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Castelsaraceno: “Wolrd Napoli” e “I dimenticati” per Visioni Altre

28/03/2009



“World Napoli” è l’ultima opera cinematografica del regista lucano (è nato a Castelsaraceno) Prospero Bentivenga, il quale espande lo sguardo sulle varie etnie che coesistono a Napoli e in Campania. Un tour sulla polifonia, sulla comparazione delle diversità, un occhio sull’immigrazione vista nella sua quotidianità e liberata dai sensazionalisti. Uno sguardo dal lato umano con la curiosità delle fusioni, delle miscelazioni, dei sincretismi, religiosi, linguistici e musicali. Nel documentario di Bentivenga sono soprattutto i minori a parlare del loro rapporto con il territorio che li ospita, del viaggio d’arrivo, dello sradicamento e della particolare condizione di doppia identità. Un film riuscito che è stato ospitato in molte vetrine nazionali e internazionali (prossimamente verrà presentato nella capitale Argentina al Festival dei diritti umani ) e realizzato con l’intento di stimolare lo spettatore a guardare la realtà dei migranti da un altro angolo visivo. “World Napoli” vine presentato oggi nell’Auditorium Comunale (ore 18.00) nel corso della seconda edizione de “Le visioni altre”, rassegna del cinema fuori circuito patrocinata dalla Provincia di Potenza e dall’Upi e che si svolge fino al prossimo 2 aprile, oltre a Castelsaraceno, in altri quattro comuni della Val D’Agri (Moliterno, Sarconi, Grumento Nova, Montemurro). Dopo “World Napoli” proiezione del cortometraggio di Vittorio De Seta “I dimenticati”. Produzione del 1959 che il più grande documentarista del nostro cinema maestro girò in Calabria ad Alessandria del Carretto, un pugno di casa su un cucuzzolo e circa 1500 abitanti che vivono in una condizione isolata e a dir poco disagiata. Ogni anno dopo il lungo inverno ad Alessandria ricorre la festa dell’albero un rito secolare che si celebra a giugno anche a Castelsaraceno. L’albero delle cime montane simboleggia nella piccola comunità calabra filmata da De Seta le forze più vitali e nascoste della terra. Ogni anno la comunità se ne impossessa, le trascina nel proprio seno e, in tal senso, vivifica se stessa e rinasce. La festa dell’albero per i dimenticati di Alessandria del Carretto è l’unica occasione per sentirsi vivi. Anche in questo documento, come altri prodotti negli anni cinquanta, De Seta riesce a mantenere lo sguardo fermo, trattenere l’odore del sudore, la fame, la terribile solitudine e tutto ciò che, invece, non è presente, si perde nel racconto di un mondo opulento senza poesia.



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