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Performances-spettacolo di Brancale al teatro “si” di Bologna

6/03/2009



Sant’Arcangelo – il poeta-performer santarcangiolese Domenico Brancale presenta a Bologna al teatro “SI’” l’8 marzo la sua nuova installazione per voce “questa deposizione rischiara la tua assenza”.
Allestimento con 7 croci dismesse del cimitero di Sant’Arcangelo e 49 pietre del fiume Agri.

Domenico Brancale, in fondo, ha un diktat artistico teso a scardinare, infrangere. E, possibilmente, anche a profanare. Se poi si chiede al giovane poeta-performer lucano la mansione della poesia, non ha esitazioni: “La poesia – ribatte – non ha compiti. Non descrive. Palpita nell’istante stesso che viene menzionata cancellando il tempo”. Il canzoniere di Brancale è innanzitutto suono, pulsazione di voce che deve echeggiare negli spazi più svariati per destabilizzarli. Da questa pendenza del verso scritto - che deve farsi più che accezione, musica, tonalità, ritmo, lamento subordinante un luogo - sono nate le performances-spettacolo di Brancale, di cui vanno ricordate, oltre alle prime esperienze con il poeta beat statunitense John Giorno, “Frantoi di luce” (2006) con il regista-out salernitano Michele Schivino, “Nessun sole sorge senza l’uomo-suoni per una voce a corda”(2007) coi fratelli Mancuso, finissimi esploratori di suoni non convenzionali, “Cataletto per Aristakysan” (2008) con il regista armeno Artur Aristakysan. L’ultimo suo lavoro, prodotto dalla Galleria Gasparetti Arte Contemporanea di Fano, in collaborazione con il Teatro Clandestino e il Comune di Bologna, viene presentato questa sera in prima nazionale nel capoluogo romagnolo al Teatro Sì. L’installazione per voce porta come titolo “Questa deposizione rischiara la tua assenza” ed è un’operazione in cui la lettura di 18 poemi (la maggior parte inediti) avviene dentro uno spazio scenico riempito da sette croci dismesse del cimitero di Sant’Arcangelo e 49 pietre raccolte ai margini del fiume Agri, tra le quali una è stata colorata color oro in segno di omaggio alla cultura bizantina di cui è intrisa in alcuni tratti significativi la storia e la cultura lucana. Il silenzio delle croci e delle pietre interagendo con la voce del poeta è destinato ad assumere una diversa identità, sarà pressato da un oralità ferma che di tanto in tanto si propone a strappi e cavernosa. Nelle note di presentazione della performance viene riportato che la poesia di Brancale “non è una voce, ma una ferita aperta. L’eco di un lamento tanto dignitoso quanto sostanzialmente indecente”. Nell’enunciazione del poeta c’è tutto il sentore della morte, la quale viene intesa da una parte come il segno del deperimento della lingua e dall’altra come la scomparsa del poeta. Insomma, la “Deposizione…” di Domenico Brancale evoca immagini, simboli, ma si risolve innanzitutto nella morte a lavoro dello stesso poeta. Alla performance del poeta santarcangiolese faranno da contrappunto un corpo di suoni creati da Alessandro Gulino, mentre la scena sarà illuminata da un apparato di luci a pioggia tale da generare una sensazione di sospensione e trasparenza della visione. Per l’occasione è stato pubblicato dall’editore CTL presse di Amburgo anche un catalogo d’arte con le poesie di Brancale e gli scritti di Vito Bonino, Jonny Costantino e Sandro Scroccati.

di Mimmo Mastrangelo



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