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| Allarme veleni in torrenti e laghi |
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12/02/2009 |
| di Antonella Inciso
Più che i tumori è l’inquinamento, in particolare quello delle acque. Sono legati a questo gli allarmi per la situazione della verde Val d’Agri. A quel rischio di vedere trasformata in peggio una terra sino a qualche tempo fa polmone della Basilicata, ed oggi, invece, terra di estrazioni petrolifere. Un rischio concreto, indubbiamente non allarmistico, ma sicuramente preoccupante tanto da richiedere un monitoraggio continuo e completo. Come richiesto dai cittadini, come sollecitato dalle associazioni ambientaliste, come evidenziato dalle organizzazioni di categoria. Già perché nonostante le rassicurazioni, il quadro tracciato dai tecnici di Metapontum Agrobios sul monitoraggio ambientale nelle aree a rischio di inquinamento di idrocarburi - e presentato ieri nel corso di un incontro in Regione proprio sul monitoraggio ambientale - presenta più di qualche nota dolente. A cominciare proprio dall’inquinamento delle acque. Si legge, infatti, nella relazione, al capitolo risultati delle indagini condotte sulle acque di falda e nel dettaglio sulle acque sotterranee, «le acque analizzate per la ricerca del parametro idrocarburi totali, inteso come somma di miscele variabili di idrocarburi di origine petrolifera, hanno presentato un dato preoccupante per
il parametro idrocarburi totali in un solo punto: quello situato a ridosso del fiume Agri nei pressi del comune di Marsicovetere. Questo dato è stato confermato in tutti i campionamenti effettuati». Per poi, aggiungere: «Si evidenzia soprattutto una contaminazione da cloroformio nelle acque di falda, contaminazione le cui cause possono essere diverse, anche se val la pena riportare il dato che la presenza del cloroformio in concentrazioni superiori ai limiti di legge è stata riscontrata in siti prossimi alle industrie petrolchimiche come la piana di Augusta». Ma oltre al cloroformio preoccupante appare anche la concentrazione di dicloropropano, in due siti, «ritrovato in quantità sempre superiori alla soglia di contaminazione, per giunta in due siti che sono geograficamente distanti per cui si ipotizza un probabile apporto di due distinte sorgenti di contaminazione». Altra molecola che è stata ritrovata è, poi, quella dei «trialometani classificati come composti alogenati cancerogeni e il dibromoetano in concentrazione 20 volte superiore al limite di legge». Due i punti critici, invece, individuati per quanto riguarda gli idrocarburi pesanti, il cui inquinamento è legato o a sversamenti di tipo accidentale o a procedure non corrette nelle operazioni di estrazione e lavorazione del greggio.In particolare, dei 18 punti analizzati destano preoccupazione due punti critici: quello di confluenza del torrente Alli nell’Ag ri e quello del casale nel Pertusillo. (punti in cui è stato riscontrato anche tricloretilene). E i terreni? Dei 200 campioni analizzati nella zona ricadente proprio vicino ai pozzi di estrazione è «stata riscontrata una concentrazione di idrocarburi pesanti su dieci terreni, otto dei quali si trovano nel comune di Calvello». Infine, i risultati dimostrano «che il fiume Agri durante il percorso verso la diga peggiora nel tratto a valle dell’area industriale di Viggiano». Un quadro articolato, quindi, che secondo gli stessi ricercatori « necessita di attenzione». Se,. però, l’inquinamento resta un fattore preoccupante lo stesso non può dirsi per le patologie tumorali. Secondo gli ultimi studi del Dipartimento sanità della Regione, «l’area ha un rischio relativo standardizzato inferiore allo standard regionale». Tanto che nel distretto sanitario di Marsicovetere, sono stati registrati 163 casi di tumore tra i maschi e 138 tra le donne, mentre - sempre secondo gli ultimi dati - in regione si sono registrati 328 casi tra gli uomini e 234 tra le donne.
I TUMORI? MENO DELLE ALTRE ZONE
Nessun allarmismo, nessuna preoccupazione eccessiva. Dal 2002 Arpab e Metapontum Agrobios hanno portato avanti una costante attività di analisi dei fattori di inquinamento in Val d’Agri e presto sulla stessa direttrice di muoverà il Centro di monitoraggio ambientale.
