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| A Moliterno chiude la rassegna il fuoco e le ceneri |
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11/02/2009 |
| | “Un corpo è sempre rivoluzionario perché rappresenta l’incodificabile. E’ in esso che viviamo le situazioni codificate vecchie e nuove, rendendole instabili e scandalose…La mafia per esempio è esecrabile nel momento in cui il suo vertice si confonde con il potere centrale, ma là dov’è decentrata, e in basso, non sembra affatto esecrabile. Un picciotto fa una cattiva scelta, va bene, ma quale alternativa a tale scelta? Essere buon cittadino di che paese?”.Parole durissime, provocatorie , ma con un loro fondo di sensatezza. Sono di Pier Paolo Pasolini, le rilasciò in un’intervista del 1970 a Tommaso Anzoino. Quelle parole le ritroviamo ne “La voce di Pasolini” di Matteo Cerami e Mario Sesti, un docu-film che porta sullo schermo la lingua pasoliniana con la voce di Toni Servillo (in questo momento l’attore italiano più premiato e riverito) e una selezione di immagini inedite ripescate dall’Archivio Audiovisivo del Mondo Operaio e dalla Cineteca di Bologna. “La voce di Pasolini”, che chiude la rassegna “Il fuoco e le ceneri”, verrà presentato da oggi fino 23 febbraio nella Bibliomediateca Giacomo Racioppi (proiezioni ore 10.00 e 16.30). I due autori, Cerami e Sesti, sono stati abili nel selezionare sequenze che trovano corrispondenza con la parlata dialettale e i piccoli poemi di piccole realtà. Immagini che in fondo permettono di ripercorrere, attraverso la forma e l’aspetto dei corpi e dei volti, la storia di un paese, disperatamente amato ed odiato, dal dopoguerra ai ruggenti e terribili anni settanta. “La voce di Toni Servillo - spiegano Cerami e Sesti – che si è messo al nostro servizio con una docilità sconosciuta ad altri attori, accompagna inquadrature di civiltà e distruzione, di povertà secolare e sorda opulenza, di città e paesaggi come se fosse lo stesso autore, prima degli altri, a trasalire per l’ineluttabilità di un cataclisma il cui orrore è l’unico a scrutare i dettagli”.”La voce di Pasolini” è uno di quei film in cui è difficile non riconoscersi e dove è possibile rintracciare tutta la tensione etica e formale della lingua di Pier Paolo Pasolini. |
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Non con i miei soldi. Non con i nostri soldidi don Marcello CozziParlare di pace in tempi di guerra è necessario, ma è tardi.
Non bisogna aspettare una guerra per parlarne. Bisogna farlo prima.
Bisogna farlo quando nessuno parla delle tante guerre dimenticate dall'Africa al Medio Oriente, quando si costruiscono mondi e società sulle logiche tiranniche di un mercato che scarta popoli interi dalla tavola dello sviluppo imbandita solo per pochi frammenti di umanità; bisogna farlo quando la “frusta del denaro”, come ...-->continua
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