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Petrolio non vuol dire lavoro

27/02/2009



Il petrolio porta lavoro e ricchezza. Provatelo a raccontare alla gente della Val d'Agri per i quali «l' oro nero» è una croce più che una delizia. Ma soprattutto provatelo a raccontare agli imprenditori della zona, a quelli che speravano di rientrare nell’indotto, a coloro che auspicavano un ritorno dai servizi e dalle infrastrutture.
A uomini come Michele Votta, direttore generale della «Minuteria metallica» di Galaino, un frazione di Marsiconuovo. Azienda di alta tecnologia, specializzata nella produzione di pezzi meccanici, nata tre anni fa con grandi ambizioni, tra cui quella di lavorare nell’indotto del petrolio.
Un indotto che calzava e calza «a pennello» a quella fabbrica così specialistica dove nel tempo hanno trovato lavoro 25 persone.
Eppure nonostante queste caratteristiche la ditta di Galaino con le compagnie petrolifere non è mai riuscita a lavorare. Piuttosto ha ottenuto commesse per fare valvole per il petrolio da un’azienda tedesca ma dall’Eni o da altre compagnie che lavorano in Val d’Agri, no. Ad eccezione di un sub- appalto di pochi spiccioli. Ora, però, pur lavorando per altre ditte la fabbrica di Galaino rischia di chiudere. «Se continua così rischiamo di chiudere - precisa il titolare - Noi lavoriamo parecchio con la Germania e con
la Svizzera. Ora ci stiamo mantenendo con alcune aziende, ma la situazione sta peggiorando tanto che se continua in questo modo la metà degli operai rischia di restare a casa». Insomma, di nuovi appalti
l’azienda ha bisogno. E l’Eni è proprio lì a due passi. «Abbiamo provato a metterci in contatto con l’Eni ma non ci siamo mai riusciti - sottolinea il signor Votta - Anche quando fanno le gare hanno i loro nomi e noi non siamo mai stati invitati. So che ci sono state diverse gare per fare pezzi di manutenzione a cui non abbiamo potuto partecipare. Inoltre, abbiamo anche lavorato con una ditta tedesca che faceva ponti per il petrolio. Lavoriamo per grandi ditte italiane, per l’esercito tedesco. Non capisco come mai riusciamo a lavorare all’estero e invece con l’Eni in Basilicata non siamo riusciti a fare nulla. Eppure potremmo dare prodotti a prezzi più competitivi. Nel settore ci sono dei prodotti a prezzi strabilianti e noi potremmo offrirli alla metà». In quell’idea di lavorare per la grande compagnia petrolifera, però, i signori Votta ci hanno sempre sperato. E per essere ancor più competitivi avevano puntato anche sugli investimenti. «Dal patto per la Val d’Agri abbiamo ottenuto un finanziamento di un milione e mezzo di euro per comprare nuove macchine - commenta il responsabile -io volevo acquistare macchine specifiche, ma dal finanziamento è stato cancellato l’ampliamento del capannone. Così ho bloccato gli acquisti. Vorremmo, però, avere almeno una possibilità. Loro hanno bisogno di valvole, aste di perforazioni. Noi siamo in grado di farle e se avessimo commesse investiremmo anche di più». «Ho sempre creduto che il vero guadagno del petrolio dovesse essere l’indotto, il lavoro che ruotava attorno all’indotto ma non è stato così» conclude,
potrebbe realizzare prodotti per il montaggio e la manutenzione del Centro, ma che - nonostante i tentativi - non è mai riuscita neanche ad entrare in contatto con la compagnia petrolifera. La «Mmv» in questi anni ha lavorato con altre aziende del Nord, ha realizzato prodotti per diversi marchi italiani ma la crisi economica rischia di vanificare il lavoro fatto in questi anni.
Le commesse, oggi, sono ridotte al minimo, le difficoltà economiche hanno messo in ginocchio le grandi aziende e i riverberi ovviamente non hanno risparmiato le piccole. Così ora la «Mmv» di Villa d’Agri rischia di dover chiudere e di licenziare i 19 dipendenti che vi lavorano. Un peccato? Di
più un paradosso se consideriamo che l’azienda si trova di fronte ad un aut aut: o trovare nuovi clienti o chiudere. Eppure alcuni di quei clienti si trovano a pochi chilometri di distanza, a pochi minuti di automobile. Sono le compagnie petrolifere alle quali se consideriamo che l’azienda - occupandosi di meccanica di precisione - potrebbe tranquillamente lavorare per le compagnie petrolifere della Val d’Agri. Potrebbe, perché nonostante i tentativi di
contattare l’Eni sino ad oggi non è successo nulla.
«L'’idea di creare un’azienda che si occupi di meccanica di precisione nasce alla fine degli anni Novanta con una domanda a Sviluppo Italia - raccontano i titolari - La domanda venne accettata e ottenemmo anche un finanziamento pubblico di 2 milioni e mezzo di euro di cui il 50 per cento a fondo perduto. Siamo partiti con due operai e in 4 anni siamo riusciti ad arrivare a quota 19. E’ dal 2004 che abbiamo tentato di avere un contatto con l'Eni ma non ci siamo riusciti. Eppure la nostra azienda è in grado di produrre componenti come flangiane, scatole e riduttori». Tutti oggetti che l'azienda petrolifera utilizza per montare le strutture e per fare manutenz i o n e.
Se, però, in passato la «Mmv» era riuscita ugualmente a trovare i suoi sbocchi, ora la situazione è completamente diversa. «Siamo con l'acqua alla gola, vorremmo trovare una soluzione per salvare la nostra azienda e i nostri operai» sostengono i fratelli Mitidirei Vorremmo avere almeno la possibilità di avere un contatto con l'Eni. Tra l'altro, poichè si riforniscono altrove, noi potremmo abbattere i costi essendo a pochi chilometri dal centro olii». Chissà se almeno questo possa convincere l’Eni.

Antonella Inciso
La Gazzetta del Mezzogiorno



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