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| Lucana Calzature: bando bloccato e addetti in strada |
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2/03/2009 |
| Tornano sul piede di guerra i lavoratori della ex Lucana calzature di Maratea. Programmata, per questa settimana, una manifestazione di protesta contro il mancato avvio della reindustrializzazione del capannone di passo Colla. È quanto hanno deciso le maestranze dell’ex opificio al termine di una riunione con i sindacati che, allo stesso tempo, hanno chiesto un incontro urgente alla stessa Regione. «Non si comprendono le ragioni di questi ritardi - dicono le organizzazioni sindacali di categoria - considerato che per altre aziende dismesse i bandi destinati alle imprese interessate sono stati fatti e sembra che abbiano portato anche risultati positivi. Chiediamo, quindi - aggiungono ancora i sindacati di categoria - che non si perda altro tempo anche per la Lucana». Allo stesso tempo la richiesta è anche un’altra: quella di sveltire le procedure per la proroga della mobilità «visto che i fondi ci sono già», dicono i sindac ati. La manifestazione di protesta è prevista per venerdì prossimo.
Se l’incontro sarà convocato prima di quella data, sulla base degli esiti, lavoratori e sindacati valuteranno l’opportunità o meno di organizzare un sit-in. I 180 lavoratori rimasti sono arrabbiati soprattutto con la Regione. Il motivo alla base della loro incavolatura è legato ai ritardi accumulati dall’ente di via Anzio sia per l’immediata soluzione produttiva ed occupazionale dello stabilimento sia per la proroga degli ammortizzatori sociali. In merito al riutilizzo dello stabilimento, come si ricorderà, tempo fa, la Regione ha fissato un nuovo quadro di regole per il recupero dei siti industriali dismessi e la salvaguardia dei livelli occupazionali che riaccese le speranze per la ripresa dell’at - tività produttiva anche a Maratea. La legge regionale n. 28 prevede l’emanazione di un avviso pubblico per la ricerca di imprenditori eventualmente interessati. «Fino ad ora, però – dicono i lavoratori - questo avviso è andato in porto soltanto per due aziende.
Per quanto riguarda la Lucana, purtroppo alle tante parole ancora non sono seguiti i fatti. Ci hanno abbandonato». Ma dalla Regione, l’assessore Gennaro Straziuso assicura che «il bando sta andando avanti». La difficoltà sarebbe legata ai costi. Ma, a quanto pare, si tratterebbe di una difficoltà superabile. Ieri, intanto, una delegazione di lavoratori di Lagonegro si è recata anche dal sindaco della città di Monnalisa, Domenico Mitidieri, che ha garantito il suo impegno per sollecitare la convocazione dell’incontro da parte della Regione. La stessa cosa ha fatto il commissario straordinario di Maratea, Luca Rotondi.
Un susseguirsi di progetti sempre naufragati
La Lucana calzature nasce nel 1998 e da lavoro a 274 operai. Ma i problemi cominciano quasi subito. Infatti le maestranze a dicembre di quell’anno (dopo aver iniziato a lavorare a settembre) lamentano già il mancato pagamento delle spettanze. Da quel momento è tutto un susseguirsi di fallimenti e cambi di società che non sfociano, però, nell’atteso rilancio, non ultima la Lucana calzature che crolla economicamente nel novembre del 2001 quando viene dichiarata fallita. Da allora i lavoratori vengono collocati prima in cassa integrazione e poi in mobilità. In tutti questi anni, però, non sono mancati i possibili acquirenti per il capannone di passo Colla, alcuni soltanto presunti altri più reali ma nessuna ipotesi in tutti questi anni si è mai concretizzata.
Tra i presunti interessamenti anche quelli di alcuni colossi del mercato calzaturiero come Diadora e Superga. Poi, ad un certo momento, si parla anche di Della Valle. Assieme a loro altri nomi di minor impatto come Hts, Ekotime, Espeko. Nomi, però, che se non altro consentono ai lavoratori di ottenere la proroga degli ammortizzatori sociali perché poi quando si è al momento di chiudere il contratto con una di queste aziende succede sempre qualcosa che manda all’aria tutto.
Così, a distanza di otto anni dal fallimento, nessuna ipotesi si è mai concretizzata. E i lavoratori ancora oggi sono in mobilità. Per la verità gli ammortizzatori sociali sono scaduti il 31 dicembre dell’anno scorso. L’ipotesi Ekotime sembrava la più concreta: la società marchigiana proponeva un investimento di 7 milioni di euro e la ricollocazione di 153 lavoratori per la produzione di scarpe. Alla prova dei fatti tutto naufragò. Stessa sorte per l’Espeko (riciclaggio di materiale elettronico): alla fine si scoprì che l’azienda di Quarto, in provincia di Napoli, era coinvolta in un’inchiesta di camorra.
PINO PERCIANTE
La Gazzetta del Mezzogiorno |
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Non con i miei soldi. Non con i nostri soldidi don Marcello CozziParlare di pace in tempi di guerra è necessario, ma è tardi.
Non bisogna aspettare una guerra per parlarne. Bisogna farlo prima.
Bisogna farlo quando nessuno parla delle tante guerre dimenticate dall'Africa al Medio Oriente, quando si costruiscono mondi e società sulle logiche tiranniche di un mercato che scarta popoli interi dalla tavola dello sviluppo imbandita solo per pochi frammenti di umanità; bisogna farlo quando la “frusta del denaro”, come ...-->continua
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