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| Fenice, è allarme inquinamento |
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27/03/2009 |
| E’ scattato l’allarme ambiente tra i componenti del comitato 1993 “No a Fenice” il termodistruttore nella zona di San Nicola di Melfi. «Un’ordinanza del sindaco di Melfi del 13 marzo scorso vieta assolutamente l’utilizzo per qualsiasi uso dell’acqua presente nei pozzi siti all’interno del perimetro di Fenice e fino a valle», fa sapere Michele D’Anghe - la dirigente del comitato. Niente più acqua dai pozzi, dunque, legittimo sapere quale sia la causa. “L’Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente di Basilicata che periodicamente fa i rilevamenti nella zona ha comunicato in data 3 marzo al sindaco di Melfi lo stato dell’inquinamento delle falde acquifere sotterranee non solo nel perimetro del termodistruttore, ma anche a valle», spiega D’Anghela. «Solo successivamente, in data 12 marzo l’azienda Fenice ha comunicato al sindaco quanto già comunicato dall’Arpab». Ma la legge in merito prevede che sia compito di Fenice il monitoraggio dell’ambiente per assicurarsi di mantenere i livelli di emissioni dannose sotto controllo. Infatti, anche se si tratta di quote minime il termodistruttore comunque produce inquinamento, è dell’aria è dell’acqua e di conseguenza del terreno e di tutto l’ecosistema. Le polveri inquinanti poi con il vento sono trasportate per chilometri mettendo a rischio un’ area molto vasta. Il rischio è grave, l’inquinamento delle falde sotterranee evidenzia uno stato avanzato di penetrazione delle sostanze nocive. «E’ strano che l’azienda non l’abbia fatto prima dell’Arpab a cui chiediamo di pubblicare tutti i dati per rendere manifesta la situazione ambientale non solo di Fenice ma dell’intera zona». L’appello è rivolto anche a tutti i comuni dell’area nord di Basilicata che sono interessati dal fenomeno. «Devono a loro volta munirsi del rilevatore di inquinamento che c’è comunque ed è costante, così come ne è dotato il comune di Melfi. Chiediamo al sindaco Ernesto Navazio di convocare un consiglio comunale aperto con i sindaci dell’area nord, assieme all’Asl ed alla Regione per fare il punto sulla situazione critica e porre rimedio a questo grave problema». «Vogliamo sapere cosa succede al nostro ambiente », dicono i cittadini. Considerando anche l’aumento del numero di tumori in Basilicata il problema della sorveglianza ambientale deve essere al primo posto in tutte le amministrazioni. Anche i cittadini sono chiamati a mobilitarsi per difendere la propria salute».
Lucia Nardiello
Il Quotidiano della basilicata |
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Non con i miei soldi. Non con i nostri soldidi don Marcello CozziParlare di pace in tempi di guerra è necessario, ma è tardi.
Non bisogna aspettare una guerra per parlarne. Bisogna farlo prima.
Bisogna farlo quando nessuno parla delle tante guerre dimenticate dall'Africa al Medio Oriente, quando si costruiscono mondi e società sulle logiche tiranniche di un mercato che scarta popoli interi dalla tavola dello sviluppo imbandita solo per pochi frammenti di umanità; bisogna farlo quando la “frusta del denaro”, come ...-->continua
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