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| Il Pd romano lascia fuori Falotico |
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15/02/2009 |
| Il Partito democratico ha deciso: Falotico è fuori. Il massimo organismo politico di controllo nazionale del Pd si è pronunciato sulla decisione del consigliere regionale, Roberto Falotico che il 27 gennaio scorso ha abbandonato il gruppo consiliare democratico per dare vita a quello dell’Uniti nell’Ulivo. La commissione di garanzia, presieduta da Luigi Berlinguer si è espressa quindi sulla richiesta di chiarimenti inviata dal vertice lucano del Partito. In seguito all’abbandono di Falotico, infatti, il segretario Piero Lacorazza e il presidente Carlo Chiurazzi avevano espresso la convinzione che Falotico non parlasse più a nome del partito. E ieri nella sede regionale del Pd è giunta la risposta da Roma. Questo il teso: «Si informa che la commissione di garanzia del Partito democratico nella sua ultima riunione ha preso in esame la richiesta di parere da voi inoltrata in data 27 gennaio 2009 avente carattere di urgenza a causa delle prossime scadenze elettorale. La richiesta riguarda la posizione del consigliere regionale, Roberto Falotico il quale ha abbandonato il gruppo consiliare del partito in seno alla Regione Basilicata costituendone uno autonomo denominato Uniti nell’Ulivo. Premesso che la vostra richiesta è di competenza in prima istanza della commissione regionale di garanzia e premesso che il consigliere Falotico quale componente dell’Assemblea nazionale costituente è soggetto in seconda istanza alle decisioni del collegio nazionale dei garanti del 14 ottobre e oggi commissione nazionale di garanzia che è quella che scrive, visto l’articolo 2 comma 6, visto l’articolo 3 comma 1 dello Statuto nazionale del Partito democratico, la commissione nazionale di garanzia a meno che l’abbandono del gruppo del Pd e la formazione di un nuovo gruppo consiliare non siano stato frutto di una decisione condivisa dagli organi politici del Pd regionale, ha convenuto unanimamente di aderire alla vostra interpretazione laddove scrivete che l’uscita dal gruppo consiliare non può che essere interpretata da noi come una fuoriuscita di fatto dalle attività di partito». Immaginabile le diverse reazioni all’interno del partito. E nel pomeriggio non è mancata la risposta dello stesso Falotico: «Non ho compiuto atti dei quali non conoscevo le conseguenze. Ero e sono consapevole che la mia distanza politica dalla dirigenza regionale del Pd, le mie prese di posizione politiche e la distanza da gruppo consiliare, avrebbero alimentato una discussione anche in sede nazionale. Finalmente il partito nazionale, dopo la sua assenza dalle vicenda legata alla crisi regionale ed alla persistente emorragia di iscritti, simpatizzanti e dirigenti, si interessa delle questioni lucane». E lo stesso Falotico ha aggiunto: «E' magra consolazione pensare che il partito nazionale, non ripiegandosi sul merito delle questioni, senza audire le parti, senza convocare alcuno, pensi di entrare in una vicenda fatta di svilimento delle regole minime di coesistenza». «Prevale - aggiunge Falotico - la regola del “tutto bene” ed io a quella mi ribello. Nel Pd e nella sua classe dirigente di Basilicata non tutto va bene. Molte sono le voci fuori dal coro che qualcuno vuole anche fuori dal Partito. Io non sono abituato a forme di centralismo per il quale chi non la pensa come la maggioranza è un pericolo, un ostacolo, un estraneo. Penso al valore della diversità come motivo principale di un progetto che da tempo non capisco più». «Attendo - conclude Falotico - di ricevere una comunicazione ufficiale del partito nazionale che commenterò nei tempi e nei modi opportuni. Il mio lavoro nella politica lucana, nel consiglio regionale e tra i lucani prosegue con rinnovato entusiasmo. Sento l'energia di chi vuole cambiare le cose che non vanno, che nella nostra terra sono tante, e vuole esaltare quelle che funzionano. Inviterò, quanti lo vorranno a farlo con me e con tanti amici. Testimonierò la mia convinzione culturale e politica attraverso le idee e le azioni: ammesso che qualcuno non pretenda di censurare anche quelle».
Salvateore Santoro
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Non con i miei soldi. Non con i nostri soldidi don Marcello CozziParlare di pace in tempi di guerra è necessario, ma è tardi.
Non bisogna aspettare una guerra per parlarne. Bisogna farlo prima.
Bisogna farlo quando nessuno parla delle tante guerre dimenticate dall'Africa al Medio Oriente, quando si costruiscono mondi e società sulle logiche tiranniche di un mercato che scarta popoli interi dalla tavola dello sviluppo imbandita solo per pochi frammenti di umanità; bisogna farlo quando la “frusta del denaro”, come ...-->continua
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