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| L’edilizia cola a picco |
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9/03/2009 |
| L’edilizia lucana spera che qualcosa avvenga presto. Il settore delle costruzioni che rappresenta la «spina dorsale» del sistema produttivo lucano, ma che per la crisi in atto ha registrato uno degli arretramenti più gravi del Paese proprio in Basilicata, attende un’àncora di salvezza che se dovesse tardare potrebbe trovare una situazione devastata.
I numeri parlano chiaro: sul fronte dell’oc - cupazione il calo, in Basilicata è stato del 6,2 per cento nel primo semestre del 2008 (l’ultimo sul quale esiste un dato certo) e dai dati elaborati delle casse edili si attende che tra la fine del 2008 e il primo semestre del 2009 si possa giungere anche a livelli superiori al 20 per cento.
Per il settore potrebbe essere il tracollo. I cantieri delle grandi opere sono fermi, ma anche l’edilizia privata lascia molto a desiderare. Le compravendite immobiliari (in base alla nota informativa dell’Agenzia del Territorio) a fine 2008 hanno fatto registrare una flessione del 13 % con picchi nel settore dell’edilizia residenziale del 14,1. Anche la realizzazione di nuovi edifici, con questi numeri, diventa un’attività economica i cui tempi di rientro tendono ad allungarsi, con uno scenario ben lontano da quando «mattone» voleva dire «contante». E così prima di avviare nuovi cantieri ci si pensa. Non è un caso se, come rivela l’Istat, l’indice delle costruzioni (fatto 100 il valore al 2000) a dicembre 2008 abbia fatto registrare un arretramento di 9,6 punti rispetto all’anno prima, passando da 133,2 a 123,6 e facendo registrare un calo di giornate lavorative del 9,5 per cento.
A completare il quadro disastroso, proprio quel sottocomparto delle ristrutturazioni, su cui più potrebbe incidere il nuovo piano del governo. Nel mese di novembre scorso, al Centro Operativo di Pescara, quello deputato a raccogliere i dati per gli incentivi fiscali, è stato registrato un calo generalizzato, a livello Paese, delle attività di ristrutturazione pari al 22 per cento, ma il dato della Basilicata è ancora più drammatico, con un 49 per cento di ristrutturazioni in meno rispetto ad appena un mese prima che consegna ai lucani il triste primato nazionale del decremento e porta pesanti ricadute in termini di economia e di occupazione.
«Il mercato immobiliare - spiega Franco Bitetti, coordinatore scientifico del Centro Studi Unioncamere Basilicata nell’ultimo rapporto sull’Economia pubblicato - è in forte rallentamento e sembra aver esaurito, ormai, il suo ciclo di crescita; gli stessi investimenti in costruzioni hanno mostrato una brusca frenata (almeno a giudicare dall’andamento dei prestiti bancari erogati per il loro finanziamento), mentre l’occupazione risulta in calo da circa un anno e mezzo e gli interventi di cassa integrazione hanno raggiunto un nuovo “massimo”».
Da quattro anni, in Basilicata, non si registrava un arretramento dei prestiti bancari per investimenti nell’edilizia e questa inversione del trend, partita nel primo semestre del 2008 con un -1,5 per cento di massa monetaria e un migliaio di occupati in meno nel settore, pur non esistendo ancora dati consolidati, avrebbe assunto dimensioni ancor più marcate a fine anno.
Intanto, il Cipe delibera i soldi per le opere pubbliche e oltre alla conferma di interventi per A3 e Jonica, per la Basilicata non c’è niente. «Nessuna - osserva il deputato lucano del Pd Salvatore Margiotta - delle opere strategiche fissate nell’”Intesa generale quadro” tra Governo e Regione Basilicata nel corso della precedente legislatura (in particolare la Bari - Matera, la Gioia del Colle - Matera, la Lauria - Candela, la Salerno - Potenza –Bari, la Murgia – Pollino), è riportata nell’elenco relativo alla delibera Cipe: nessuna di esse sarà dunque avviata entro il 2013». E questa non è certo una buona notizia.
GIOVANNI RIVELLI
La Gazzetta del Mezzogiorno |
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Non con i miei soldi. Non con i nostri soldidi don Marcello CozziParlare di pace in tempi di guerra è necessario, ma è tardi.
Non bisogna aspettare una guerra per parlarne. Bisogna farlo prima.
Bisogna farlo quando nessuno parla delle tante guerre dimenticate dall'Africa al Medio Oriente, quando si costruiscono mondi e società sulle logiche tiranniche di un mercato che scarta popoli interi dalla tavola dello sviluppo imbandita solo per pochi frammenti di umanità; bisogna farlo quando la “frusta del denaro”, come ...-->continua
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