Parola di amministratori. Di quei componenti della Giunta regionale, a cominciare dal presidente De Filippo, che ieri hanno tenuto una conferenza stampa proprio sul monitoraggio ambientale della Val d’Agri. Un incontro voluto per informare sulle cose fatte, ma anche per sgomberare il campo dagli allarmismi e dalle notizie non corrette. A cominciare da quelle su un presunto aumento delle patologie tumorali. «Io non voglio dare dati rassicuranti ma confermare il dato che abbiamo più volte trasmesso - sottolinea il presidente De Filippo - ossia che la Basilicata è agli ultimi posto nelle patologie tumorali rispetto agli altri dati nazionali». La Regione, però, nonostante i dati non allarmanti non intende sottovalutare il problema. Così ha stabilito di dotarsi, nei prossimi mesi, di un piano di sorveglianza sanitaria delle popolazioni che risiedono in zone interessate da estrazioni petrolifere. E lo farà come primo caso in Italia. In particolare, il piano approvato dalla Giunta regionale prevede un percorso, da ultimarsi ad ottobre, per la definizione delle principali linee d’intervento tra cui la raccolta dei dati su patologie tumorali ed emissioni derivanti dall’estrazione del greggio. Il tutto con l’obiettivo di tutelare la sicurezza della comunità lucana. «Al momento riguardo alla patologia oncologica siamo al di sotto della curva nazionale - sostiene l’assessore regionale alla Sanità, Antonio Potenza -è chiaro, però, che la curva è portata a salire mentre quella nazionale è portata a scendere. L’incontro tra le due curve è previsto nel 2010». Se il piano di sorveglianza sanitaria è un tassello, altrettanto importante, però, per gli amministratori regionali è la tutela dell’ambiente. Tanto che risulta assolutamente infondata la notizia del rilascio di nuove concessioni per l’estrazione petrolifera. «I tre pozzi ricadenti nel territorio del parco - commenta l’assessore regionale all’Ambiente, Vincenzo Santochirico - erano previsti da accordi precedenti all’istituzione dell’area protetta. Per gli altri permessi ricadenti nell’area del Parco la Regione non ha dato il via. Noi ci teniamo al parco ma se tarda a partire non è colpa nostra. Va, poi, detto che la tutela della salute viene prima delle attività economiche». Un impegno prioritario, quindi, che si con cretizzerà proprio nella realizzazione del Centro di monitoraggio ambientale, che sarà realizzato nella sede dell’Arpab, al termine di un bando di gara che prevede un finanziamento di 5, 2 milioni di euro. Precise e strategiche le attività che saranno svolte dal Centro e che prevedono la «creazione di una rete unitaria per l’acquisizione di tutti i database attualmente esistenti». «Abbiamo nominato la commissione di gara e speriamo per la fine della primavera di realizzare il centro di monitoraggio - continua l’assessore - Abbiamo dato mandato ad una commissione di docenti dell’ Università di creare la rete unitaria. Nulla è superfluo per accrescere il controllo e la sicurezza delle nostre comunità». L’intento dell’assessorato all’Ambiente, però, non è solo quello di controllare ma anche di rendere conoscibili i dati. «Non basta indagare, bisogna vigilare e rendere conoscibili i dati - aggiunge ancora Santochirico - Quando abbiamo avuto i casi di fiammata nell’area del Centro olii di Viggiano abbiamo immesso i dati in rete. Certo, siamo soddisfatti ma vogliamo anche estendere le indagini. Ad esempio l’acido solforico sta provocando particolare apprensione ma posso dire che l’Arpab sta estendendo indagini su questi elementi». Al di là delle cose da fare, però, la Regione vuole evidenziare soprattutto le cose fatte sino ad oggi in materia ambientale. Respingendo, tra l’altro, l’ipotesi che in questi anni il monitoraggio lo abbia fatto l’Eni. «E’ passato che in questa regione il monitoraggio lo abbia fatto l’Eni - precisa il presidente De Filippo - Non è vero , noi in tutta la Regione abbiamo 11 centraline per la qualità dell’aria, di cui 2 in Val d’Agri. Abbiamo speso 5 miliardi 5 milioni e 400mila euro». Tutto questo ha portato risultato perché ad oggi la situazione in Val d’Agri appsre sotto controllo. «E’ assolutamente sotto controllo» assicura il direttore dell’Arpab, Vincenzo Sigillito, anche se «la vera grande negatività è quella di non aver fatto prima quello che si sta facendo adesso per il progetto Tempa Rossa. Oggi il nostro grand tema è valutare lo stato di oggi con il pregresso».
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Non con i miei soldi. Non con i nostri soldidi don Marcello CozziParlare di pace in tempi di guerra è necessario, ma è tardi.
Non bisogna aspettare una guerra per parlarne. Bisogna farlo prima.
Bisogna farlo quando nessuno parla delle tante guerre dimenticate dall'Africa al Medio Oriente, quando si costruiscono mondi e società sulle logiche tiranniche di un mercato che scarta popoli interi dalla tavola dello sviluppo imbandita solo per pochi frammenti di umanità; bisogna farlo quando la “frusta del denaro”, come ...-->continua
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