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Le promesse mancate della Tito-Brienza

17/03/2009



L’attesa si prolunga. Dopo dieci anni il sesto lotto della «Tito-Brienza» continua ad essere un’incognita. Un’opera auspicata, cercata, sollecitata che, però, rischia di rimanere solo sulla carta. Esattamente come avviene - per motivi vari - da anni a questa parte. Dopo essere stato incluso tra le opere appaltabili nel 2008, e dopo essere stato rinviato al 2009, ora giunge un nuovo stop.
Un «fermo» legato non a intoppi burocratici ma alla solita assenza di fondi. A seguito dei tagli nella Finanziaria, infatti, il progetto è stato declassato dall’Anas dalle opere immediatamente cantierabili a quelle canteriabili in caso di problemi su altri progetti.
Lo stanziamento annuale dell’Azienda stradale è stato fissato in 500 milioni di euro ed in quei soldi al momento non rientrano i 90 milioni di euro necessari al completamento della strada che dovrebbe permettere di oltrepassare il centro abitato di Brienza e collegare la Ss95 con la Fondovalle dell’Agri. Ma non solo, dato il periodo di crisi come questo è inevitabile che i tempi di realizzazione della strada siano destinati ad allungarsi. Ed anche di molto.
Con il risultato di far rimanere ancora a lungo nel libro dei sogni quell’opera attesa da molto tempo dalla gente della Val d’Agri e soprattutto dal territorio di Brienza. Una strada che renderebbe più facili e veloci i collegamenti tra il Potentino e la Val d’Agri, sino al Metapontino. Eppure, nonostante il ruolo strategico dell’arteria essa già in passato è rimasta «vittima» di intoppi e stop di varia natura. Tanto che di quella via si parla già da dieci anni. Un lasso di tempo lunghissimo che ha coltivato le speranze delle comunità, che ha acceso il dibattito tra i politici, che ha sollecitato discussioni e proteste. Un lasso di tempo in cui a «fermare» la strada non sono stati i fondi ma la burocrazia. Basti pensare che nel 2003, precisamente nell’ottobre del 2003, la direzione generale dell’Anas chiede il progetto al compartimento lucano per dare corso all’appalto dell’opera. Il progetto, però, non parte. E’ in corso la conferenza di servizio e bisogna chiuderla. Così il lavoro viene rinviato, forse nell’illusione che sarebbe stato realizzato in tempi più brevi.
Quello, però, è solo il primo stop. Altri arrivano nei cinque anni successivi. Tra questi quello legato ad alcune verifiche strutturali rese necessarie dopo il cambiamento della normativa in materia antisismica, che ha portato all’aumento del costo del progetto da 50 a 90 milioni di euro.
Insomma, una situazione difficile che aggiunge un pizzico di amarezza in più alla vicenda. Cosa succederà, però, a questo punto?
Nessuno è in grado di dirlo. Resta, però, il fatto che per la Regione il sesto lotto della «Tito- Brienza» resta un’opera prioritaria.
«Io ho chiesto ed ho avuto dall’anas l’impegno Anas affinché vengano predisposte tutte le procedure finalizzate all’acquisizione dei pareri ambiantali e alla convocazione della conferenza di servizi - precisa l’assessore regionale alle Infrastrutture, Innocenzo Loguercio - Questa notizia dell’Anas, però, suscita un senso di ribellione. Ci riteniamo insoddisfatti dal dover verificare l’assenza di risorse. Esigiamo dall’Anas un’ accelerazione sulla predisposizione e sull’invio di tutto quello che serve sui pareri alla luce della proposta dello svincolo di Brienza, sul quale c’è disponibilità di ricezione da parte dell’Amministrazione comunale, e siamo pronti a sederci intorno ad un tavolo per determinare tutte le condizioni atte alla cantierabilità entro il 2009. Intanto, va detto che la Regione ha fatto presente all’Anas che si tratta di un strada prioritaria e fondamentale per le popolazioni della zona».

Antonella Inciso
La Gazzetta del Mezzogiorno



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