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| Val d’Agri: ENI a WWF “Non toccheremo il parco” |
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11/02/2009 |
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Si è concluso ieri sera il sopralluogo del WWF in Val d’Agri, sopralluogo caratterizzato da un’attenta visita al centro oli di Viggiano, ad alcuni impianti estrattivi e da un articolato confronto con i dirigenti dell’ENI.
La delegazione del WWF, guidata dal Condirettore Generale Gaetano Benedetto, è stata accolta da una delegazione ENI guidata dal Responsabile Sostenibilità, dott.ssa Sabina Ratti e dall’Ing. Pietro Guarnieri responsabile del Distretto Meridionale. Nella visita il WWF ha preso atto non solo delle attività e tecniche di lavorazione svolte nel centro oli di Viggiano, ma anche dei sistemi di sicurezza adottati; in particolare per quanto riguarda l’idrogeno solforato l’ENI ha illustrato il sistema che consente i rilevamenti automatici e costanti e che fa scattare allarmi a soglie inferiori a quelle ritenute pericolose.
Dal sopralluogo però è emersa ancor di più la necessità di un monitoraggio pubblico, nei termini già previsti dall’accordo 1998 ENI Regione Basilicata, che possa consentire a chiunque di avere una visione completa ed oggettiva delle emissioni che realmente vengono prodotte. Nella visita ai pozzi il WWF ha preso visione delle tecniche di trivellazione, dei tempi di lavoro, delle modalità di rimozione del cantiere e di gestione dell’attività estrattiva secondo nuove modalità di interramento degli impianti.
A seguito dei sopralluoghi si è svolto un articolato confronto tecnico nel centro ENI di Viggiano, confronto a cui ha partecipato anche l’ing. Tavolini, Responsabile Sicurezza Ambiente Distretto Meridionale. In quella sede il WWF ha articolato e documentato le proprie osservazioni in merito alle autorizzazioni all’attività produttiva rilasciate dalla Regione Basilicata per tre pozzi interni al Parco Nazionale, che avevano già concluso l’iter di valutazione ambientale, e in merito alle nuove richieste di ricerca e prospezioni avanzate dall’ENI. Il WWF ha ribadito che i pozzi la cui messa in produzione è stata recentemente autorizzata dalla Regione Basilicata, pur rientrando tra quelli fatti salvi dal decreto istitutivo del Parco, necessitano di uno specifico nulla osta che potrebbe introdurre compensazioni ambientali sotto forma di prescrizioni, nulla osta che sarebbe di competenza del Parco ma che in assenza degli organi preposti deve essere rilasciato dal Ministero dell’Ambiente. Riguardo le attività di ricerca, ENI e WWF hanno condiviso che a tale proposito le prescrizioni di legge sono chiarissime e che quindi è da escludersi che queste possano avvenire in aree interne al Parco Nazionale.
In sintesi, riguardo il Parco Nazionale della Val d’Agri, l’ENI ha rassicurato il WWF che fatti salvi i pozzi già esistenti, non ci saranno altre attività che insisteranno all’interno dell’area protetta.
Una parte dell’incontro è stata quindi dedicata alla discussione sulle compensazioni ambientali. A tale proposito il WWF ha sottolineato come tale tema debba essere assunto come prioritario dalla regione Basilicata il cui rapporto con le aziende petrolifere non può basarsi esclusivamente sul riconoscimento delle royalities. Già alcuni mesi fa ENI e Shell avevano sottoposto al WWF le evidenze di uno studio sugli impatti delle attività estrattive sulla biodiversità commissionato all’Università degli Studi di Basilicata. Il WWF ha ribadito nell’incontro l’auspicio che lo studio divenga immediatamente disponibile e possa concorrere all’analisi di scenario ed allo sviluppo di un piano di area vasta che venga realizzato con la piena partecipazione della Regione e del parco.
Proprio oggi infatti il WWF ha inoltrato al Presidente della Regione Basilicata, Vito De Filippo, una richiesta urgente di incontro per affrontare le problematiche dovute ai ritardi dell’applicazione dell’intesa con l’ENI del 1998, la questione dell’utilizzo delle royalites riconosciute dall’ENI, le questioni relative alle compensazioni ambientali.
L’obiettivo del WWF è quello di ottenere un piano di area vasta che salvaguardi l’ambiente bilanciando le attività industriali legate all’estrazione petrolifera innescando attraverso percorsi di partecipazione delle comunità locali e dei diversi attori sociali ed economici, prospettive per uno sviluppo economico ed occupazionale che a lungo termine possa risultare più duraturo che non lo sfruttamento dei giacimenti che, per ammissione stessa dell’ENI, avranno una durata valutabile in una trentina d’anni.
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Non con i miei soldi. Non con i nostri soldidi don Marcello CozziParlare di pace in tempi di guerra è necessario, ma è tardi.
Non bisogna aspettare una guerra per parlarne. Bisogna farlo prima.
Bisogna farlo quando nessuno parla delle tante guerre dimenticate dall'Africa al Medio Oriente, quando si costruiscono mondi e società sulle logiche tiranniche di un mercato che scarta popoli interi dalla tavola dello sviluppo imbandita solo per pochi frammenti di umanità; bisogna farlo quando la “frusta del denaro”, come ...-->continua
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