La crisi del settore auto vale da sola una contrazione dello 0,4% del Pil italiano. Il calcolo è dello Svimez che ha condotto una simulazione partendo dalla previsione dell’amministratore delegato della Fiat, Sergio Marchionne, secondo cui senza interventi correttivi la produzione nazionale potrebbe scendere del 20%. Elemento particolare dello studio è la misura degli effetti sia diretti, che riguardano la filiera automotive, che indiretti, quelli cioè che vanno direttamente a incidere sul potere d’acquisto delle famiglie. Nessuna regione sarebbe risparmiata dalla mannaia con un impatto particolarmente pesante sul Pil di Basilicata (-1,9%) e Piemonte (-1,8%). Duro anche il colpo per Abruzzo (-1,1%) e Molise (-1%). Sopra la media nazionale anche la perdita di Pil in Puglia (-0,5%), Campania (-0,6%) e Lombardia (-0,6%).
La simulazione segnala andamenti uguali alla media nazionale nel Lazio, in Veneto e in Trentino. Subirebbero una contrazione dello 0,3% Sicilia, Toscana, Friuli e Liguria. Per Valle d’Aosta, Umbria e Marche la limatura si fermerebbe allo 0,2%. Sardegna e Calabria, le più fortunate, pagherebbero con una contrazione del Pil limitata allo 0,1%.
Sul fronte occupazionale Svimez calcola che le unità di lavoro perse a livello nazionale sarebbero 98.000, di cui 77.000 tra i soli dipendenti. Le regioni più penalizzate sarebbero il Piemonte (-24.000 posti di lavoro), la Lombardia (-19.000), l’Emilia Romagna (-9.100), la Campania (-8,500), il Veneto (-6.000), il Lazio (-5.600), la Puglia (-4.700), la Toscana (-4.000), la Basilicata (-2.400) e la Sicilia (-2.300). A livello circoscrizionale, dopo il Nord-Ovest, sarebbe il Sud l'area più colpita, con una perdita di 24.000 posti di lavoro, di cui quasi 19.000 dipendenti.
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