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De Filippo: «È meglio il piano della Basilicata»

10/03/2009



intervista di Antonella Inciso

Contrario, fortemente contrario. E’ questo il giudizio del governatore della Regione Basilicata, Vito De Filippo, al «piano casa» annunciato dal Governo Berlusconi. Per il presidente lucano, infatti, si tratta di «proposte vaghe» e di provvedimenti «frutto di improvvisazione».

Presidente De Filippo, il piano casa accende il dibattito e lei si schiera tra i critici. Perch é ?
«Si tratta di proposte vaghe e indeterminate. Appare frutto di improvvisazione e comunque, come segnalato faciliterebbe molto l’abusivismo e poco l’efficacia di un intervento concreto che solo le Regioni da tempo stanno attuando sui diversi territori regionali».

Eppure, tra i progetti previsti nel piano rientra anche la riqualificazione di Bucaletto, l’area nata all’indomani del sisma del 1980?

«Nel contributo di 550 milioni di euro previsto per il piano casa rientra il progetto di Bucaletto. Però, si tratta di un progetto lanciato dal ministro Di Pietro, fermato per 8 mesi, e ora rimesso in piedi dopo le pressione formidabili delle Regioni. D’altra parte, noi abbiamo candidato un solo progetto qualificante quello di Bucelatto, non abbiamo fatto una distribuzione a pioggia».

Nel programma previsto dal Governo, poi, si parla anche di Project financing.

«Il contributro privato è cosa seria, bisogna capire di cosa si tratta»
E di aumento delle volumetrie cosa ne pensa?
«Una seria politica abitativa non si concretizza disseminando volumetrie senza regole, ma prevedendo come ci appresta a fare la Regione, norme di sistema che contrastano la speculazione includendo l’edilizia sociale tra le aree standards. In materia di urbanistica il Governo nazionale appare colpevolmente latitante e si pone a traino di tante regioni che ormai hanno legiferato dotandosi di riforme innovative».
La Basilicata, comunque, sta per dotarsi di una legge regionale specifica in questa materia?

«Si tratta di una legge all'avanguardia, basata sul principio secondo il quale le abitazioni sociali possono essere considerate un servizio pubblico ed essere realizzate all’interno di un progetto perequativo, nel rispetto del territorio. In ogni caso, nella nostra politica abitativa puntiamo sulle fasce svantaggiate, sul recupero abitativo dei centri storici che possono essere ripristinati e sfruttati».

A questo punto, però, presidente cosa dovrebbe fare il Governo e cosa pensate di fare voi come esponenti delle Regioni?

«Il Governo farebbe meglio ad abbandonare la strada dei tagli, se realmente vuole sostenere il settore. In mancanza di risorse anche le politiche delle Regioni in materia di edilizia pubblica e scolastica rischiano di essere del tutto evanescenti. Per quanto riguarda le Regioni la settimana prossima abbiamo fissato un incontro».



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