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| 16 anni al moldavo che uccise Rocco Trivigno |
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7/02/2009 |
| Omicidio volontario, sotto il profilo del dolo eventuale. Per questa accusa è stato condannato a 16 anni di reclusione Ignatiuc Vasile, operaio moldavo che nel luglio scorso, al volante di un furgone rubato, provocò un incidente a Roma, causando la morte di uno studente universitario, Rocco Trivigno, e il ferimento di altre tre persone.
Il pubblico ministero Nicola Maiorano, in sede di requisitoria, aveva chiesto 22 anni di reclusione. Ma i giudici della III corte d’assise, concedendo a Vasile le attenuanti generiche prevalenti sulle aggravanti, hanno ridotto di fatto la pena poi comminata. L'incidente avvenne all’incrocio tra via Nomentana e viale Regina Margherita, dove a fine maggio 2008, un italiano senza patente aveva travolto e ucciso due fidanzati che erano a bordo di uno scooter. Nell’impatto del 18 luglio perse la vita Trivigno. Appena arrivato nella Capitale dalla Basilicata per studiare chimica, 20 anni, insieme con altri due conoscenti, che rimasero feriti, quella sera stava tornando a casa. Nell’occasione fu coinvolta anche un’altra vettura il cui conducente risultò guaribile in 40 giorni.
Polemiche si sollevarono perché nei confronti di Vasile era attivo un provvedimento di espulsione, che però era stato sospeso per lo stato di gravidanza della moglie. L'immigrato era accusato anche di ricettazione e lesioni gravi. La difesa del moldavo aveva chiesto la derubricazione della fattispecie principale in omicidio colposo. Ieri Vasile, durante le dichiarazioni spontanee aveva chiesto scusa alla famiglia Trivigno sostenendo di non ricordare molto dell’incidente: "Mi dispiace tanto perché ha perso la vita un ragazzo che aveva tutta la vita davanti. Ma anche io mi ritrovo con la vita rovinata perché non potrò crescere la mia bimba".
La difesa ha sempre insistito sul fatto che il moldavo non sapesse che il furgone era rubato. Un suo connazionale glielo aveva dato in prestito, a fronte di un piccolo versamento in denaro. Nel cercare di sfuggire al controllo della polizia, perché senza patente, però ha provocato una tragedia.
La Gazzetta del Mezzogiorno |
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Non con i miei soldi. Non con i nostri soldidi don Marcello CozziParlare di pace in tempi di guerra è necessario, ma è tardi.
Non bisogna aspettare una guerra per parlarne. Bisogna farlo prima.
Bisogna farlo quando nessuno parla delle tante guerre dimenticate dall'Africa al Medio Oriente, quando si costruiscono mondi e società sulle logiche tiranniche di un mercato che scarta popoli interi dalla tavola dello sviluppo imbandita solo per pochi frammenti di umanità; bisogna farlo quando la “frusta del denaro”, come ...-->continua
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