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| Emergenza anziani: siamo i più vecchi e i più poveri d’Italia |
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25/02/2009 |
| La popolazione lucana invecchia. E si ritrova con quattro soldi in tasca. Incrociando le ultime statistiche di Istat e Inps, infatti, si scopre che in Basilicata c’è il rapporto più basso a livello nazionale tra i giovani e gli anziani (è di 1 a 10). I pensionati, insomma, sono sempre di più (oggi i trattamenti pensionistici, nel territorio lucano, sono oltre 230 mila). E sono sempre di più quelli che si barcamenano tra privazioni, difficoltà economiche e debiti. Non a caso, sempre la Basilicata registra il poco invidiabile primato delle pensioni più basse d’Italia: in media ogni pensionato riceve al mese un assegno da 632 euro. Le altre regioni? Qualche esempio, partendo dal Sud, dove la media è di 672 euro a fronte di 778 euro del dato nazionale: i pensionati più ricchi (si fa per dire) del Mezzogiorno sono quelli pugliesi che incassano circa 712 euro. Seguono i siciliani con 692 euro, i campani con 691 euro e i calabresi con 640 euro. Scorporano i dati a livello provinciale emerge che le pensioni più «pesanti», sempre tenendo conto delle regioni del Sud, sono a Taranto (828 euro). Gli assistiti dall’Inps meno ricchi, invece, si trovano a Benevento (580 euro) e Potenza (610 euro). Va un po’ meglio a Matera (645 euro) che contribuisce ad alzare la media regionale.
PIÙ POVERI - La situazione dei pensionati contribuisce ad accrescere il tasso di povertà in Basilicata. Secondo gli ultimi dati forniti dall’Istat, infatti, il 22,5 per cento delle famiglie lucane arriva a fine mese con molta difficoltà. L’istituto di statistica, in particolare, evidenza che il 29,1 per cento delle famiglie non riesce a sostenere spese impreviste, il 26,2 per cento non ha soldi per vestiti, il 14,2 per cento dichiara di non aver avuto soldi per le spese mediche, il 12,9 per cento non riesce a riscaldare la casa adeguatamente, il 12,3 per cento è stata in arretrato con le bollette, il 5,8 per cento non ha avuto soldi per spese alimentari. Anche la situazione del reddito familiare calcolato dall’Istat registra difficoltà.
I COMUNI -Il reddito medio, escluso il fitto di casa, ammonta in Basilicata a 17.779 euro. Dato che colloca la regione al terz'ultimo posto (scavalcata solo da Calabria e Sicilia). Il reddito medio, incluso il fitto, è di 20.165 euro (sempre terz'ultima). Passando in rassegna il reddito procapite in ogni comune si scopre che Melfi guida la classifica con 43.330 euro, seguito da Grumento (31.511), Tito (29.411) e Potenza (26.276). Matera è a quota 22.677. Il centro più povero è Calvera con un reddito di 5.628, preceduto da Cersosimo (5.897) e Maschito (5.917). Tra gli altri paesi più poveri figurano anche Carbone, Terranova del Pollino e San Paolo Albanese. Le fasce di reddito più diffuse, a livello regionale, sono comprese fra i 7.500 euro e i 20 mila euro annui. Anche la situazione del reddito familiare calcolato dall’Istat registra difficoltà. Il reddito medio, escluso il fitto di casa ammonta in Basilicata a 17.779 euro. Dato che colloca la regione al terz'ultimo posto (scavalcata solo da Calabria e Sicilia). Il reddito medio, incluso il fitto, è di 20.165 euro (sempre terz'ultima a livello nazionale).
SOLI E MALATI -Addentrandosi nel pianeta anziani si scopre che in Basilicata c’è una fetta di pensionati alle prese con ulteriori problemi: sono 24 mila i non autosufficienti over 75 che vivono da soli. Per venire incontro alle loro esigenze il governo nazionale ha stanziato nel 2008 300 milioni di euro tenendo conto della percentuale di ultra 75enni residenti e dei criteri adoperati per la ripartizione delle risorse del fondo nazionale per le politiche sociali. Alla Basilicata sono andati 3,3 milioni di euro, cui vanno aggiunte le risorse del fondo regionale per la non autosufficienza istituito nel 2007 e ulteriori fondi residui, che portano la disponibilità totale a 5,8 milioni di euro. Per il 2009 sono in arrivo ulteriori 4,4 milioni di euro.
Massimo Brancati |
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Non con i miei soldi. Non con i nostri soldidi don Marcello CozziParlare di pace in tempi di guerra è necessario, ma è tardi.
Non bisogna aspettare una guerra per parlarne. Bisogna farlo prima.
Bisogna farlo quando nessuno parla delle tante guerre dimenticate dall'Africa al Medio Oriente, quando si costruiscono mondi e società sulle logiche tiranniche di un mercato che scarta popoli interi dalla tavola dello sviluppo imbandita solo per pochi frammenti di umanità; bisogna farlo quando la “frusta del denaro”, come ...-->continua
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