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| Continua a Montemurro la rassegna “Le Visioni Altre” |
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27/03/2009 |
| Si dice che la potenza di un documentario si manifesta quando lo spettatore è in una posizione attiva e non passiva rispetto alle immagini che vede. Sicuramente le sequenze del ”Popolo della diga” di Raffaele Soave spingono per una “condizione di apertura”, attiva di chi guarda, in quanto si vede scorrere quel cinema della realtà, che, seppur non perfetto nell’estetica, è inteso come la vita di ognuno di noi. Vecchie immagini in superotto che riprendono momenti diversi della battaglia politica e sindacale che si sviluppò intorno alla costruzione della diga di Monte Cotugno (l’invaso più grande d’Europa) e che per oltre un ventennio, dalla fine degli anni sessanta alla metà degli ottanta del secolo scorso, vide coinvolta con braccianti e lavoratori, le famiglie, le scuole, la chiesa, le istituzione, i partiti e la camera del lavoro del senisese. Immagini riprese da Soave (un protagonista di quella lotta in quanto sindacalista della Cgil) che presentano la tipica sgranatura del supporto in superotto, ma da esse si può cogliere quella febbre di passione e impegno civile che colpì le comunità di un intero territorio. Il film di Raffaele Soave, che è un cinereportage sulla dinamica di un movimento di popolo, viene presentato oggi nella Chiesa di San Domenico (ore 18.00) nell’ambito della seconda edizione delle Visioni Altre, rassegna che porta il marchio della Provincia di Potenza e si svolge fino al 2 aprile in forma itinerante anche nei comuni di Moliterno, Sarconi, Castelsaraceno, Grumento Nova. La visione di questa sera viene promossa insieme alla locale Associazione Culturale Capocasale la quale ha organizzato anche la presentazione del libro “La diga di Senise” che lo stesso Soave ha pubblicato nel 1984 per Galzerano editore e ristampato nel 2004.
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Non con i miei soldi. Non con i nostri soldidi don Marcello CozziParlare di pace in tempi di guerra è necessario, ma è tardi.
Non bisogna aspettare una guerra per parlarne. Bisogna farlo prima.
Bisogna farlo quando nessuno parla delle tante guerre dimenticate dall'Africa al Medio Oriente, quando si costruiscono mondi e società sulle logiche tiranniche di un mercato che scarta popoli interi dalla tavola dello sviluppo imbandita solo per pochi frammenti di umanità; bisogna farlo quando la “frusta del denaro”, come ...-->continua
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