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| Truffa sui master e la Regione paga |
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11/03/2009 |
| Si era inventato 12 identità diverse, aveva autocertificato che ciascuno di questi «neonati» aveva partecipato a un master e la Regione aveva pagato, senza batter ciglio, fantomatici rimborsi per un ammontare cedi circa 200mila euro. Senza nemmeno controllare che i beneficiari esistessero.
L’«Arsenio Lupen» lucano ha 31 anni, è di Baragiano e porta il nome di Vincenzo Farella, anche se gli agenti della Guardia di Finanza del nucleo di Polizia Giudiziaria, quando lo hanno fermato, hanno dovuto chiedergli per prima cosa: «lei chi è oggi?».
Perchè questo vulcanico giovane, negli ultimi 3 anni, di nomi ne ha cambiati diversi, almeno per la Regione e per le banche su cui si faceva effettuare gli accrediti dei rimborsi che dichiarava di seguire e anche delle spese che sosteneva per frequentarli.
Il meccanismo era semplice. A ben pensarci di una semplicità sconcertante se si pensa che la Regione ci è caduta per ben 12 volte. L’uomo si era procurato delle carte d’identità in bianco (le avrebbe acquistate in Campania) e di volta in volta, con l’aiuto di un computer, le compilava con nomi e dati inventati e immagini di ignare persone che avevano dato una copia del proprio documento a qualche ufficio (e qui le indagini sono ancora in corso) per attività del tutto lecite e regolari.
Con questa falsa identità inviava la domanda di rimborso per i master (allegando, come prescritto, la copia del documento) e grazie all’aiuto di un computer e un programma di videografica, la corredava di tutti i certificati, gli attestati, le ricevute richieste, che
ovviamente, nessun ente di formazione aveva nella realtà rilasciato ad una persona inesistente.
Per evitare di essere rintracciato, anche qualora qualcuno si accorgesse di qualcosa, l’uomo aveva preso le sue precauzioni. Con la falsa carta di identità, ma questa volta con la propria foto su, si recava alle poste per aprire una casella postale per ricevere la corrispondenza, poi andava in banca dove apriva un conto corrente a nome del fantomatico «corsista», che così, quando arrivava l’asse - gno della Regione, aveva gioco facile a versare il titolo di credito sul conto e a ritirare l’intera somma in contanti facendola sparire. A quel punto avrebbe cambiato identità, master da frequentare, casella postale e conto corrente e l’attività poteva andare avanti.
Ma se tutto è andato bene per circa 3 anni, dal 2006 ad oggi, il meccanismo si è bloccato nello scorso febbraio quando Farella è stato arrestato (ora è già stato rimesso in libertà) e altri due suoi presunti complici (avrebbero cambiato identità per ritirare i soldi) sono stati denunciati. Perchè se i sistemi di controllo della Regione non sono stati in grado di vedere che si davano decine di migliaia di euro (la media è di 16mila e 666 euro a ogni «colpo») a persone inesistenti, un dubbio, o qualcosa in più, è venuto a un solerte impiegato del Dipartimento che ha notato che tre giovani che avevano richiesto il contributo avevano lo stesso numero di carta d’identità. Farella, insomma, ci aveva preso la mano e aveva iniziato a ripetere colpi utilizzando lo stesso «supporto» di documento. È così partita la segnalazione e la Finanza si è messa sulle tracce dell’uomo.
In una prima fase, però, grazie agli accorgimenti che l’«Arsenio Lupen» aveva adottato non è stato possibile far altro che trovare una lunga scia di conti correnti in banche di vari centri del Potentino, intestati a persone diverse che, incassato il saldo, si erano volatilizzate.
Poi, però, l’uomo è scivolato sulla classica «buccia di banana». Una delle caselle postali era ancora aperta e lui doveva chiuderla e ritirare poche decine di euro per il periodo non goduta. Gli agenti della finanza lo hanno atteso. E quando si è presentato, mostrando la carta d’identità falsificata, è scattato l’arresto in flagranza.
GIOVANNI RIVELLI
La Gazzetta del Mezzogiorno |
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Non con i miei soldi. Non con i nostri soldidi don Marcello CozziParlare di pace in tempi di guerra è necessario, ma è tardi.
Non bisogna aspettare una guerra per parlarne. Bisogna farlo prima.
Bisogna farlo quando nessuno parla delle tante guerre dimenticate dall'Africa al Medio Oriente, quando si costruiscono mondi e società sulle logiche tiranniche di un mercato che scarta popoli interi dalla tavola dello sviluppo imbandita solo per pochi frammenti di umanità; bisogna farlo quando la “frusta del denaro”, come ...-->continua
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