconda edizione de “Le visioni altre, vetrina promossa dalla Provincia di Potenza e in svolgimento fino al 2 aprile nei comuni di Moliterno, Castelsaraceno, Grumento Nova, Sarconi e Montemurro. Una satira irriverente e pungente sulle assurde prove (resistenza sott’acqua, cinghiate, lotta di sumo, bevute di acqua che ricordano la tortura dell’olio di ricino del regime fascista ) che il protagonista (lo stesso Rocco Messina) deve subire per vincere un concorso di lavoro. Un corto di sei minuti da cui si libera un’ironia sorprendente che fa sorridere e al contempo pensare. Perché in fondo che cos’è l’esistenza sottomessa, frustata, logorante di un precario o di un disoccupato? “Eccheccevò” – per dirla col titolo dell’opera – per diventare un occupato a tempo indeterminato, quali artifizi bisogna mettere su per accedere oggi all’agognato posto di lavoro? Encomiabile anche la colonna sonora curata dallo stesso Messina. Dopo il corto del regista potentino lo schermo si accende su uno dei film italiani più belli usciti negli ultimi dieci anni, “Placido Rizzotto” (2000) di Pasquale Scimeca, in cui si cerca di far luce su come il conosciuto segretario della Camera del Lavoro di Corleone scompare la sera del 10 marzo del 1948, ultima tappa di una lunga serie di omicidi politici commessi in Sicilia dal 1944 in poi. L’intreccio tra mito (la cadenza da ballata di un cantastorie), storia, antropologia culturale, tecniche da romanzo giallo danno al film un forte spessore narrativo. Significativo il finale con il comandante Dalla Chiesa e Pio La Torre, future vittime della mafia che si danno la mano, il gesto non è retorico, anzi rileva che “Placido Rizzotto è un film di morti che parlano di morti e che a loro volta verranno rimpiazzati da ulteriori morituri”. Cura la rassegna il cinecronista Mimmo Mastrangelo.



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