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| Dopo il caso di tentato rapimento, Cersosimo ha paura |
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13/02/2009 |
| “Una doccia fredda, uno sbigottimento improvviso per un paese come il nostro, dove pensi sempre che cose del genere puoi sentirle solo al telegiornale”. Cersosimo ha reagito così all’indomani della denuncia fatta dal 12enne che per due volte in sette mesi, come ha raccontato alle forze dell’ordine, è stato vittima di un tentato rapimento da parte di due extra-comunitari. E reagisce con sconcerto anche quella parte di cittadini che ha appreso la notizia solo dopo la pubblicazione a mezzo stampa. E che prima non si erano accorti di nulla, “nonostante- come commentano- il nostro è un paese di 700 anime, dove di solito tutti sanno tutto e ci si informa anche se in giro si vede passare un’auto non conosciuta”. E sembra sia stata proprio l’automobile a far scattare l’operazione che ha portato al riconoscimento e al fermo dei due marocchini accusati dal ragazzo di aver cercato di adescarlo e che ora sono stati espulsi perché trovati privi di permesso di soggiorno. Si cercava un mercedes bianco e, all’inizio, si pensava ad una coppia di Rom.
“Una brutta vicenda, che crea sconcerto e timore nella popolazione” come spiega Pasquale Calà, comandante della Polizia Municipale, tra quelli che hanno seguito direttamente la vicenda del ragazzo. “Se prima, soprattutto le persone più anziane e sole, avevano paura, adesso questa paura è aumentata. In paese in molti ne parlano. Non ci si aspettava che accadesse un fatto così grave, che ha lasciato tutti noi con un grosso punto interrogativo in merito all’incolumità dei nostri piccoli centri. Dopo la prima segnalazione del ragazzo, è scattato subito un meccanismo di controllo e di collaborazione all’interno della comunità, tanto che ci siamo recati anche nelle scuole e, senza creare panico tra i più giovani, abbiamo cercato di fare azione di prevenzione”.
“La nostra è una comunità tranquilla- spiega il sindaco Mario Trupo- dove gli occhi dei più grandi sono abituati a vigilare su tutto e sono davvero pochi i momenti in cui un giovanissimo può essere lasciato completamente solo in paese. Per questo non mi spiego come sia stato possibile che inizialmente non ci si è accorti di nulla. Io l’ho saputo dai genitori dopo la denuncia del ragazzo e devo dire che anche le forze dell’ordine sono state molto presenti in paese. Fino ad ora nessuno si era posto il problema che una cosa del genere potesse accadere, ma ci si è dovuti purtroppo ricredere”.
In paese non ci si spiega neanche perché i due marocchini abbiano preso di mira proprio quel ragazzo. Non si pensa ad un rapimento con lo scopo di chiedere un riscatto, perché la famiglia del 12enne (la madre ha un negozio, il padre è un allevatore) non è particolarmente agiata rispetto ad altre. E così allo sconcerto, si aggiungono mille interrogativi. Intanto, però, chi lo conosce bene dice che il ragazzo è ancora comprensibilmente teso, ha paura di restare da solo e si fa accompagnare a scuola dai genitori. “Cerchiamo di stringerci intorno a lui- spiega Italo Fabiano, un suo insegnante- e così fanno i suoi compagni. Occorre comunque stare all’erta perché purtroppo credo che questa brutta vicenda sia frutto della percezione che molti possono avere dei nostri piccoli comuni come terreno facile per atti criminosi. E ovviamente non è così”.
Mariapaola Vergallito
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Non con i miei soldi. Non con i nostri soldidi don Marcello CozziParlare di pace in tempi di guerra è necessario, ma è tardi.
Non bisogna aspettare una guerra per parlarne. Bisogna farlo prima.
Bisogna farlo quando nessuno parla delle tante guerre dimenticate dall'Africa al Medio Oriente, quando si costruiscono mondi e società sulle logiche tiranniche di un mercato che scarta popoli interi dalla tavola dello sviluppo imbandita solo per pochi frammenti di umanità; bisogna farlo quando la “frusta del denaro”, come ...-->continua
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