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| Tar: la Regione Basilicata paghi per aver bloccato l'industria del sale |
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25/03/2009 |
| La Regione Basilicata dovrà pagare 5 milioni e mezzo di risarcimento danni alla Sorim, la società in passato titolare della miniera di Salgemma di Terzo Cavone (lo stesso sito individuato dal governo Berlusconi, nel 2003, per fare il deposito unico delle scorie nucleari) e il Tar, che ha adottato questa decisione, ha trasmesso gli atti alla Procura presso la Corte dei Conti, «al fine di accertare se nella vicenda in esame si siano verificate eventuali responsabilità amministrative per danno erariale».
La vicenda della miniera di Salgemma si conclude così, almeno al primo livello di giudizio. La società non ha diritto a ricevere i 67 milioni e 707mila euro che aveva richiesto, ma per i giudici amministrativi di Potenza il danno c’è stato eccome, in conseguenza di un comportamento non regolare della Regione. E se, alla fine, il conto è stato meno «salato» (è proprio il caso di dirlo) del previsto è perchè il Tar ha ritenuto di corrispondere isoli danni relativi al periodo compreso tra il «9.9.1999 (data di emanazione del Decreto Presidente Giunta Regionale n. 315, con il quale era stata disposta l’assoggettamento della costruzione dello stabilimento per la produzione del sale a Valutazione di Impatto Ambientale e conseguentemente la sospensione di tali lavori di costruzione, provvedimento annullato da questo TAR con la Sentenza n. 367 del 22.3/21.6.2000) fino al 27.7.2000 (data di pubblicazione dell’Ordinanza cautelare n. 261, con la quale questo Tribunale ha sospeso l’efficacia della Determinazione Dirigente Ufficio Compatibilità Ambientale n. 149 del 13.4.2000, con la quale era stato deciso nuovamente di sottoporre a Valutazione di Impatto Ambientale la costruzione del predetto stabilimento e conseguentemente la sospensione di tali lavori di costruzione)» e in più i giudici hanno osservato che «non possono essere risarciti i danni relativi al periodo 9.9.1999-18.11.1999, dal momento che con la citata Sentenza n. 367 del 22.3/21.6.2000 questo Tar ha annullato il Decreto Presidente Giunta Regionale n. 315 del 9.9.1999, ma anche respinto la domanda di risarcimento dei danni, patiti dalla ricorrente fino alla notifica del ricorso di impugnazione, cioè fino al 18.11.1999».
La Sorime era titolare di una concessione mineraria per l’estrazione di salgemma in un fondo di 1.237 ettari a cavallo tra Pisticci e Scanzano, rilasciata la prima volta nel 1974 e rinnovata per altri 15 anni a partire nel 1989 e fino al 18 marzo 2004, col parere favorevole della Regione Basilicata che attestava la compatibilità dell’attività estrattiva con le indicazioni del Piano Territoriale Paesistico Metapontino «condizionando la realizzazione dei manufatti al servizio dell’attività estrattiva ad un preventivo parere della stessa Regione», in quanto l’attività estrattiva non era mai iniziata. La Sorim aveva effettuato perforazioni fino a mille metri di profondità con cui fu accertata l’esistenza di riserve di salgemma tra i 150 e i 180 milioni di tonnellate e aveva realizzato 5 pozzi attrezzati per la produzione del sale e aveva ottenuto un contributo pubblico a fondo perduto di 14 miliardi e 700 milioni di lire e un finanziamento di durata 6 anni pari a 11 miliardi e mezzo per realizzare gli impianti.
Ad aprile del 1999, il Sindaco del Comune di Scanzano Jonico aveva rilasciato alla stessa Sorim il nulla osta ambientale per la costruzione dello stabilimento per la produzione del sale e delle relative opere di urbanizzazione primaria e successivamente arrivavano le concessioni edilizie e la società appaltava i lavori. Ma, dopo un sopralluogo effettuato da funzionari regionali il 18 agosto 1999, il 9 settembre il Presidente della Giunta Regionale con una propria delibera disponeva la sospensione dei lavori di costruzione dello stabilimento per la produzione del sale, in quanto tale stabilimento rientrava tra le opere sottoposte alla valutazione di impatto ambientale. Ma a quel punto la società ricorse al Tar che, a Giugno 2000 riconobbe le ragioni della società in base alle normi vigenti all’e poca. Ma le lungaggini e la mancata realizzazione degli impianti portarono il Ministero delle Attività Produttive, a marzo 2002 a revocare il contributo concesso poichè le opere non erano state realizzate, come prescritto, entro maggio 2000. E poichè un successivo contributo ottenuto era stato di molto inferiore (2 milioni di euro circa) il Tar ha posto la differenza a carico della Regione. Rigettata, invece, la richiesta di risarcimento del «lucro cessante» sostenuta da alcune «lettere d’in - tenti» presentata dalla Sorim con cui clienti si impegnavano ad acquistare quel salgemma mai estratto. Ma i giudici hanno ritenuto che una semplice lettera d’intento non configurasse certezza commerciale. Quei soldi, almeno, la Regione non deve pagarli.
GIOVANNI RIVELLI
La Gazzetta del Mezzogiorno |
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Non con i miei soldi. Non con i nostri soldidi don Marcello CozziParlare di pace in tempi di guerra è necessario, ma è tardi.
Non bisogna aspettare una guerra per parlarne. Bisogna farlo prima.
Bisogna farlo quando nessuno parla delle tante guerre dimenticate dall'Africa al Medio Oriente, quando si costruiscono mondi e società sulle logiche tiranniche di un mercato che scarta popoli interi dalla tavola dello sviluppo imbandita solo per pochi frammenti di umanità; bisogna farlo quando la “frusta del denaro”, come ...-->continua
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