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| Arte: Guido Strazza, dal Musma di Matera in Europa |
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18/02/2009 |
| | Per come si presenta nelle sue articolazioni, per le emozioni e reazioni che può infondere in chi la fruisce, l’arte, in fondo, può bastare a se stessa, e, dunque, non necessariamente, si lascia accompagnare dalla parola scritta che può descriverla e interpretarla. Per Guido Strazza quanto appena sopra esposto lascia il tempo che trova, perché per lui sposare la scrittura alla scultura e pittura significa affermare una didattica della propria arte. Strazza annota: “ Ho sempre scritto per necessità di chiarezza per capire bene quello che stavo facendo, spinto da un desiderio forte di rompere quel guscio di vaghe sicurezze dentro il quale si è solito muoversi così bene”. Nato a Santa Fiora, in provincia di Grosseto nel 1922, Guido Strazza, che molti lo ricordano nelle vesti di Direttore delle Belle Arti di Roma, sta vivendo da qualche tempo uno stato di grazia. Quasi una seconda giovinezza, artisticamente parlando. Di recente ha esposto ad Alessandria, Milano, Bologna e, nell’attesa che il prossimo marzo venga ospitato al Gran Palais di Parigi, l’8 febbraio al Museo Pericle Fazzini di Assisi, sotto la curatela del critico lucano Giuseppe Appella, ha inaugurato la mostra “Dipinti, disegni, sculture dal 1952 al 2008”. Un altro aspetto tutto lucano dell’esposizione sono i plastici in quanto provenienti tutti dal Musma di Matera. Il lavoro di Strozza si presenta centralizzato sulla interdipendenza dei significati e sulla tensione fra i segni (assoluti protagonisti) e gli spazi che occupano. Il colore delle tempere, specialmente quelle dell’ultimo periodo, si propone ameno, asciutto, talvolta duro, ma è collocato sulle tavole senza tentennamenti. Riporta Giuseppe Appella in catalogo (De Luca Editori D’Arte): “Il ricercare di Strazza, il suo vedere sono in fondo, ansia di penetrare nella realtà attraverso uno stato di vitalità, di innocenza che assicuri un minimo di spazio per l’immaginazione”. C’è unanimemente nelle piccole sculture (in ferro, ottone e plastica), nelle tempere e negli acrilici dell’artista toscano la concentrazione di una condizione materica solo all’apparenza irrealistica. Ma quello che deve essere, innanzitutto, segnalato è che Strazza optando per una condizione baricentrica dei segni punta a ritrovare in ognuno di essi “la materia usata come semplice mezzo e non come sostanza”. La mostra di Strazza negli spazi del Palazzo del Capitano del Perdono che ospita il Museo Fazzini rimarrà aperta fino al 28 marzo. |
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