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| Basilicata, allarme suicidi |
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29/03/2009 |
| Tra prime cause di morte dei giovani, tra i 10 e i 24 anni, c’è il suicidio. Quando si verifica un fatto del genere i mass-media, com’è giusto che sia, non ne parlano per evitare l’effetto emulazione. Ma oggi ci troviamo di fronte a un fenomeno che va affrontato, evitando la politica dello struzzo. Un fenomeno alimentato da statistiche inquietanti: in Basilicata c’è un elevato tasso di suicidi (14,6 ogni 100.000 abitanti) che colloca la regione soltanto alle spalle della Calabria (18,4). Numeri destinati a crescere se si fa riferimento al trend di questi primi tre mesi del 2009: da gennaio ad oggi, infatti, incrociando i dati di questura e carabinieri, si sono verificati 8 suicidi, di cui 5 soltanto a Potenza e nell’hinterland.
Perché questa impennata? Sarebbe semplicistico, forse anche banale, fare riferimento alla crisi economica, alle chiusure di aziende, ai tanti lavoratori espulsi dal mercato produttivo e alle «nuove povertà» che, purtroppo, sono in costante aumento. Ma dietro al gesto estremo di una persona che decide di togliersi la vita - come ci spiegano gli esperti in queste stesse pagine - c’è dell’altro. Ci sono drammi interiori, traumi infantili, situazioni che affondano le radici in fragilità psicologiche.
Tra le pieghe dei dati statistici scopriamo che a togliersi la vita sono soprattutto gli uomini, con 9 casi di suicidio l’anno ogni centomila abitanti, contro un 2,6 tra le donne. Le fasce di età maggiormente interessate al fenomeno sono tra i 15 e i 24 anni e tra i 25 e 34 anni. Accanto a freddi numeri occorre fare una riflessione: il suicidio raramente è un impulso dovuto ad una decisione immediata.
Durante i giorni e le ore precedenti al gesto, generalmente appaiono indizi e segnali di allarme. Quelli più forti e rivelatori di un disturbo sono verbali. Della serie: «Non posso andare avanti così», «Non m'importa più di niente» o anche «sto pensando di farla finita». Certe espressioni vanno sempre prese sul serio. Così come non bisogna sottovalutare altri segnali che, in genere, passano inosservati: diventare improvvisamente chiusi, comportarsi pericolosamente (correre in auto o in moto, bere troppo, tendere all’autolesionismo), mettere ordine nei propri affari e regalare oggetti di valore, mostrare marcati cambi di comportamento, attitudini o apparenza, abusare di droga e medicinali (soprattutto psicofarmaci). Anche le esperienze vissute, quelle che lasciano ferite nel profondo, possono giocare un ruolo fondamentale nella scelta di togliersi la vita: subìre abusi sessuali o fisici, perdere un caro amico o un familiare, divorziare, fallire a scuola (un brutto voto o la paura di un esame) o sul lavoro (perdita del posto, crisi aziendale), essere arrestati.
Massimo Brancati
La Gazzetta del Mezzogiorno |
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Non con i miei soldi. Non con i nostri soldidi don Marcello CozziParlare di pace in tempi di guerra è necessario, ma è tardi.
Non bisogna aspettare una guerra per parlarne. Bisogna farlo prima.
Bisogna farlo quando nessuno parla delle tante guerre dimenticate dall'Africa al Medio Oriente, quando si costruiscono mondi e società sulle logiche tiranniche di un mercato che scarta popoli interi dalla tavola dello sviluppo imbandita solo per pochi frammenti di umanità; bisogna farlo quando la “frusta del denaro”, come ...-->continua
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