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La scuola fra tagli e campanili

13/02/2009



La scuola affondata dalle logiche economiciste. Ma anche dalla miopia delle classi dirigenti locali ammalate di relazioni corte e localismo. Pronte a sacrificare progetto e interesse generale dei territori sull’altare degli interessi particolari. L’esempio? La mancata approvazione in Consiglio regionale del piano di dimensionamento delle direzioni scolastiche (operazione che sarebbe dovuta avvenire entro il 31 dicembre scorso) è un indicatore di questa patologia. «La cosa grave - osserva Nicola Valluzzi, responsabile piccoli Comuni per l’Anci regionale - è che la Basilicata sia stata l’unica regione d’Italia a non averlo fatto».
Nel giorno in cui l’Anci organizza a Potenza un convegno sulla questione scuola, il problema torna a galla. Dopo i timori più neri, si ricomincia da uno spiraglio positivo. «Nella Conferenza Stato-Regioni del 22 gennaio scorso - spiega Valluzzi - ci sono state novità significative. L’affer mazione del principio che ogni decisione deve essere condivisa fra Stato e Regioni. La rimozione dei parametri oggettivi che indicavano i livelli minimi, uguali dappertutto, per individuare la composizione dei plessi: al di sotto dei quali si procedeva alla loro cancellazione. L’esplicitazione dell’obiettivo di risparmio di 85 milioni, in tutta Italia, da perseguire entro l’anno scolastico 2011-2012. In pratica, su 6600 plessi sottodimensionati in tutta Italia, il taglio riguarderebbe il 50 per cento. Un trend che si confermerebbe anche in Basilicata, con l’aggravante che, nei nostri piccoli centri, l’eventuale cancellazione delle scuole innesca inevitabilmente un’accelerazione dello spopolamento (già in atto) nei piccoli borghi di montagna».
Ma il ridimensionamento delle direzioni (quelle sotto i 500 alunni o, se nei centri di montagna, sotto i 300 alunni) è un’altra cosa. E il piano di dimensionamento andava approvato entro dicembre scorso. «Ma Regione e Province - conclude Valluzzi - si sono impantanate fra localismi, veti e controveti. Altro che tutela degli interessi generali dei territori. E adesso non si sa bene che cosa potrà accadere». La battaglia condotta (e con risultati positivi) sul piano nazionale, avrebbe meritato uno spettacolo più dignitoso e responsabile sul piano locale.

Mimmo Sammartino
La Gazzetta del Mezzogiorno



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