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| Scoppiano le carceri pugliesi e lucane: 1.260 detenuti in più |
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1/03/2009 |
| È emergenza nelle carceri di Puglia e Basilicata.
In base ai dati del Dap, sembrerebbe che a Melfi non ci siano problemi: a fronte di una «capienza tollerabile» di 245 detenuti, ce ne sono 216. Invece, secondo Domenico Mastrulli, segretario dell’Organizzazione Sindacale Autonoma Polizia Penitenziaria (Osapp) di Puglia e Basilicata, la situazione è «esplosiva».
«La struttura di Melfi - afferma - è stata realizzata per l’accettazione di persone detenute per criminalità comune, invece l’amministrazione penitenziaria sta assegnando lì persone dall’elevata pericolosità criminale. Parliamo di un centinaio di detenuti di questo spessore. Quindi, è vero che ce ne sono 216, ma la metà è gente pericolosa. Noi siamo molto esposti sul fronte della sicurezza».
«In un reparto si arriva al sovraffollamento perché - aggiunge Mastrulli - se arriva un boss lo mettono da solo e l’utenza che stava lì deve essere spostata andando a sovraffollare le altre celle. E ricordiamo che l’istituto di Melfi è stato classificato di Terzo livello, il livello più basso».
A Potenza, secondo l’Osapp, «non ci dovrebbero essere più di 130 persone». Ce ne sono 217. «È un vecchio carcere, al centro della città, - spiega il sindacalista - ed è così lasciato all’abbandono che chi la fa da padrone è il sovraffollamento dei topi. Poi, ci sono moltissimi detenuti extracomunitari di diverse etnie. Ci sono scontri e risse un giorno sì e uno no».
POTENZA- «È vero, in Basilicata abbiamo il problema del sovraffollamento in tutti e tre gli istituti e, infatti, di questo problema abbiamo già interessato il Dap di Roma - dice la dirigente dell’Ufficio detenuti e trattamento del Provveditorato di Basilicata, Maria Rosaria Petraccone - Abbiamo chiesto di sospendere l’eventuale assegnazione di ulteriori detenuti ». Il carcere di Melfi è di «terzo livello», ovvero dovrebbe avere livelli di custodia attenuata, dovrebbe spingere più sul recupero che sul piano punitivo e, ovviamente, dovrebbe ospitare criminali comuni, ladri di autoradio. Le risulta che, invece, a Melfi ci siano decine di detenuti ad alto livello di pericolosità? «Noi abbiamo proposto di definire Melfi come Istituto di secondo livello (ossia di sicurezza media; ndr). Il provveditorato ha proposto il livello più alto proprio vista la tipologia di detenuti. Ciononostante, è stato definito di terzo livello».
Se a Roma avessero accolto la proposta del Provveditorato di Basilicata, il carcere di Melfi avrebbe avuto anche più fondi e più agenti?
«Sì - dice la dirigente - invece è stato l’istituto di Potenza ad essere definito di secondo livello, malgrado non abbia la stessa tipologia di detenuti di Melfi, cioè non hanno detenuti ad alta sicurezza». Ma il carcere di Potenza ha anche altri problemi... «Anche Potenza è interessata da sovraffollamento eppoi è interessata da continui lavori di ristrutturazione. Il provveditore ha fatto fare vari sopralluoghi e, infatti, è tra le priorità del Dipartimento - spiega Maria Rosaria Petraccone - Inoltre, i detenuti sono per lo più stranieri e c’è una sezione di sex-offenders (persone responsabili di reati a sfondo sessuale; ndr), quindi ci sono problematiche diverse e importanti. Noi abbiamo chiesto e chiediamo più unità di Polizia penitenziaria ma purtroppo, più che chiedere, non possiamo».
Marisa Ingrosso
La Gazzetta del Mezzogiorno |
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Non con i miei soldi. Non con i nostri soldidi don Marcello CozziParlare di pace in tempi di guerra è necessario, ma è tardi.
Non bisogna aspettare una guerra per parlarne. Bisogna farlo prima.
Bisogna farlo quando nessuno parla delle tante guerre dimenticate dall'Africa al Medio Oriente, quando si costruiscono mondi e società sulle logiche tiranniche di un mercato che scarta popoli interi dalla tavola dello sviluppo imbandita solo per pochi frammenti di umanità; bisogna farlo quando la “frusta del denaro”, come ...-->continua
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