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A Sarconi Soave presenta il suo libro sulle battaglie per Montecotugno

18/02/2009



Probabilmente la battaglia politica, sindacale e popolare che si consumò nel Senisese per tutto un lustro, a partire dalla fine degli anni sessanta, intorno alla costruzione dell’invaso di Monte Cotugno (il più grande d’Europa in terra battuta), è stata la più lunga e difficile che si ricordi nel secondo dopoguerra in Basilicata (i giorni di fermo alla Sata di Melfi del 2004 e le proteste contro il deposito di scorie radiottive a Scanzano sono a confronto bazzecole). Una presa di scudi che videro protagonisti le amministrazioni, il sindacato, i partiti, le scuole, le comunità dell’area e, cosa insolita, la Chiesa (con il vescovo Pierro ad aprire i cortei). Tutti concordi nel difendere prima i braccianti che con l’esproprio dei terreni perdevano proprietà e fonte di reddito e poi nel rivendicare le fabbriche e i posti di lavori promessi e mai convertiti in realtà da quella classe dirigente lucana del tempo (vedi gli Azzarà, i Coviello, i Viti, i Sanza…) che oggi viene così mitizzata. Una battaglia dura, portata avanti senza sosta da chi aveva intuito sin dall’inizio che il presunto “eldorado” della diga di Monte Cotugno, progettato per portare acqua potabile, irrigua ed industriale nelle Puglie, si stava risolvendo nell’ennesimo bluff per un territorio ricco di risorse primarie ma indebolito per l’assenza di politiche che sfruttassero le ricchezze alla meglio. Di quelle battaglie, di quei giorni di manifestazioni e scioperi, il sindacalista della Cgil Raffaele Soave, attuale consigliere provinciale del Pdci, fu diretto protagonista, tant’è che ha voluto ricostruire nel volume “La diga di Senise” la cronaca degli eventi, delle proteste, delle inadempienze e delle conquiste, le quali, seppur in scala “molto-minore”, comunque ci furono. Il libro - pubblicato nel 1984 da un editore di lunga militanza nella sinistra anarchica e movimentista, come Giuseppe Galzerano e poi ristampato nel 2004 - al di là dei fatti, che con puntualità vengono dettagliatamente raccontati dall’autore anche attraverso i ritagli delle cronache che uscirono sulle testate locali e nazionali, mette in primo piano l’impegno civile e democratico dei soggetti in campo su una prospettiva che avrebbe dovuto cambiare le sorti di un territorio. Rileggere i fatti sulla “querelle Monte Cotugno”, anche alla luce dell’attuale e generale rigetto verso la politica e l’impegno civile, è come ritrovare un pezzo di storia sociale della Lucania del novecento, uno strascico di passioni e speranze deluse, un segmento di storia del lavoro, difeso, cercato, guadagnato. E, forse, perduto una volta per sempre. Il libro di Raffaele Soave viene presentato domani sera (ore 17.30) nella Biblioteca Comunale di Sarconi.



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