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Senise: "Abbandonati a noi stessi", la rabbia degli addetti Iris

25/03/2009



Se rimane qualcosa di attuale in grado di far parlare ancora della vicenda legata all’Iris Biomedica di Senise, è sicuramente l’attesa. Attesa di capire se esista o meno la volontà di riaprire definitivamente e chiudere concretamente la partita legata ai possibili investimenti sulla struttura, al di là dei proclami, delle battaglie mancate e delle lungaggini. Se lo chiedono i circa 20 dipendenti rimasti, per i quali la mobilità è scaduta alla fine del 2008. Loro, i dipendenti, ce l’hanno con il Comune, con la Regione e, soprattutto, come dicono, “con il Tribunale di Lagonegro, visto che la prima e ultima asta risale all’ottobre del 2007”. All’epoca il bando andò completamente deserto. La cifra di partenza per gli eventuali acquirenti era stata fissata a 9 milioni di euro. Entro i 60 giorni successivi, si era detto, si sarebbe dovuta ripetere l’asta, con una quota di partenza inferiore del 25 per cento rispetto all’originaria prevista. Ma, da allora, nulla è più successo. “Nel frattempo- dicono i dipendenti- siamo stati completamente abbandonati. Nessuno ha fatto nulla per noi e neanche il sit-in organizzato nell’area industriale di Senise un anno fa è servito a nulla. Un buco nell’acqua. Ci sentiamo abbandonati e abbiamo l’impressione che la nostra vicenda, per un motivo o per un altro, non sia presa in considerazione come invece accade per altri esempi di crisi in Basilicata”. Per questo motivo i dipendenti ora minacciano di manifestare il loro disappunto occupando pacificamente il Comune di Senise.
E’ una storia ormai consumata quella dell’Iris Biomedica. Nata nel 1994 come azienda di prodotti destinati agli ospedali, fu dichiarata fallita nel 2002. Per i dipendenti (inizialmente una cinquantina) da quel momento fu un susseguirsi di cassa integrazione prima e mobilità poi. Questo nonostante la potenzialità dell’azienda, che in pochi anni è riuscita ritagliarsi un posto importante nel mercato nazionale. Tanto che, dopo il fallimento, diversi sono stati i tentativi da parte di altre società di rilevarla. L’ultimo, quello di una cordata di imprenditori locali, riuniti in una società, la Fenix, che aveva anche presentato un piano per rilanciare l’Iris, con un’ipotesi occupazionale in grado di sfiorare le 100 unità lavorative. Piano che ora sembra nei fatti sfumato, visto il tempo trascorso e le mancate aste da parte del curatore fallimentare. “E’ ancora un potenziale in termini di investimenti- dicono i dipendenti- per questo motivo non riusciamo a capire perché dal Tribunale non arrivi alcuna comunicazione e ci si ostini a non indire una seconda asta”. L’Iris era stata anche una delle bandiere del sit-in senisese del giugno scorso. Il tentativo era quello di inserire l’azienda nelle procedure previste per i siti inattivi, fare un bando per fare arrivare nuovi investimenti, con il vincolo di reintegrare almeno il 50 per cento degli operai in mobilità. Ma anche quell’ ipotesi si è conclusa con un nulla di fatto.

Mariapaola Vergallito



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