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| Alla Mahle vietato l’ingresso ai circa 100 dipendenti |
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3/03/2009 |
| Mattinata di tensione davanti i cancelli della Mahle di Potenza, azienda che produce pistoni per autovetture (Fiat ed altre marche), e che attualmente si trova a fare i conti con la crisi del mercato aut omobilistico. La lunga vertenza avviata dalle organizzazioni sindacali lo scorso ottobre, dopo l'annuncio della proprietà di voler procedere con la mobilità per tutti i dipendenti, rischia di subire un duro contraccolpo. E questo nel momento più delicato delle trattative che vede coinvolte oltre azienda e sindacati anche Confindustria, le istituzioni locali e un possibile nuovo proprietario. Ieri mattina infatti, la Direzione Aziendale, ha impedito ai lavoratori l'accesso nello stabilimento per svolgere la normale attività lavorativa. «È un atteggiamento incomprensibile – ha dichiarato Vincenzo Tortorelli segretario regionale della Uil-Muil – che non trova una sua spiegazione logica. Vietare l'ingresso in fabbrica ai lavoratori o peggio, come è stato fatto oggi, voler far entrare solo alcune unità è qualcosa di assurdo. Siamo perplessi e preoccupati, per questo come organizzazioni sindacali, abbiamo stilato un documento nel quale chiediamo al Prefetto di Potenza, alle istituzioni e alla stessa Fiat di mantenere alta il livello di attenzione. Non permetteremo che si crei confusione e che qualcuno possa tentare in questo di “svuotare” l'impianto dei suo macchinari».
Il timore più grande è proprio questo come conferma il segretario regionale della Fiom-Cigl, Giuseppe Cillis. «L'atteggiamento dell'azienda Mahle è assolutamente “improprio”. Non si può vietare l'accesso in azienda in questo modo ma soprattutto la chiamata a lavoro per pochi operai è consentito solo per lo straordinario. Insomma un atteggiamento assurdo a due giorni dall'incontro di Torino con l'azienda che vorrebbe subentrare nella proprietà e a tre dalla riunione presso la Regione Basilicata. Una cosa è importante sia ben chiara: non accettiamo speculazioni, ne tanto meno la possibilità che l'azienda venga svuotata delle sue ricchezze ed il sito liberato, difenderemo i diritti dei lavoratori con i denti. Già questa mattina l'ipotesi dell'occupazione dei capannoni era sembrata l'unica strada da percorrere. Ora però aspettiamo un intervento deciso delle istituzioni».
Insomma le azioni “unilaterali” della Direzioni aziendale, che fino ad oggi non ha presentato una proposta per la soluzione dei problemi occupazionali, ha alzato il livello di tensione sociale. «Il nostro primo pensiero – ha confermato Antonio Zenga, segretario generale della Fim- Cisl – è quello di mantenere intatti i livelli occupazionali con un piano industriale all'altezza delle aspettative. Tutti i 106 lavoratori dovranno essere garantiti. Non permetteremo alcuna azione che vada a colpire la dignità dei lavoratori e il loro futuro».
SANDRO MAIORELLA
La Gazzetta del Mezzogiorno |
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Non con i miei soldi. Non con i nostri soldidi don Marcello CozziParlare di pace in tempi di guerra è necessario, ma è tardi.
Non bisogna aspettare una guerra per parlarne. Bisogna farlo prima.
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