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| IL Gal Allba partner del progetto “da terra di emigranti a territorio ospitale." |
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12/03/2009 |
| IL Gal Allba partner del progetto “da terra di emigranti a territorio ospitale…la partenza, l’arrivo, il restare” presentato dalle associazioni Auser di Lauria (capofila), Lagonegro, Rivello e Castelluccio Inferiore, l’Upel di Maratea e Trecchina, Noi e gli altri e il Centro italiano femminile.
Progetto è stato candidato a finanziamento del Bando “Perequazione per la progettazione sociale, Basilicata” della Fondazione per il Sud.
Il Programma, spiega il vicepresidente del Gal Allba Giuseppe Di Fazio, esplorerà le connessioni tra consuetudini sociali, arti e mestieri tipici locali.
Obiettivo generale è la promozione del dialogo consapevole e della prevenzione di episodi di emarginazione, malessere. Il progetto prende coscienza di un Mediterraneo da sempre luogo di accoglienza, e del “diverso”, in tutti i suoi aspetti, come patrimonio sociale bisognoso/ meritevole di tutta la dignità possibile, in quanto portatore di occasioni di crescita civile. Insomma il programma vuole creare una sorta di laboratorio nel quale tutte le fasce della popolazione quella originaria del territorio e quella arrivata oggi o ieri, siano attori e spettatori, registi e produttori, L’obiettivo generale sarà perseguito attraverso il ricorso alla strumentazione che ha più diretta capacità di coinvolgimento, ossia musica, balli, gastronomia, ma anche stimolando il confronto tra le tradizioni gastronomiche e le diverse modalità culturali, gemellaggi e relazioni con altri Paesi.
Gli obiettivi specifici prevedono tra le altre cose la Creazione di uno sportello per fornire informazioni, rilevare problematiche, promuovere intercultura di ascolto e consulenza per stranieri in difficoltà; Incontri di gruppi interculturali convegni/seminari, Social network, Messa in rete dei territori, degli emigrati e degli immigrati con le loro terre di appartenenza e laboratori didattici.
Ufficio comunicazione Gal Allba
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Non con i miei soldi. Non con i nostri soldidi don Marcello CozziParlare di pace in tempi di guerra è necessario, ma è tardi.
Non bisogna aspettare una guerra per parlarne. Bisogna farlo prima.
Bisogna farlo quando nessuno parla delle tante guerre dimenticate dall'Africa al Medio Oriente, quando si costruiscono mondi e società sulle logiche tiranniche di un mercato che scarta popoli interi dalla tavola dello sviluppo imbandita solo per pochi frammenti di umanità; bisogna farlo quando la “frusta del denaro”, come ...-->continua
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