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| Bene Arisa, ma vivere d'arte in Basilicata è un incubo |
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23/02/2009 |
| Ma un genitore che abbia la figlia al bivio tra un lavoro sicuro da estetista e il tentativo di una carriera da cantante cosa le direbbe? La domanda la pone il «caso Arisa», la timida ragazza di Pignola che partita per fare l’estetista nella capitale si è poi ritrovata a «sbancare» il teatro Ariston di Sanremo. Eppur, al di là delle credenze e dei luoghi comuni, lo spettacolo ha aspetti economici estremamente concreti. Nel 2008, rivela una ricerca della fondazione universitaria Iulm, il solo mercato della musica si è attestato a 4,1 milioni di euro e l’intero settore dello spettacolo registra una forte crescita. Se, ad esempio, nel 1996 erano iscritti all’Enpals (l’ente di previdenza del settore, 126mila lavoratori, dieci anni dopo, il 2006, erano diventati 270mila, e l’anno successivo, il 2007, l’ultimo su cui esistono dati, ha fatto registrare ancora una crescita a quota 276.500 unità. Di questi, circa il 35 per cento sono occasionali (persone che avranno contributi solo per un anno) ma per gli altri esistono prestazioni previdenziali che mostrano una continuità contributiva in tutto simile a quella di un professore, un giornalista o un dipendente Fiat.
Il settore, si è affrettato a comunicare ieri l’assessore regionale alla Cultura, Antonio Autilio, mostrando come l’attività della Regione non abbia prodotto solo il fenomeno «Arisa», fa registrare una crescita anche in Basilicata. «Nel 2007 - ha detto facendo riferimento alla musica dal vivo - gli spettacoli sono aumentati del 18,4% rispetto al 2006, i biglietti del 13,8% e la spesa al botteghino del 45,5%. In dettaglio, in Basilicata nel 2007 gli spettacoli sono stati 122 (nel 2006 erano 103) con 30.778 paganti (nel 2006 erano 27.043) per un giro di incassi di 394.995,80 euro (nel 2006 erano 271.501,40). Sempre su dati Siae, le imprese iscritte regolarmente alle Camere di Commercio di Potenza e di Matera, al primo trimestre 2008, sono 98, di cui 57 a Potenza; quelle che si riferiscono effettivamente a produzioni e servizi sono meno della metà».
E un riferimento particolare lo ha fatto al progetto «culture in loco» che ha dato anche occasione di lavoro (regolarmente retribuite) ai ragazzi che vi hanno preso part e. Quelle che sono «speranze» dell’assessore, non descrivono ancora un quadro roseo. Perchè se, evidentemente, nel campo della musica i «grandi nomi» (spesso finanziati anche da casse pubbliche) chiamano pubblico e creano fatturato, il resto dello «spettacolo » in Basilicata langue. Così, ad esempio, il Teatro. Gli ultimi dati Istat disponibili, quelli relativi al 2006. mostrano come in Basilicata ci siano stati, in un anno, ben 981 spettacoli (380 in provincia di Matera, 601 in quella di Potenza), ma i riscontri al botteghino sotto abbastanza deludenti: Una media di 85,5 spettatori, un biglietto medio di 8,84 euro (7,13 a Matera, 9,92 a Potenza) e un incasso medio per spettacolo di 755 euro (609 a Matera, 848 a Potenza).
Numeri con cui, evidentemente, è difficile pensare a un’economia dello spettacolo in grado di autosostenersi. Un dato, questo, che si va inevitabilmente a sommare alla carenza di contenitori idonei (in molti centri lo spettacolo ha cittadinanza solo in estate, all’aria aperta) e a una generale insoddisfazione dei lucani rispetto al tempo libero. Una nuova indagine Istat su questo aspetto, riferita sempre al 2006, vede come i lucani generalmente siano soddisfatti, rispetto alla quantità del proprio tempo libero (lo afferma il 60,8 degli intervistati contro il 57, 1 della media nazionale) ma meno rispetto alla qualità (giudizio positivo del 62 per cento lucano contro il 68 percento di media) con un dato significativo: il 30 per cento dei lucani che non vanno a cinema dicono di non avere un cinema nei paraggi e solo il 14 per cento dei residenti in Basilicata va a teatro, contro una media nazionale del 18 per cento. Il mercato, insomma, se c’è è tutto ancora potenziale. E sarà anche per questo che i lucani hanno uno strano modo di intendere il tempo libero. Per il 41 per cento è l’occasione di un sonno extra (la media nazionale è sul 37) e per un 4,8 (contro il 3 nazionale) è addirittura tempo inutile, in cui campeggia la solitudine.
GIOVANNI RIVELLI
La Gazzetta del Mezzogiorno |
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Non con i miei soldi. Non con i nostri soldidi don Marcello CozziParlare di pace in tempi di guerra è necessario, ma è tardi.
Non bisogna aspettare una guerra per parlarne. Bisogna farlo prima.
Bisogna farlo quando nessuno parla delle tante guerre dimenticate dall'Africa al Medio Oriente, quando si costruiscono mondi e società sulle logiche tiranniche di un mercato che scarta popoli interi dalla tavola dello sviluppo imbandita solo per pochi frammenti di umanità; bisogna farlo quando la “frusta del denaro”, come ...-->continua
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