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| Baby-criminali, boom in Puglia e Basilicata |
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14/03/2009 |
| Malgrado il radicamento e la virulenza dei clan pugliesi, nonché il rosario di fatti di cronaca nera che quasi quotidianamente vede protagonisti i ragazzini di Puglia, sono i minorenni lucani ad avere - a livello regionale - il maggior «quoziente criminale», ovvero l’indice che esprime il numero dei minori denunciati ogni 100.000 residenti. Il dato è contenuto nel 1° rapporto sulla devianza minorile in Italia, realizzato da ministero della Giustizia e Dipartimento per la Giustizia minorile. Il rapporto rileva, infatti, che il «quoziente criminale» medio dei pugliesi è di 1.052, viceversa quello dei «confinanti» è di ben 1.102.
Però il documento spiega anche che per i giovani lucani si tratta, per lo più, di «errori di percorso». Per loro sono notevoli le possibilità di recupero, anche soltanto con l’ausilio dei Servizi sociali. Sono liberi, almeno per ora (visto che il dossier denuncia il consolidarsi delle Mafie), da quei modelli sociali tipici delle aree in cui i fenomeni criminali sono endemici. Anche per queste ragioni - sostiene il rapporto - «nell’Istituto penale per minorenni di Potenza non risultano ingressi di minori residenti nella regione». Inoltre, dei 437 ragazzini denunciati durante il 2006 per reati commessi nel Potentino e nel Materano, gli stranieri sono il 4%.
Anche i reati più frequenti indicano una «propensione criminale» di basso livello. Si tratta soprattutto di qualche furtarello (15%), della vasta gamma di infrazioni che viene catalogata come «violenza privata e minacce» (13%), danneggiamenti (13%), ingiuria e diffamazione (13%).
Nelle aree degradate della Puglia, invece, sfuggire alla criminalità è arduo. La «mal’aria» dei clan appesta la vita dei nostri ragazzi fin da tenera età. Spinti da povertà e degrado, immersi in un contesto culturalmente «mafioso», finiscono in una sorta di «nursery criminale». Sbarbatelli, imparano a delinquere quando sono così piccoli da non essere punibili con la reclusione. A 18 anni - sottolinea il rapporto - hanno un profilo definito, sono «incalliti », praticamente irrecuperabili.
Nel 2006, i minorenni denunciati alle procure per reati commessi nella regione Puglia sono stati 2.715, ovvero il 7% del totale nazionale. Le femmine sono ben l’8% dei denunciati. Gli stranieri sono il 7%. Anche qui, come in Basilicata, il reato più frequente è il furto (19%). Ma, al secondo posto, ci sono «lesioni» e «danni» (10%) e - soprattutto - al terzo posto ci sono gli stupefacenti. L’8% dei pugliesi under-18 che finisce nei guai con la giustizia, lo fa a causa della droga. Sia chiaro, nessun moccioso, potendo scegliere, rinuncerebbe a giocare con gli amici, per frequentare tossicomani e sballati e dedicarsi allo spaccio. Sono gli adulti che li coinvolgono. Ceffi senza onore, feccia che i criminali «vecchio stampo» userebbero per concime, mettono polverine e pasticche in mano ai nostri ragazzi. Rovinandoli.
Infine, passando al dato provinciale, il primo lavoro organico nazionale prodotto sulla devianza minorile, spiega che l’area di Brindisi e Taranto primeggiano per «quoziente di criminalità minorile» (che, ricordiamo, è il rapporto tra delitti denunciati a carico di minori per 100.000 minorenni residenti). Su una media regionale di 1.052 minorenni denunciati, il Brindisino segna un inquietante 1.347, seguito dalla provincia di Taranto con un quoziente di 1.262. Il Barese è poco al di sotto della media (1.036). Poi c’è il Foggiano (983) e, infine, il Salento (841). In Basilicata, invece, capoluogo e hinterland superano abbondantemente il dato medio regionale (1.259, su 1.102). Tra Puglia e Basilicata, quindi, il Materano, sembra essere il posto in cui i giovanissimi crescono più sereni: soltanto 808 è il quoziente di criminalità minorile, il più basso della intera macro area apulo-lucana.
di MARISA INGROSSO
La Gazzetta del Mezzogiorno |
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Non con i miei soldi. Non con i nostri soldidi don Marcello CozziParlare di pace in tempi di guerra è necessario, ma è tardi.
Non bisogna aspettare una guerra per parlarne. Bisogna farlo prima.
Bisogna farlo quando nessuno parla delle tante guerre dimenticate dall'Africa al Medio Oriente, quando si costruiscono mondi e società sulle logiche tiranniche di un mercato che scarta popoli interi dalla tavola dello sviluppo imbandita solo per pochi frammenti di umanità; bisogna farlo quando la “frusta del denaro”, come ...-->continua
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