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Le comunità dei parchi taliani si uniscono per dare voce ai territori

2/03/2009



Le popolazioni locali devono essere protagoniste della tutela della natura e dello sviluppo compatibile. E chiedono che sia rispettato il patto sottoscritto all'atto dell'istituzione dei Parchi, garantendo ai Comuni i servizi minimi e offrendo agli operatori economici una fiscalità di vantaggio. Per questo l'Associazione Italiana Comuni dei Parchi ha deciso di costituire il Coordimamento dei Presidenti della Comunità del Parco "quale strumento che può dar voce e rappresentare gli interessi delle comunità locali nel confronto con il Governo Nazionale, il Parlamento e le Regioni". Prendendo atto - tra l'altro - che le Comunità dei Parchi, soprattutto all’interno del dibattito sul destino dei Parchi, vengono sistematicamente escluse da ogni forma di coinvolgimento ed utilizzate solo per ratificare scelte e programmi che interessano la vita delle comunità, fatte dagli organi di gestione. Così, oggi pomeriggio, durante la riunione della Comunità del Parco Nazionale del Pollino, svoltasi nella sede di Castrovillari, l'assemblea, presieduta da Sandro Berardone ha deliberato - così come hanno fatto contemporaneamente altre Comunità - di aderire all'Associazione Italiana Comuni dei Parchi adottando un documento con il quale si esalta il ruolo dei Parchi italiani. "I Parchi Italiani - è scritto nel documento adottato da tutte le Comunità dei Parchi Nazionali italiani -rappresentano un inesauribile giacimento di risorse legate al patrimonio boschivo, alla flora, alla fauna, alle tradizioni locali, ai prodotti artigianali, all’enogastronomia, al turismo sostenibile. Si tratta di risorse di enorme valore, generalmente sottovalutate rispetto a quello che da sempre è considerato l’obiettivo prioritario delle aree protette: garantire la tutela e la conservazione delle peculiarità naturalistiche dell’area. La grande sfida consiste, dunque, nel mutare l’atteggiamento nei confronti delle aree protette e di fare in modo che esse siano percepite come dei veri e propri promotori dello sviluppo socio- economico locale". "Per fare questo - suggeriscono i presidenti delle Comunità dei Parchi Nazionali - è tuttavia necessario avere ben chiaro il quadro delle potenziali risorse su cui fare affidamento in un ottica di valorizzazione di tutte le componenti dei Parchi: le foreste, le risorse idriche, i giacimenti di biodiversità, l’agricoltura, la zootecnia, prodotti tipici locali". Il ruolo svolto dai territori dei parchi è ritenuto fondamentale per la difesa e la custodia della biodiversità ma soprattutto "determinante per il rispetto dei trattati e protocolli internazionali": "i territori dei Parchi fungono da serbatoi per molti servizi ambientali, da cui tutti dipendiamo, servizi di ecosistema, fornitura e salvaguardia di beni naturali, regolazione del clima ed equilibrio di anidride carbonica". "Per raggiungere questi obiettivi - ritengono, tuttavia, i presidenti delle Comunità dei Parchi - è necessaria un’integrazione vera e fruttuosa tra popolazione e natura, tra Comuni e Parchi. Le aree protette del nostro Paese, infatti, sono territori diversi per situazioni fisiche e culturali, ma hanno in comune – tutti – uno stretto rapporto tra le attività umane e l’ambiente. Un rapporto che ha contribuito a modellare, nel tempo, paesaggi dalle qualità estetiche, ecologiche e culturali eccezionali, preservando spesso una biodiversità importante. Per queste ragione è del tutto evidente l’importanza di potenziare l’impegno e la partecipazione dei Comuni e il ruolo delle Comunità dei Parchi". I Comuni dei Parchi potrebbero, inoltre, avere un ruolo trainante nell’impegno che il nostro Paese ha assunto con la firma del Protocollo di Kyoto: "le aree Parco, in quanto “pozzi di assorbimento del carbonio”, possono diventare dei “laboratori locali per la difesa del clima” che danno luogo allo studio e all’implementazione di attività di promozione dell’efficienza energetica e alla creazione di materie prime e fonti energetiche alternative". Ma nonostante le tante virtù - fanno notare i presidenti - le aree Parco contengono diverse contraddizioni: se forniscono servizi ambientali, "in primis la qualità dell’aria che l’intera collettività respira", è anche vero che "la precarietà della presenza umana all’interno dei territori (trappola demografica, tagli di servizi primari quali scuole, uffici postali e altri)" rendono la sopravvivenza dei territori davvero difficile. Non di meno "il mantenimento dei servizi sul territorio, oltreché fattore di civiltà e di rispetto umano, sono fattori essenziali per garantire la qualità della vita e la salvaguardia dei comuni e quindi delle popolazioni delle aree Parco". Da qui l’urgenza, "non più procrastinabile - per le assemblee dei Parchi - stante la situazione precaria della maggior parte dei Comuni, di ripensare una politica organica per le aree protette e soprattutto per i cittadini che vivono all’interno dei perimetri attraverso il rispetto del “patto” tra l’interesse nazionale (l’istituzione di un parco) e gli interessi delle comunità locali". Il fine è sempre quello di evitare lo spopolamento delle aree interne. Fermare l'emorragia delle popolazioni residenti, "rivolgendo alle comunità locali strumenti" tipo "l’applicazione di una fiscalità di vantaggio per il sistema economico operante all’interno dei Parchi e l’individuazione di parametri favorevoli per il mantenimento di servizi pubblici erogati dallo Stato(scuole, uffici postali e altri).

Roberto Fittipaldi

UFFICIO STAMPA ENTE PARCO NAZIONALE DEL POLLINO



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