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C'erano 200mila € per uno spot del Pollino (con Gattuso) mai andato in onda

21/02/2009



Uno spot televisivo costato circa 200 mila euro e mai andato in onda. All’attenzione della procura della Corte dei Conti di Basilicata è finita anche l’attività di promozione del Parco nazionale del Pollino che nel 2006 aveva deciso di veicolare la propria immagine a livello nazionale affidandosi ad un testimonial d’eccezione: il calciatore Gennaro Gattuso. Di quell’attività pubblicitaria si sono perse le tracce. Così come dei fondi che hanno fatto da base alla convenzione con una società privata. Gattuso avrebbe dovuto «allungare» il suo impegno anche sul versante lucano del Pollino, dal momento che aveva già preso accordi con la Regione Calabria per girare (gratuitamente) spot di 45 secondi sulle località più belle della sua terra. Ma, come dicevamo, la promozione del Pollino si è fermata sulla carta della convenzione. Su questa vicenda si è soffermato ieri anche il procuratore della Corte dei Conti, Michele Oricchio, che cita la vicenda come esempio di allegra gestione di fondi pubblici: «Troppi organismi di diritto pubblico, pur se nati con le migliori intenzioni - dice - divengono centri di clientela e di spesa dotati di autonomia decisionale talmente ampia da essere impermeabili a qualsiasi efficace riforma di controllo con conseguente moltiplicazione quasi fisiologica delle possibilità (colpose e dolose) di cattiva amministrazione e di sperpero di denaro pubblico, a scapito della collettività». Secondo Oricchio la Basilicata (ma il discorso riguarda tutto il Paese) siamo di fronte a una pluralità di pubbliche amministrazioni «che presentano costi palesi od occulti sproporzionati rispetto ai servizi che offrono ai cittadini, contribuendo a creare forme di cattiva gestione della finanza pubblica allargata dominate dalla logica dell’avere e non da quella dell’essere». Tutto questo porta a storture come la costruzione di opere pubbliche inutilizzate o inutilizzabili, debiti fuori bilancio specie a seguito di sentenze di condanna del giudice civile, disinvolto utilizzo di beni pubblici, cattiva gestione di fondi.
MASSIMO BRANCATI

La Gazzetta del Mezzogiorno



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